Psiconcologia pediatrica e ipnosi

Psiconcologia pediatrica e ipnosi.«Tu sei lo straniero. E io? Io sono, per te, lo straniero. E tu? La stella, sempre, sarà separata dalla stella; ciò che le ravvicina non essendo che la loro volontà di brillare insieme […] Lo straniero ti permette di essere te stesso, facendo di te uno straniero»; infrangendo l’incapacità cainica di «essere il custode di mio fratello» (Genesi 4, 9).

Che cosa può significare essere “custodi del proprio fratello”? Dalla genesi fino ad oggi ciò rappresenta una linea di continuità nella nostra umanità. Come nel bel libro di Jodi Picoult (Picoult, 2004), un pugno allo stomaco per chi non abbia mai fatto un giro in un reparto di pediatria oncologica, significa addirittura arrivare ad essere concepiti per salvare la sorella ammalata di leucemia.

Eppure senza arrivare a tanto, custodire una vita nel dolore, provare compassione, sentire il dolore come se fosse proprio per alleggerire quello dell’altro potrebbe essere un istinto naturale, profondo e sepolto in noi (Steven Pinker, 2008). L’ipnosi, in una relazione che si colora di intimità e fiducia, in ambito pediatrico oncologico può rappresentare un catalizzatore naturale di questi principi etici che, al di là di ogni cultura, fanno parte della nostra natura più profonda.

Utilizzare l’ipnosi in un bambino sembra un modo elettivo per entrare in comunione profonda con lui, per generare un livello di empatia e di sintonia, che si attiva non solo nel piccolo paziente, ma anche e simultanemante nella persona che attraverso questa strategia si prende cura di lui (Éva Bányai, 2005). Essa rappresenta una modalità, facilitata, di creare un attaccamento sicuro (Bowlby, 1989), in un contesto ospedaliero di trattamenti comunque dolorosi e invasivi.

Quello che qui si vuole approfondire, in una lettura squisitamente personale ed integrazionale, non è tanto l’utilità dell’approccio nella gestione del dolore fisico e morale, delle emozioni disturbanti, delle sensazioni spiacevoli oltre che delle possibili angosce che una malattia oncologica può portare in un bambino, cose che verranno sicuramente trattate in un articolo a parte, quanto come una relazione ed un rapporto che si giocano su uno stato modulato di coscienza, possano attivare potenti risorse di autoguarigione (Ernest Rossi, 1897), aspetti spirituali e di trascendenza e quindi di crescita post traumatica.

Non è raro che malattie come queste, che fanno traballare la speranza di poter vivere ancora, risultino delle ferite che col tempo possano cicatrizzare e addirittura diventare d’oro, e quindi essere trasformate in una crescita a livello umano esitenziale e spirituale.

E’ essenziale per me poter comprendere e indagare in ambito infantile, come l’aspetto psiconeuroimmunologico sia visceralemte correlato all’aspetto evolutivo e spirituale, come da una malattia fortemente radicata nella fisicità e nella biologia dell’individuo come quella di una degenerazione cellulare cancerogena, possa fiorire un sentimento come l’amore, un concetto squisitamente impalpabile, o  una maggior sintonia con i propri cari, con gli altri esseri umani, con la natura, con un essere superiore che si chiami Dio, o altro.

Diversi studi scientifici testimoniano l’utilizzo dell’ipnosi in situazioni di malattie degenerative, oncologiche, nel trattamento del dolore e dell’angoscia, (Daniel P. Kohen, Karen Olness, 2011), diversi studi parlano della crescita post traumatica in popolazione adulta, diversi articoli trattano il legame tra evoluzionismo e istinto morale (Pinker, 2008) o i legami tra psiconeuroimmunologia e ipnosi (Rossi, 1987), nessuno studio invece su come questi aspetti possano essere intimamente connessi tra loro, in un vis a vis ipnotico con un bimbo ammalato di cancro.

I bambini sono tra i soggetti ipnotici migliori e se un trauma, come può essere una malattia, secondo la definizione di Lindermann è “un’interruzione improvvisa dell’interazione umana” è facile pensare come l’efficacia dell’ipnosi con i bambini dipenda dalla qualità della relazione che riusciamo ad instaurare con loro (Julie Linden, 2009). Come le neuroscienze suggeriscono, anche se il dibattito è ancora aperto nella comunità scientifica, l’ipotesi della presenza nel nostro cervello di “neuroni specchio” potrebbe spiegare anche lo stabilirsi di nuovi modelli di respirazione e di rilassamento fisiologico, fino ad arrivare a creare un’esperienza di base sicura (Bowlby, 1989) in seguito alla quale il sistema nervoso possa modificarsi.

