Il cervello Umorale

Il cervello Umorale.Con l’articolo di Carlo Caltagirone sul “Cervello Umorale” si apre l’ultima giornata dell’iniziativa di BrainFactor per la Settimana del cervello (12-18/3/2012) “L’Alfabeto del cervello”, patrocinata anche quest’anno da Dana Foundation e realizzata in collaborazione con la Società Italiana di Neurologia (SIN) e con il Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche (DNTB) dell’Università di Milano Bicocca.

Stato e mutamenti repentini dell’umore

La regolazione del nostro umore dipende dalla complessa interazione di fattori biochimici, fisiologici, psicologici e cognitivi. Infatti, nel nostro sistema nervoso centrale, sono presenti  sistemi di comando/controllo delle emozioni che sono modulati da specifici neurotrasmettitori, la cui efficacia dipende sia da fattori esogeni (cioè ambientali e situazionali), sia endogeni (ovvero psicologici e metabolici). In altre parole, l’integrazione degli stimoli che ci giungono dal mondo esterno con i segnali che provengono dalla nostra psiche, determina in sostanza la qualità e la direzione del nostro umore.

Ciascuno di noi anche nel corso della stessa giornata può subire fisiologicamente delle variazioni d’umore, a seconda dei momenti, delle condizioni ambientali, degli accadimenti. Inoltre, ogni persona ha un proprio tono dell’umore di base, che tende a manifestare con maggiore frequenza e questo a causa di fattori costituzionali del soggetto e degli apprendimenti acquisiti nello sviluppo. Tuttavia, tali oscillazioni del tono dell’umore normalmente non superano una certa soglia, né nel senso di un incremento, né nel senso di una flessione.

Viceversa, con l’espressione “disturbi dell’umore” si identifica un gruppo molto ampio di disturbi psichiatrici, che alterano il modo di essere e l’affettività della persona, con reazioni emotive incongrue con le situazioni e gli eventi. I disturbi dell’umore sono malattie legate alla sfera psichica, ma comunque causati da una regolazione anomala  dei neurotrasmettitori (principalmente la serotonina, ma anche la noradrenalina e la dopamina), ed ecco perché in alcuni casi sono necessari farmaci specifici per curarli.

I disturbi dell’umore comprendono due categorie generali: a) i disturbi depressivi, che comprendono il disturbo depressivo maggiore ed il disturbo distimico (umore depresso costante per la maggior parte del tempo) e b) i disturbi bipolari”. I disturbi bipolari sono caratterizzati da un’alternanza dell’umore che può variare nei casi più gravi da importanti forme di depressione ad estremi di euforia di tipo maniacale.

Si parla di abbassamento del tono dell’umore quando nella persona prevalgono pensieri pessimistici e una visione negativa di sé (autosvalutazione, senso di inutilità, senso di colpa), del mondo, del futuro; le attività e le relazioni che prima erano piacevoli diventano una penosa incombenza. Spesso vi si associano anche sintomi fisici (inappetenza, disturbi del sonno) e cognitivi (difficoltà di concentrazione, pensiero rallentato, rimuginazione). Queste manifestazioni possono avere carattere transitorio in risposta ad un evento doloroso (ad esempio un lutto), ma una vera e propria diagnosi richiede una persistenza nel tempo ed un’intensità tali da compromettere il normale svolgimento delle attività sociale e lavorativa dell’individuo.

Il tono dell’umore può anche essere elevato: è un’esperienza comune il senso di gioia, di completezza, di fluidità nel pensiero e nell’azione, di armonia e di apertura verso il mondo e verso gli altri che proviamo in risposta ad un’esperienza positiva. Il tono dell’umore elevato assume un valore patologico quando fa parte di quella condizione clinica che viene definita mania o sindrome maniacale; in questo caso l’euforia appare ingiustificata, febbrile, fuori luogo, associata anche in questo caso a marcate alterazioni fisiche e comportamentali.

Le alterazioni dell’umore possono caratterizzare svariati quadri patologici: ad esempio compaiono frequentemente nelle persone anziane affette da alcune forme di demenza, ma anche in vari quadri psichiatrici, ad esempio nei disturbi di personalità. Un’altra condizione in cui si manifestano alterazioni dell’umore è la depressione post-partum (DPP). Se nella donna compaiono sintomi che rispecchiano una situazione psicopatologica di depressione (http://www.cpsico.com/depressione.htm) entro le 4 settimane successive al parto, si parla appunto di DPP.

Dopo il parto, in alcuni casi, la donna può subire un calo dell’umore ed una certa instabilità emotiva delle quali essa non si rende conto o che comunque fatica a riconoscere e ad affrontare, dandosi invece la colpa di tale condizione, il che determina a sua volta emozioni di rabbia, ansia, paura (http://www.cpsico.com/paura.htm) di far del male al proprio figlio, ed ancor più instabilità dell’umore. La donna che soffre di DPP sperimenta una costante sensazione di inadeguatezza nei confronti del ruolo di madre, ed una certa delusione perché la maternità si è rivelata un esperienza assai distante da quella che si era immaginata.

Prof. Carlo Caltagirone
Direttore Scientifico IRCCS Fondazione Santa Lucia
Società Italiana di Neurologia (SIN)

Tutti i diritti riservati (C) BRAINFACTOR 2012

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