Il profilo del riconvertito in regime detentivo: criticità e prospettive di intervento

Abstract

L’emergenza contemporanea che attraversa e devasta la nostra società, quella del terrorismo internazionale, ha una radice profonda nell’insieme di relazioni che si creano all’interno del regime detentivo. L’attenzione di chi è deputato a porre in essere dottrine preventive dovrebbe essere quindi rivolta al sistema carcere, con una particolare attenzione ai profili dei riconvertiti e degli Imam autoproclamati.

Key words: terrorismo internazionale, Imam, prevenzione, reclutamento, carcere, riconvertito.

The contemporary emergency that crosses and devastates our society, international terrorism, has a profound root in the set of relationships created within the detention regime. The attention of the researchers deputed to develop the preventive doctrines should be addressed to the prison system, with a particular attention to the profiles of the reconverted and the self-proclaimed Imams.

Key words: international terrorism, Imam, prevention, recruitment, jail, reconverted.

1.1.Introduzione

Il focus di chi detiene il mandato accademico-istituzionale relativo alla ricerca, al monitoraggio e alla predisposizione dei protocolli operativi sul fenomeno del proselitismo radicalizzante deve necessariamente essere orientato al luogo dove questo principalmente origina e prolifera: il carcere; in questo micro-mondo, il radicalizzante individua, recluta, indottrina e arruola quello che diventerà un terrorista.

Il presente studio si occupa della disamina delle fattezze ascrivibili a chi è suscettibile di detta procedura e a chi la attua, al fine di fornire gli strumenti per predisporre un intervento mirato e concreto, operazione che senza una profonda conoscenza dell’ambiente intra-murario non può essere adeguatamente generata e conseguentemente posta in essere.

Ci si soffermerà sostanzialmente su tre fasi: la prima relativa al vissuto pre-carcerario del riconvertito, la seconda inerente a quelle che sono le specificità emergenti durante il contesto detentivo e la terza mirante a produrre le soluzioni adottabili.

1.2 Il Profilo del Riconvertito

Il passaggio all’Islam avviene principalmente da parte di individui di altre religioni o che si dichiarano atei, agnostici, etc.; tale pratica viene generalmente descritta come una conversione di natura primaria, mentre la procedura di riconversione che genera un radicalizzato riconvertito riguarda un elemento cresciuto/educato come un Musulmano, che però all’esterno non rispettava i dettami religiosi e che, in seguito alla sua condotta illecita, è sottoposto a un procedimento penale e quindi conseguentemente ristretto all’interno di un istituto detentivo. Questo è il profilo di indagine principalmente considerato in questa ricerca.

Il soggetto promotore è in linea generale descrivibile come un singolo strutturato: con questo termine si delinea un profilo con connotati di adeguatezza generale, adattabilità alle varie situazioni, intelligenza non limitata, discreta cultura religiosa e soprattutto un altissimo carisma e ascendente che lo pongono in una condizione di superiorità nei confronti degli altri reclusi.

Il ristretto reclutabile, che poi diventerà il riconvertito oggettivato nella presente trattazione, si configura come segue:

  • ha un livello intellettivo non particolarmente distinguente.
  • Ha utilizzato all’esterno sostanze stupefacenti e alcool, non rispettando quindi i dettami Coranici.
  • Ha frequentazioni e commistioni, sempre in libertà, con pregiudicati occidentali.
  • Ha una bassa scolarizzazione.
  • Presenta un’acriticità di pensiero rintracciabile soprattutto nel profilo religioso.
  • Solitamente appartiene a seconde o terze generazioni di ex-emigrati, diventati (o venuti al mondo) cittadini con la nazionalità del Paese un tempo ospitante. Come espresso in altre ricerche, si evidenzia un profondo contrasto tra la famiglia di origine (di prima generazione) e il contesto sociale occidentale nel quale l’individuo interagisce. In caso di una piena osservanza dei dettami religiosi, l’individuo non incorrerà in problemi giudiziari, mentre in presenza di un conflitto familiare, sarà preda all’esterno e all’interno del carcere di chi, sfruttando l’insegnamento dalla convenzione religiosa Islamica (per esempio quando si utilizzano alcool e droghe e conseguentemente si arriva alla commissione di reati minori, principalmente di spaccio) porrà in essere un processo di riconversione religiosa su base radicale, radicalizzante e finalizzata alla commissione di atti terroristici.
  • E’ un recluso che all’interno della struttura detentiva deve agire una condotta riparativa, sia ben chiaro non in termini di quanto previsto dall’Ordinamento, ma dal punto di vista del reclutatore, attraverso un percorso di indottrinamento e radicalizzazione che lo allontanerà dai contegni legalmente disfunzionali generanti la condanna (per il radicalizzante con una motivazione religiosa) per portarlo in seno all’azione terroristica.

