Sarà: la coscienza? Un àmbito molto chic delle neuroscienze

Sarà: la coscienza? Un àmbito molto chic delle neuroscienze

ROMA – Davvero interessante l’intervista rilasciata a ResearchItaly – il portale della ricerca italiana del MIUR – dal neurologo Marco Sarà (nella foto) in occasione della pubblicazione di uno special issue di Current Pharmaceutical Design dedicato alla neurobiologia e al trattamento dei disordini di coscienza, curato da Francesca Pistoia del gruppo di ricerca di Cassino e dell’Università dell’Aquila.

Lo speciale affronta gli aspetti farmacologici del trattamento dei pazienti in stato vegetativo facendo il punto sui risultati conseguiti dai ricercatori diretti da Sarà, responsabile del reparto di Neuroriabilitazione di Alta Specialità del San Raffaele Cassino, che ospita pazienti con gravi lesioni cerebrali.

Nell’intervista Sarà rivela il concetto chiave che ha fatto avanzare il suo gruppo nel trattamento di questi pazienti: il ruolo possibile dei meccanismi inibitori del cervello. “Nell’esperienza clinica – dice il neurologo – era sempre più ovvio che i pazienti con SV o MCS quasi mai avevano bisogno di stimoli ma piuttosto di spazio silenzioso intorno a loro”. Se è vero come è vero che per essere consapevoli di una cosa dobbiamo inibirne una gran quantità di altre, allora anche nel caso di questi pazienti non dobbiamo aggiungere ma togliere.

Con un elemento di complessità ulteriore, che i pazienti non sono per niente tutti uguali: “alcuni rispondono a farmaci eccitanti ed altri a farmaci inibitori oppure addormentando il midollo spinale; altri ancora a farmaci antiparkinsoniani”, perché in sostanza hanno situazioni patologiche sottostanti molto diverse fra di loro.

“È indispensabile allora – sottolinea Sarà nell’intervista – comprendere la costellazione di lesioni caratteristica di quel paziente e quindi agire di conseguenza: il primo errore da non fare è la prima cosa giusta che si può fare, cioè evitare di uniformarli, meno che mai riferendoci al concetto di non responsività che mette insieme dormienti, comatosi, locked-in, stati vegetativi, minimally conscious state, pazienti sotto l’effetto di anestetici, il piccolo male e via dicendo.”

È una sorta di “passo indietro strategico: si era davvero andati oltre il buon senso con le teorie quantistiche, super-emergentistiche ecc. dal momento che l’obiettivo è quello di curare una patologia”. Inoltre “nessuno ha mai definito esaustivamente cosa sia la coscienza, che al momento rappresenta un ambito molto chic delle neuroscienze ma nulla di avente a che fare con il curare.”

Certo, perché “la medicina pratica – conclude Sarà – è abituata ad occuparsi di questioni delle quali ha una conoscenza parziale: a volte siamo bravissimi a risolvere problemi di cui pochissimo sappiamo mentre ci dimostriamo impotenti davanti a questioni apparentemente chiarissime. Per non parlare del fatto che di moltissimi farmaci non è ancora chiarito il meccanismo di azione.”

Nell’immagine: Marco Sarà al lavoro nel suo studio

Qui il testo integrale dell’intervista:

Stato vegetativo, “risveglio” possibile? Le novità dalla ricerca italiana (RESEARCHITALY)

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