La distinzione tra morale e convenzionale in vecchiaia

Secondo molti psicologi sperimentali, la capacità di distinguere tra norme morali e norme convenzionali è una capacità essenziale dell’essere umano, presente già nel bambino piccolo. Seppur oggetto di indagine di centinaia di ricerche, nessuno sinora si era chiesto se tale capacità si conservasse con l’invecchiamento dell’individuo. A colmare questa lacuna è uno studio da me condotto, recentemente uscito su Cognitive Development.

Prima di riportare i risultati principali dello studio, sarà utile chiarire cosa si intende per ‘norma morale’ e ‘norma convenzionale’. Secondo alcuni autori, in molti casi le persone trattano in maniera diversa le due classi di norme (Turiel, 2002). Ad esempio, ‘picchiare il compagno di banco senza un ragione precisa’ è un chiaro esempio di violazione di una norma morale. Diversamente, ‘indossare il pigiama a scuola’ viola una convenzione sociale (quella che, appunto, prescrive di indossare abiti appropriati al contesto sociale).

Se chiediamo a un ragazzo se sia ancora sbagliato picchiare i compagni di classe dopo che la maestra e la scuola hanno dato il permesso di farlo, egli risponderà in maniera affermativa, che è in ogni caso sbagliato fare del male al prossimo per un proprio capriccio. Se invece gli chiediamo se sia sbagliato indossare il pigiama nel caso in cui il pigiama sia previsto dal regolamento della scuola o comunque sia l’abito da tutti solitamente indossato, il ragazzo risponderà che, a queste condizioni, non è sbagliato indossare il pigiama.

In altre parole, le norme morali sono per lo più ritenute universali e indipendenti da ciò che l’autorità o il comportamento comune prescrivono: anche se tutti si comportano in maniera ingiusta o la legge dello Stato prescrive l’ingiustizia, rimane moralmente scorretto comportarsi in maniera ingiusta. Diversamente, le norme convenzionali sono appunto frutto di convenzioni che, come tali, possono essere riviste o variare a seconda del contesto storico e culturale. In questo senso, le norme convenzionali sono permeabili rispetto a quanto l’autorità sancisce o al comportamento comune: se tutti indossano il pigiama per andare al lavoro o l’azienda prevede che i lavoratori indossino il pigiama, allora indossare il pigiama non è scorretto.

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Nonostante esista ormai un numero discreto di studi sul giudizio morale nell’anziano, alcuni dei quali da me condotti (Margoni et al., 2018, 2019), buona parte dei quali coerenti con l’idea che durante l’invecchiamento il ragionamento tende a irrigidirsi, ovvero a diventare meno flessibile e meno attento ai dettagli di contesto forniti rispetto alla situazione morale da giudicare, sorprendentemente nessuno aveva ancora indagato la capacità di distinguere tra norme morali e norme convenzionali.

Ho così chiesto a un gruppo di giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 36 anni, a un gruppo di giovani anziani tra i 65 e i 77 anni e a un gruppo di anziani tra i 75 e i 98 anni di valutare una serie di casi di violazione di norme morali e convenzionali. In particolare, ho chiesto loro di giudicare quanto ritenevano queste violazioni scorrette e punibili, ma soprattutto se tali azioni, secondo loro, rimanevano scorrette nel caso in cui un’autorità rilevante nel contesto avesse dato il permesso a comportarsi così o se così si fosse comunque comportata la maggior parte delle persone.

Buona parte dei partecipanti ha distinto i casi di violazione morale da quelli di violazione convenzionale, giudicando la violazione morale scorretta in ogni caso ma quella convenzionale non necessariamente scorretta nel momento in cui cambiano le informazioni sul contesto (l’autorità dà il permesso oppure tutti si comportano così).

I risultati della ricerca hanno però messo in luce differenze significative tra i gruppi rispetto al grado con cui era operata la distinzione tra norme. In particolare, la distinzione tra norme è risultata essere significativamente meno netta negli anziani appartenenti al gruppo con età compresa tra i 75 e i 98 anni che nei giovani adulti. E questo perché gli anziani, rispetto ai giovani, tendevano a condannare con più severità i casi di violazione convenzionale e, soprattutto, a giudicare le norme convenzionali come indipendenti dalle prescrizioni dell’autorità o dal comportamento comune. Non importa cosa dice l’azienda o cosa fa la maggior parte dei lavoratori, indossare il pigiama al lavoro rimane un comportamento scorretto!

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In sostanza, negli anziani la distinzione tra norme morali e norme convenzionali sarebbe più sfumata di quanto non sia nella mente del giovane. E la maggiore propensione dell’anziano rispetto al giovane a condannare la violazione della norma convenzionale indipendentemente dalle informazioni di contesto risulterebbe coerente con quanto suggerito da alcune ricerche precedenti, che all’invecchiamento si accompagni una maggiore severità e una minore flessibilità e attenzione alle informazioni di contesto nel giudizio morale.

Francesco Margoni, Ph.D.

Bibliografia minima:

  • Margoni, F., Geipel, J., Hadjichristidis, C., & Surian, L. (2018). Moral judgment in old age: Evidence for an intent-to-outcome shift. Experimental Psychology, 65, 105–114. https://doi.org/10.1027/1618-3169/a000395.
  • Margoni, F., Geipel, J., Hadjichristidis, C., & Surian, L. (2019). The influence of agents’ negligence in shaping younger and older adults’ moral judgment. Cognitive Development, 49, 116–126. https://doi.org/10.1016/j.cogdev.2018.12.002.
  • Turiel, E. (2002). The culture of morality: Social development, context, and conflict. Cambridge: Cambridge University Press.

Lo studio:

Margoni, F. (2020). The distinction between morality and convention in older adults. Cognitive Development, 53, 100840.

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