1.3 Criticità e Proposte Operative

Si consideri la chiara evidenza del trovarsi a interagire con due profili criminologici assolutamente distinti e, inizialmente, distanti: quello del reclutatore e quello del reclutato. Il primo è, come enunciato, altamente strutturato, socialmente competente e indubitabilmente con delle fattezze che lo portano a emergere come leader sul gruppo. Il riconvertito è invece tendenzialmente limitato, anche socialmente, e si trova a rapportarsi con chi è sicuramente capace di condizionarlo sotto molti aspetti, fino ad arrivare alla criticità del completamento del processo di radicalizzazione.

Le dinamiche personologiche ascritte alle due categorie individuate sono, come sottolineato, sempre su livelli differenti, ma si miscelano all’interno delle carceri generando evidenti disfunzionalità. La domanda, essenziale, da porsi è la seguente: “come interagiscono?” Le modalità sono naturalmente configurabili nel vissuto quotidiano proprio del regime penitenziario e, come soluzione abbastanza evidente, ci sarebbe quella della separazione fisica tra queste tipologie di detenuti che, ovviamente, dovrebbero essere preventivamente individuate (compito assolutamente non semplice, richiedente un’altissima formazione e specializzazione).

Inoltre, un altro elemento è sicuramente da segnalare: la superiorità del reclutatore si dimostra anche per quel ruolo di Imam autoproclamato che investe chi pratica il proselitismo attraverso un ufficio che non gli appartiene; l’indottrinamento non avviene più su base squisitamente personale, propria del mero affiancamento detentivo, ma si realizza soprattutto su un piano relazionale che si trasforma da conviviale-amicale (così come si osserva generalmente tra detenuti) a gerarchico (da orizzontale a verticale).

Il reclutatore e il reclutato non sono più compagni di cella o di sezione, ma diventano Imam e fedele (e, si ricordi, quest’ultimo recluso perché peccatore in quanto utilizzava droga e alcool), con la funzione dell’Imam che non si esaurisce al momento della preghiera, ma che diventa una presenza costante nella vita del potenziale reclutato, che percepisce sempre di più il reclutatore come un’autorità investita di un mandato religioso che lo deve riportare sulla retta via, arrivando quindi a non considerarlo più come un altro detenuto, ma come una guida che, addirittura, trascende anche quelle che sono le specifiche proprie di tutti gli operatori istituzionali presenti nelle carceri, della Magistratura di Sorveglianza e, in generale, della totalità degli organi propri dello Stato di diritto.

Al reclutato si associa una funzione di bassa competenza delinquenziale, e questo si configura soprattutto in ambito Isis, gruppo terroristico che compie atti terroristici solitamente estemporanei, dove la professionalità criminale è limitata e destrutturata (si pensi ai camion contro la folla o agli accoltellamenti casuali), mentre tale profilo è scarsamente configurabile nella cerchia di Al Qaeda, al cui interno è invece richiesta una maggiore formazione (anche in ambito religioso), la cui struttura è simil-militare e gli atti terroristici perpetrati sono assolutamente articolati e richiedenti abilità nell’utilizzo delle armi e nell’addestramento.

Non ci si faccia ingannare dall’apparentemente minore impatto criminale: chi commette atti occasionali genera sulla popolazione un livello di terrore uguale o addirittura superiore, visto che riesce a trasmette il messaggio che tutti possano essere colpiti, sempre e comunque, e nelle normali attività quotidiane. Il riconvertito è inoltre funzionale all’organizzazione terroristica perché con il suo vissuto delinquenziale precedente alla carcerazione mette a disposizione una rete di contatti utili alla commissione degli atti terroristici, anche ai fini del reperimento di materiale necessario all’organizzazione come supporto logistico (armi, mezzi di trasporto, documenti falsi, telefoni cellulari/utenze telefoniche, etc.).

