Uno sguardo sul futuro

Il Caos è stato uno dei tanti effetti collaterali della pandemia che ci ha travolto provocando venti di guerra, metaforici ma pesanti, che sono poi sfociati nel conflitto, comune ai Paesi colpiti, tra “negazionisti” e prudenti, tra chi usa la mascherina e chi no, tra chi dice che c’è una guerra e chi sostiene che non c’è.

Il Virus ha colpito pesantemente, mettendo a repentaglio la salute, la vita, l’economia di tanti e ha costretto gran parte dei governi a mettere da parte problemi considerati prioritari fino al giorno prima.

Non sempre la reazione è stata coesa, non sempre ha prevalso il senso critico e, anzi, il bisogno di trovare dei colpevoli, a cui attribuire la diffusione del virus – magari ad una presunta “volontà” divina- ha spesso oscurato la chiarezza di sguardo e distolto l’attenzione dalle priorità e dai problemi urgenti.

Molti di questi problemi, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, sono ancora insoluti: i tagli ai servizi sanitari, la mancanza di medici, la scarsa cultura della prevenzione, la difficoltà di alcune regioni a garantire una copertura sanitaria completa nel caso di una nuova ondata, ampiamente prevista, dell’epidemia.

Di fronte a questo scenario non possiamo basarci solo su quanto fatto finora. Bisogna recuperare lo sguardo sulla complessità e rinnovare le prospettive. Le modalità usate durante il lock-down, ad esempio, non possono diventare la regola fissa. Gli incontri virtuali, amichevoli o di lavoro, non devono sostituire completamente la presenza fisica. Lo “smart working” non deve prescindere da momenti di condivisione in ufficio e dagli incontri de visu.

Dobbiamo tenere alta l’attenzione ma occorre anche recuperare la libertà, la gestualità, l’espressione delle emozioni e uscire dalla “bolla tecnologica”. Occorre ripartire con le attività, tradizionali e non, comprese quelle culturali, che possono far guadagnare bene oltre che aiutarci a sentirci connessi, con noi stessi e con gli altri. L’esecutivo inoltre dovrebbe assumere più medici, operatori sanitari, forze dell’ordine, insegnanti.

Quanto al digitale, è destinato ad essere sempre più presente nelle nostre vite come conferma la notizia che Torino sarà sede dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, con l’obiettivo di diventare il punto di riferimento unico per l’attività di ricerca in questo settore.

E’ una sfida, quella per il digitale, che va affrontata senza paure, con grande attenzione, all’etica ed evitando il rischio di esser sopraffatti dall’uso eccessivo delle tecnologie.

Per questo è bene mettere al centro le persone, garantire l’equilibrio tra automazione e intervento umano, tra privacy e sicurezza. Senza sottovalutare le relazioni analogiche.

Abbiamo bisogno d’innovazione, ma “abbiamo anche bisogno – ricorda il poeta Franco Arminio – di gente che sa fare il pane, ama gli alberi e riconosce il vento”.

Giuseppe de Paoli
Direttore Responsabile
Reputation Today

Photo by Joshua Reddekopp on Unsplash

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