Ernest Rossi nelle sue ricerche sul rapporto corpo-mente ha esaminato alcune ipotesi sul funzionamento dei geni, osservando come la suggestione ipnotica, un linguaggio che giunge al cervello sia a livello conscio che insconscio, possa avere infatti influenza sull’attivazione di alcuni geni. In uno stato di trance il terapeuta comunica al bambino che non è solo, che comprende il suo mondo interiore, che in qualche modo è come “poter pensare di essere visto dall’interno” (Hunter, 1998).

Peter Levinas definisce il trauma come la causa più ignorata, fraintesa e sottovalutata della sofferenza umana: non si tratterebbe tanto di una disfunzione o di una malattia, quanto del sottoprodotto di uno stato modificato di coscienza che si sviluppa in modo istintivo. Secondo Levinas entriamo in questo stato modificato in una modalità di sopravvivenza, quando ci rendiamo conto che le nostre vite sono in pericolo: se siamo sopraffatti e impossibilitati a difenderci, restiamo bloccati nella modalità della sopravvivenza.

Da qui il passo a questioni più prettamente spirituali è breve. Il denominatore comune saranno questioni di vita e di morte, di bene e di male, di senso e di significato di quanto successo e quindi della propria esistenza. Le immagini legate a un trauma o a una malattia che compaiono in ipnosi, nel sogno e nelle forme di gioco, rivelano meccanismi arcaici di difesa. Poter recuperare nella trance una sensazione di controllo e potere, dopo essersi sentiti indifesi, vulnerabili e impotenti, favorisce per il piccolo paziente il recupero della speranza e la visione di un futuro connotato positivamente.

Se, come disse Anton Cechov, e come ricorda in un suo articolo Pinker, “l’uomo diventerà migliore quando gli mostrerai la sua vera natura”, forse l’ipnosi, intesa come abbassamento della soglia ciritica e come assorbimento nel proprio mondo interiore, può far fiorire risorse e potenzialità già presenti nel bambino, forse in maniera meno condizionata e più immediata che nelle personalità adulte, ormai troppo cristallizzate in stereotipi, razionalizzazioni, o meccanismi educativi, culturali e sociali.

Secondo Pinker l’idea che il senso morale sia una parte innata della natura umana non è un’esagerazione. Molti sono gli impulsi morali universali umani: la distinzione tra giusto e sbagliato, l’empatia, l’equità, l’ammirazione della generosità, i diritti e gli obblighi. E questi impulsi della moralità si manifestano presto nell’infanzia. I bambini offrono spontaneamente giocattoli ed aiuto ad altri, e cercano di confortare le persone che vedono in pena.

Sembra quindi che già nel cervello dei bambini più piccoli sia  presente una sorta di “pacchetto di emozioni morali”, e sebbene nessuno abbia identificato i geni della moralità, potrebbe esserci evidenza circostanziale della loro esistenza. La domanda che rimane è: è possibile che, così come c’è un istinto morale innato, addirittura probabilmente connotato da geni, ci sia anche una innata trascendenza o se vogliamo un istinto spirituale che in maniera privilegiata attraverso una relazione ipnotica, possa favorire un’autoguarigione esistenziale e quindi una crescita post traumatica?

Silvia Giana

Bibliografia

  1. Éva Bányai, “The effects of hypnosis in coping with cancer: A chance for survival”, XVIII International Congress of the International Society of Hypnosis, Rome, September 22-26, 2009
  2. John Bowlby, “Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento”, Cortina, 1989
  3. Daniel P. Kohen, Karen Olness, “Hypnosis and Hypnotherapy With Children”, Routledge, 2011
  4. Julie Linden, “Creatività consapevole: trance-formare i bambini con la psicoterapia”, in: Maria Laura Fasciana (a cura di), “L’ipnosi con i bambini e gli adolescenti. Tecniche psicoterapeutiche in età evolutiva”, Franco Angeli, 2009
  5. Marco Mozzoni, “Pregare, meditare, guarire…” (Inchiesta), Avvenire, 8/8/2010, pag. 3
  6. Jodi Picoult, “La custode di mia sorella”, Tea, 2004
  7. Steven Pinker, “L’istinto morale”, 2008
  8. Ernest Rossi, “La psicobiologia della guarigione psicofisica”, Astrolabio, 1987

1 Comment on "Psiconcologia pediatrica e ipnosi"

  1. Un articolo che lascia sensazioni contrapposte – da una parte fa sentire molto piccoli quelli come me che fanno altro nella vita e che di fronte a questo genere di problematiche con molta fatica possono solo lontanamente immaginare questi contesti – e è difficile anche solo commentare. Dall’altra la sensazione è di gratitudine nei confronti di chi studia e si impegna in cose di questa importanza. Lavorare per poter dare speranza è tra le più alte azioni che una persona possa compiere.

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