Quando l’ansia è matematica

Quando l’ansia è matematica.Si discute spesso sul come uno stato d’ansia possa incidere sulle nostre capacità di giudizio, decisione e azione. Nel caso del ragionamento matematico, uno studio americano pubblicato su Cerebral Cortex dimostrerebbe come il risultato di un compito di matematica sia legato al nostro livello di attenzione e preveda l’attività di specifiche aree del cervello che regolano le emozioni negative.

I due autori dello studio, Lyons e Beilock, del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Chicago (USA), sostengono che insegnare agli studenti come controllare le proprie emozioni prima di iniziare un esercizio matematico, sia l’approccio migliore per superare le difficoltà che spesso scatenano un particolare stato d’ansia di fronte a queste prove. Senza questo passo iniziale, uno studente libero di distrarsi ed emozionarsi durante un compito di matematica commetterebbe più facilmente degli errori, anche se l’insegnante gli fornisse le istruzioni necessarie a risolvere l’esercizio correttamente.

Nel lavoro, pubblicato su Cerebral Cortex, un gruppo di studenti dell’università di Chicago ha risposto ad un questionario per valutare il loro rapporto con la matematica (come ti senti durante l’iscrizione ad un corso di matematica, durante l’ingresso in aula, portando con te un testo, ecc). Il questionario ha permesso così di distinguere i soggetti fortemente ansiosi da quelli non ansiosi per la matematica.

Successivamente, Lyons e Beilock hanno osservato con risonanza magnetica funzionale le risposte del cervello dei partecipanti in due momenti diversi della performance matematica: la previsione di dover svolgere un esercizio e la sua esecuzione. Gli studenti hanno osservato sullo schermo di un computer dei set di colori, ciascuno dei quali avvertiva i soggetti che avrebbero dovuto svolgere un esercizio di matematica o di spelling verbale. Poco dopo, è stato loro richiesto di svolgere uno dei due esercizi.

Gli studenti non ansiosi per la matematica, in grado di concentrare la loro attenzione sull’esercizio, sono stati in grado di completare problemi di matematica difficili con più successo. Nei soggetti fortemente ansiosi, invece, i ricercatori hanno trovato una forte connessione tra la performance matematica e l’attivazione di aree cerebrali appartenenti ai lobi frontali e parietali. Queste aree, che si attivano nella fase che precede l’esercizio matematico, non sono responsabili dei calcoli numerici ma interessano strutture subcorticali (nucleo caudato e nucleo accumbens) che sono legate all’organizzazione delle richieste di compiti e ai fattori motivazionali durante gli esercizi di abilità.

L’attività cerebrale, iniziata durante la fase che anticipa l’esercizio, da poi il via alla cascata di attivazione durante lo svolgimento del compito matematico. Infatti, nei soggetti ansiosi per la matematica, più le due aree vengono attivate e più il risultato finale dell’esercizio è paragonabile a quello ottenuto da uno studente non ansioso per la materia, riuscendo a svolgere correttamente l’83-88% del compito. Se le due aree vengono utilizzate poco, allora la percentuale di esercizi svolti correttamente da uno studente ansioso scende al 68%.

La matematica è definita una materia astratta, per sua natura. Il suo distacco dalla realtà, l’uso di un linguaggio complesso e il rigore che sta alla base delle leggi che la governano, rende la matematica “inutile” agli occhi dello studente e difficile sia da imparare che da insegnare. Ma se ci soffermiamo bene sulla canzone “Questa è matematica”, di Tom Lehrer, ci accorgiamo che possiamo sfuggire alla matematica durante gli anni scolastici, ma non per il resto della nostra vita, dove ci accompagna concretamente nei gesti quotidiani.

Alessandra Gilardini
Biologa, Ph.D. in Neuroscienze

Referenze:

  1. Lyons IM, Beilock SL., Mathematics Anxiety: Separating the Math from the Anxiety. Cereb Cortex. 2011 Oct 20. [Epub ahead of print]
  2. Tom Leher. “That’s Mathematic!” http://www.youtube.com/watch?v=ZPMRA4yFeeM

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