Per una cultura della cybersecurity nelle organizzazioni

Se ai giorni nostri la comunicazione non è più – se mai lo è stata – un optional, allora dovremmo al più presto “costruire insieme una cultura della cybersecurity, perché gli esseri umani restano la prima linea di difesa contro il cybercrimine”.

Questo il messaggio dell’ultimo libro di Isabella Corradini, Building a Cybersecurity Culture in Organizations (Springer, 2020).

Pensato e strutturato come una guida pratica, il volume parte da una analisi psicosociale delle più diffuse minacce digitali, per arrivare a proporre soluzioni utili alla maturazione negli utenti di attitudini e comportamenti orientati al miglioramento della sicurezza in azienda.

“Negli ultimi anni – sottolinea l’Autore – la cybersecurity è diventata una delle questioni più importanti per le organizzazioni di tutti i settori a livello globale. Enti è società stanno migliorando la loro capacità di rinforzare la resilienza digitale, ma i risultati lasciano ancora a desiderare”.

Per muoversi davvero verso una “cultura della cybersicurezza”, dobbiamo allora fare un passo indietro, per comprendere come si siano evolute nel tempo le relazioni – mai così strette – tra umani e tecnologia digitale. Perché, nonostante questi ritrovati siano così diffusi nella nostra quotidianità, non v’è dubbio che siamo ancora lontani da un loro “uso responsabile”.

Qual è dunque l’anello debole della catena? Sembra un paradosso, ma è proprio il “fattore umano”, dice la Corradini (nella foto), psicologa, criminologa e direttore scientifico del Centro di Ricerche Themis di Roma. In questo contesto vanno considerati non solo gli errori umani, ma anche i tratti di personalità, le attitudini, i comportamenti, nonché l’influenza dei fattori sociali e situazionali.

“Dato l’attuale scenario e le prospettive che si vanno profilando, è chiaro che il nostro approccio alla sicurezza digitale richiede un cambiamento radicale”, ammette la criminologa. Le attuali risposte al problema, basate su soluzioni puramente tecnologiche, non hanno portato a risultati brillanti, visto che le minacce informatiche non sono per niente in calo, anzi si vanno moltiplicando.

“Molti pensano che l’intelligenza artificiale sarà il punto di svolta, ma è evidente che la stessa intelligenza artificiale ha il potere di generare nuove minacce e alimentare le vulnerabilità esistenti”, argomenta Corradini, suggerendo prudenza nell’adozione salvifica di altre tecnologie, senza prima avere lavorato sulla variabile umana.

“In sintesi – conclude l’Autore – serve una visione multidisciplinare a cui possano contribuire differenti discipline, non solo l’informatica, una molteplicità di prospettive fondata su un pensiero critico che sappia stimolare una cultura della sicurezza quale parte essenziale ed integrante della cultura organizzativa”.

Il libro ci accompagna passo passo in questo percorso, fornendo inoltre una serie di modelli e di strumenti formativi per aziende e organizzazioni che vogliano implementare al loro interno programmi di potenziamento della resilienza digitale e della consapevolezza in merito ai pericoli insiti in un utilizzo sprovveduto delle nuove tecnologie.

Lo scorso anni Corradini aveva pubblicato in lingua italiana Crimini relazionali nell’era digitale (Themis Edizioni, 2019), focalizzandosi sulla prevenzione di cyberbullismo, cyberstalking, cybermobbing.

Il libro

Isabella Corradini, “Building a Cybersecurity Culture in Organizations”, Springer, 2020

1 Comment on "Per una cultura della cybersecurity nelle organizzazioni"

  1. Well done Isabella, interesting topic to treat in today’s artificial intelligence mightmare alongiside “Il Capitalismo della Sorveglianza, il futuro dell’umanita’ nell’era dei nuovi poteri” by Shoshana Zuboff.

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.