Appare evidente, come ampiamente enunciato anche in precedenti ricerche, come il ruolo dell’Imam autoproclamato a guida religiosa radicalizzante sia assolutamente da proscrivere. Altresì, la sancita libertà di culto dovrebbe essere realizzata da Imam istituzionali e assolutamente distanti da profili radicalizzanti, avendo sempre ben in mente che la pratica religiosa è parte attiva del trattamento penitenziario che deve essere gestita (come da Costituzione e Ordinamento Penitenziario) esclusivamente da personale istituzionale, non quindi da detenuto su detenuto, anche per non porre un recluso in una posizione di superiorità nei confronti degli altri.

1.4 Conclusioni

I contributi descrittivi prodotti, unitamente alle relative soluzioni proposte, costituiscono un’elevatissima criticità accompagnata da una logica procedura d’intervento perfettamente ascrivibile alla problematica in esame. Si noti come la disfunzionalità legale iniziale, tradotta nei crimini riferibili all’utilizzo di sostanze (droga e alcool) sia considerata tale sia da normativa dell’Ordinamento, sia dal reclutatore intramurario. Ovviamente, l’intervento dello Stato sulla persona privata della libertà mira a una giusta correzione e rieducazione, mentre chi radicalizza arriva a esercitare una terribile e costante pressione sulla persona, che poi potrebbe cedere, arrivando ad abbracciare la logica del terrore.

L’individuazione dei soggetti suscettibili di reclutamento, del reclutatore radicalizzante, la loro totale separazione fisica (con assoluto divieto di incontro e scambio su tutti i livelli) e soprattutto la più volte richiamata eliminazione della possibilità di divenire Imam autoproclamati (e quindi guide interne alla preghiera aventi una posizione di superiorità sugli altri ristretti) appaiono al momento le uniche misure adottabili.

Marco Soddu, Ph.D., Ma

Note

  1. Soddu, M., Terrorismo, Pericolosità Sociale e Recidiva. Pisa: Pacini Giuridica, 2016.

  2. Soddu, M., L’Imam e la Pratica Islamica in Ambito Carcerario – Una Proposta Operativa contro la Radicalizzazione. Brainfactor, from https://www.brainfactor.it/?author=322, 2018.

Bibliografia

Libri

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  2. Clarke, R.V.G. & Newman, G.R. (2006). Outsmarting the Terrorists, Westport (CT): Praeger Security International/Global Crime and Justice.

  3. Cornish, D.B., Clarke, R.V.G. & Felson, M. (1998). Opportunity Makes the Thief: Practical Theory for Crime Prevention. (Police Research Series Paper 98.), London (UK) Policing and Reducing Crime Unit, Home Office Research, Development and Statistics Directorate.

  4. Soddu, M. (2016). Terrorismo, Pericolosità Sociale e Recidiva, Pisa: Pacini Giuridica.

Codici, Riviste o Periodici

  1. Ordinamento Penitenziario – Legge N° 354 del 26/07/1975.

  2. Quaderni ISSP, Numero 9 (Giugno 2009). La Radicalizzazione del Terrorismo Islamico, Elementi per uno Studio del Fenomeno di Proselitismo in Carcere. Ministero della Giustizia –Istituto Superiore di Studi Penitenziari.

  3. Relazione sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza. DAP – 2008.

  4. Sageman, M. (2004). Understanding Terror Networks, Philadelphia (PA): University of Pennsylvania Press.

Internet, Software e Multimedia

  1. Albanese, J. (2004). New Perspectives on Terrorism, Journal of National Defense Studies, from https://www.ncjrs.gov/
  2. Brent, S. (2008). A Look at Terrorist Behavior: How They Prepare, Where They Strike. National Institute of Justice, from https://www.ncjrs.gov/
  3. Soddu, M. (2018). L’Imam e la Pratica Islamica in Ambito Carcerario – Una Proposta Operativa contro la Radicalizzazione. Brainfactor, from https://www.brainfactor.it/?author=322

Featured image credits: Victor Moussa, Terrorism and public safety concept with unattended bag left in a subway cart, train carriage or monorail. Shutterstock.com

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