Se al cervello metti il turbo…

Se al cervello metti il turbo...Vuoi migliorare le prestazioni del tuo cervello? Magari con una “pillola” da prendere dopo i pasti? Se un giorno potessimo disporre di ritrovati studiati appositamente per “potenziare” memoria e funzioni cognitive, sarebbe giusto renderli disponibili a tutti o solo a chi se li potrà permettere? Sono le domande che si pone Gary Stix sull’ultimo numero di Scientific American, che all’argomento dedica la copertina (Stix G, Turbocharging the Brain: Pills to Make You Smarter?, Sci Am, Oct 2009).

In realtà, tutto sembra nascere da un “abuso” di fatto, in rapida crescita fra gli studenti e i manager americani, che assumono farmaci sviluppati in origine per tamponare i sintomi di Alzheimer e altre demenze, o stimolanti dell’attenzione prescrivibili esclusivamente nei casi di disturbo dello sviluppo, convinti di poter “mettere il turbo” al loro cervello e migliorare quantitativamente e qualitativamente le loro prestazioni.

I futurologi – ci ricorda Stix – utilizzano il simbolo H+ per indicare la “versione potenziata” dell’umanità. Alcuni di loro, Ray Kurzweil in testa, già prefigurano il superamento prossimo venturo dei limiti biologici umani con l’utilizzo di staminali, nanotecnologie, robotica, integratori, famaci, tecnologie avanzate di cui già in parte disponiamo.

Ma l’argomento non è solo “questione” di futurologi, se è vero che l’esercito americano è da anni “sul pezzo”, lavorando a progetti di potenziamento dei soldati che fanno tesoro delle nuove scoperte delle neuroscienze. La conferma ce la dà Opportunities in Neuroscience for Future Army Applications, volume “in grigioverde” pubblicato da National Academies Press (ne abbiamo parlato ampiamente nell’articolo Il cervello da combattimento, BrainFactor, edizione del 23 giugno 2009), con una serie di “raccomandazioni per l’utilizzo futuro dei risultati della ricerca sul cervello da parte dell’establishment militare americano e per lo sviluppo di iniziative finalizzate al miglioramento delle prestazioni dell’efficienza generale delle truppe, collaborando con l’industria farmaceutica per l’impiego di neurofarmaci per il sostegno e il potenziamento delle performance cognitive e comportamentali dei soldati”.

Dunque, che lo si voglia o meno, del “potenziamento umano” prima o poi ne dovremo parlare, molto; e molto seriamente…

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Marco Mozzoni
Direttore Responsabile

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