Filosofia pura della guerra

Filosofia pura della guerra è un libro di Giangiuseppe Pili recentemente uscito per i tipi di Aracne. Si tratta di un lavoro che indaga i fondamenti della guerra e della pace da un punto di vista filosofico. L’autore è dottorando in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Ha già pubblicato altri lavori su argomenti legati al tema della guerra. Il libro è partizionato in quattro sezioni maggiori, Metafisica della guerra, Epistemologia della guerra, Teoria pura della guerra, Dentro e fuori la guerra. Ogni capitolo è scritto in modo autonomo, ma non indipendente dagli altri, in modo che il lettore possa costruirsi il suo personale percorso all’interno di quello che l’autore stesso ha definito “un universo”.

La sfida del libro consiste nel “parlare con chiarezza”, richiamandosi esplicitamente a Ludwig Wittgenstein, filosofo austriaco del XX secolo e uno dei padri della filosofia analitica. L’autore porta alla luce un problema generale delle analisi filosofiche sulla guerra: esse sono quasi sempre impegnate moralmente o ideologicamente e non considerano neppure il problema di un approccio scientifico, cioè disinteressato rispetto a questioni ideologiche o etiche. In questo l’autore si richiama al principio kantiano, secondo cui la ricerca deve essere obiettiva e condotta con tutto il rigore e l’estensione necessari. Eppure proprio il rigore e l’obiettività sono i principali limiti storici delle analisi filosofiche sulla guerra, così sostiene Pili.

Si potrebbe dire che il libro si fonda su un paradosso: da un lato, esso considera la guerra come un universo, da un altro lato esso vuole solamente parlare di ciò che si può dire con chiarezza. Ma come tenere insieme queste due esigenze? L’autore esplicitamente rifiuta la possibilità di esaurire l’argomento e difende l’idea che tentare di descrivere la totalità sia sostanzialmente impossibile. Appunto perché al di là di ciò che si può dire con chiarezza. La prima parte del libro cerca di mettere in luce tutto ciò che può essere considerato parte della guerra da un punto di vista metafisico. Mentre nella seconda parte si considera il ruolo della conoscenza all’interno dei problemi della guerra. Nella terza parte l’autore indaga la natura della logica pura della guerra, cioè le leggi della strategia, i principi del conflitto armato e la loro dinamica. Inoltre, l’autore individua il volto unificante delle nuove forme di guerra, definite “guerre epistemiche” perché incentrate sulla conoscenza, intesa come scopo e mezzo della guerra.

Nell’ultimo capitolo l’autore, come già Martin Van Creveld autore di A Culture of War, esperto israeliano di guerra e storia militare, tenta una analisi storica e culturale della guerra, considerando che l’Occidente è sempre stata una società guerriera e lo è ancora oggi. Infine, viene avanzata una prospettiva pacifista, fondata a livello interstatale sulla posizione di Immanuel Kant e a livello intrastatale su un “idealismo democratico”, che l’autore cerca di caratterizzare come dotato di una sua plausibilità programmatica e pragmatica. La guerra è ormai una condizione sempre più quotidiana. Psicologia e neuroscienze, nelle loro varie forme, indagano una molteplicità di problemi che considerano aspetti primari e secondari della guerra. In Brainfactor abbiamo già recensito l’ottimo libro di Jonathan Moreno, Mind Wars: Brain Science and the Military in the 21st Century, il quale analizza le connessioni tra le ricerche neuroscientifiche e la guerra, considerate anche dall’autore.

Il libro di Pili può aiutare ad illuminare parti rimaste relativamente poco indagate. Esso fornisce una stringente analisi della definizione di guerra, che può aiutare gli psicologi ad inquadrare meglio ciò che è causato dalla guerra e cosa no. Inoltre, il quinto capitolo indaga estensivamente le cause della guerra, incentrate nel conflitto di interessi, nella divergenza dei modi attraverso cui raggiungerli e nella diversità delle visioni del mondo degli individui e delle società. Questa analisi può invitare una verifica empirica di alcune tesi che l’autore tratta esclusivamente in via filosofica. Infine, un altro campo fertile aperto dal libro è costituito dal ruolo della conoscenza in contesti di guerra. Anche qui l’autore assume alcune premesse senza portare prove quantitative o dati di laboratorio. Ad esempio, sarebbe utile scoprire quanto i decisori siano razionali, seppure lo sono, come è utile sapere con precisione il livello dell’impatto emotivo reale sui decisori in condizioni di conflitto. Pili fornisce una teoria che può essere vagliata dall’indagine empirica.

Sicché il libro conserva le croci e le delizie delle analisi filosofiche: anche quando porta chiarezza, esso non porta dimostrazioni empiriche e specifiche per i campi di analisi o, almeno, esse non si configurano come sufficienti ad una analisi scientifica in senso stretto. In conclusione, Filosofia pura della guerra è un libro sostanzialmente unico nel suo genere. Esso sfida non soltanto il lettore, il senso comune e molte delle intuizioni correnti sui temi considerati, ma provoca l’intera comunità scientifica, invocando una rinnovata disposizione verso una ricerca razionale di ciò che è stato solamente un insieme vasto, ma affatto sistematico, di ricerche. La sfida di Pili, dunque, vuole essere qualcosa di più di una semplice analisi a tavolino: riprendendo Wittgenstein, vuole essere la scala che conduce ad una vetta più ampia di chi ha dovuto prima di tutto costruire la scala per sé e per gli altri.

Image credits: Shutterstock

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