Aspetti evolutivi del pensiero ecologico

Riscaldamento globale, inquinamento acustico e atmosferico, scarsità d’acqua, perdita di biodiversità, sono solo alcuni tra i molti problemi ambientali che minacciano lo sviluppo ecosostenibile del nostro pianeta. Molti di questi problemi dipendono da decisioni e comportamenti umani. Forse, allora, nel tentativo di generare un’inversione di rotta, e, ad esempio, pianificare interventi educativi per le nuove generazioni o favorire un cambiamento culturale rispetto ai temi dell’ambiente, può essere utile capire come le persone ragionano e come il loro ragionamento si sviluppa nei primi anni di vita.

Quali sono le basi innate su cui poggia la nostra valutazione morale? Quali sono i processi mentali che caratterizzano il nostro pensiero ecologico? Verso quali risposte o soluzioni siamo naturalmente o intuitivamente predisposti e verso quali dobbiamo invece ragionare con maggiore attenzione o calcolo? Certamente, la questione morale fondamentale a cui dovremmo presto e in maniera coordinata fornire una risposta è: Dobbiamo considerare gli altri animali, le piante, i luoghi naturali e in generale l’ecosistema come oggetti degni del nostro rispetto morale? Se sì, in che misura?

Rispetto a questo, esistono principalmente due modi di estendere l’etica alla natura: l’antropocentrismo e il biocentrismo. Per il primo, la natura deve essere rispettata e preservata perché fare ciò serve innanzitutto gli interessi dell’essere umano. Per il secondo, la natura deve essere rispettata e preservata in virtù del suo valore intrinseco. Il pensiero biocentrico può derivare dal desiderio di non fare del male ad altri essere senzienti (in maniera diretta o indiretta, ad esempio attraverso l’inquinamento), oppure dal desiderio di non violare la sacralità e la purezza della natura.

Come si sviluppa nel bambino il pensiero morale ed ecologico? L’opinione corrente tra gli psicologi evolutivi è che il ragionamento biocentrico, così come esso emerge nelle giustificazioni offerte dai bambini rispetto ai propri giudizi morali su diversi casi di danno all’ambiente, compare relativamente tardi, verso i dieci anni, e comunque dopo l’acquisizione di un ragionamento di tipo antropocentrico (Hussar & Horvarth, 2011; Kahn & Laurenco, 2002; Kortenkamp & Moore, 2009).

Un recente studio sullo sviluppo della preferenza per il biocentrismo in bambini in età prescolare, condotto dai ricercatori dell’Università di Trento Francesco Margoni e Luca Surian, sembrerebbe tuttavia suggerire una precoce anche se ancora debole sensibilità alla visione biocentrica. Lo studio è pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Environmental Psychology, ed è disponibile on-line.

Gli autori hanno indagato come un gruppo di bambini di cinque anni valutava la qualità morale di azioni che causavano come effetto secondario un danno o un beneficio ecologico, motivate da intenzioni biocentriche (agisco nel rispetto della natura) o antropocentriche (agisco nel rispetto di alcuni interessi umani). Da studi precedenti, sappiamo che i bambini, a partire dai cinque anni, valutano la qualità morale delle azioni e degli individui considerando più le intenzioni che motivano l’azione che le conseguenze di quest’ultima (Cushman et al., 2013; Margoni & Surian, 2016, 2017). Per tanto, è possibile ipotizzare che a cinque anni i bambini abbiano per lo meno le risorse cognitive sufficienti per essere in grado di porre attenzione a intenzioni che rispecchiano il rispetto di diversi tipi di principi morali e che siano cognitivamente capaci di preferire un tipo di intenzione rispetto ad un altro.

Gli autori hanno trovato un piccolo ma significativo effetto il quale suggerirebbe la presenza di un’emergente sensibilità alla visione biocentrica. Nel valutare quanto un individuo merita di essere ricompensato per le sue decisioni, i bambini hanno risposto che quando le sue decisioni portano a un beneficio per l’ambiente naturale, queste sono maggiormente premiabili quando motivate da un’intenzione biocentrica piuttosto che antropocentrica. Agire virtuosamente nei confronti della natura, per tanto, è giudicato più degno di essere premiato quando a muovere l’azione è il rispetto per la natura stessa.

Si tratta di un primo risultato a cui dovranno seguire altri studi in grado di rafforzarne ed estenderne le conclusioni, che, in ogni caso, si qualifica per la sua rilevanza in ambito teorico ed educativo. Se è, come lo è, fondamentale educare le nuove generazioni al rispetto dell’ecosistema, è di conseguenza necessario indagare sperimentalmente come viene acquisito il pensiero ecologico durante l’infanzia, studiare cosa i bambini possono naturalmente o intuitivamente comprendere, quali principi o euristiche guidano le loro valutazioni morali e quali meccanismi permettono lo sviluppo del ragionamento sulle questioni ecologiche.

Lo studio:

Margoni, F., & Surian, L. (2017). The emergence of sensitivity to biocentric intentions in preschool children. Journal of Environmental Psychology, 52, 37-42. Https://doi.org/10.1016/j.jenvp.2017.05.005 Link: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0272494417300713

Bibliografia minima:

  1. Cushman, F., Sheketoff., R., Wharton, S., & Carey, S. (2013). The development of intent-based moral judgment. Cognition, 127, 6-21.
  2. Hussar, K. M., & Horvath, J. C. (2011). Do children play fair with mother nature? Understanding children’s judgments of environmentally harmful actions. Journal of Environmental Psychology, 31, 309-313.
  3. Kahn, P., & Lourenco, O. (2002). Water, air, fire, and earth: A developmental study in Portugal of environmental moral reasoning. Environment and Behavior, 34, 405-430.
  4. Kortenkamp, K. V., & Moore, C. F. (2009). Children’s moral evaluations of ecological damage: The effect of biocentric and anthropocentric intentions. Journal of Applied Social Psychology, 39, 1785-1806.
  5. Margoni, F., & Surian, L. (2016). Explaining the U-shaped development of intent-based moral judgments. Frontiers in Psychology, 7, 219.
  6. Margoni, F., & Surian, L. (2017). Children’s intention-based moral judgments of helping agents. Cognitive Development, 41, 46-64.

Image credits: Shutterstock

 

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