Neuroscienze, verso una “verità” collaborativa?

I numeri sono oggettivi, si dirà. E invece no. Almeno nel contesto delle neuroscienze, che sembrano prendere coscienza di quanto spazio resti ancora sotto il dominio della “soggettività”, cioè dell’interpretazione dei ricercatori.

Insieme ai colleghi, ne parla su Nature Russell Poldrack (già contributore di Brainfactor, nel 2009, con l’articolo Neuroimaging, le promesse e le illusioni – NdR), oggi in forza alla Stanford University, dove ha attivato il Poldrack Lab, nonché visiting professor alla Scuola IMT Alti Studi di Lucca.

L’argomento non è una quisquilia, perché è proprio grazie agli studi di “brain imaging”, dove il calcolo matematico sembra farla da padrone, che da qualche decennio riusciamo a fare passi in avanti nella conoscenza del cervello e del suo funzionamento. O di questo ci siamo convinti…

Al nuovo studio hanno partecipato ben 70 gruppi di ricerca, tra i quali il nostro Molecular Mind Lab (MoMiLab) dell’IMT. Il compito? Analizzare un insieme di immagini di risonanza magnetica da un campione di 108 soggetti impegnati in un classico compito cognitivo.

Risultato? Un generale disaccordo tra i team… Nove le ipotesi vagliate. Per cinque di queste, oltre il 60% dei gruppi non ha trovato nei dati una conferma. Solo una ha mosso l’80% dei ricercatori a sostenere che i dati la supportavano.

In una seconda fase dell’esperimento è infine emerso in modo chiaro quanto i ricercatori tendano in generale a sovrastimare la probabilità di trovare nei dati un risultato statisticamente significativo, cioè… esattamente quello che stavano cercando.

“Il tema della replicabilità è oggi ampiamente dibattuto: si tratta della difficoltà a riprodurre molti esperimenti descritti in letteratura; da qui il dubbio sull’affidabilità dei risultati”, spiega il ricercatore IMT Luca Cecchetti, tra gli autori della ricerca.

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“È una presa di coscienza molto importante: la forza del nostro lavoro sta proprio nel sottolineare come la verità scientifica emerga mediante l’interazione e il consenso tra gruppi di ricerca”, aggiunge il dottorando Giacomo Handjaras.

“La strada sembra aprirsi a nuove forme di collaborazione tra i laboratori di tutto il mondo: del resto è questo che insegniamo da sempre ai nostri studenti e ai giovani ricercatori”, sottolinea con orgoglio Pietro Pietrini, direttore della Scuola IMT.

Lo studio

Botvinik-Nezer, R., Holzmeister, F., Camerer, C.F. et al. Variability in the analysis of a single neuroimaging dataset by many teams. Nature (2020). https://doi.org/10.1038/s41586-020-2314-9

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