Minacce ibride: il ruolo dell’Europa e della NATO

Il termine minaccia ibrida si riferisce ad azioni condotte da attori statali o non statali, il cui scopo è minare o danneggiare un obiettivo influenzando il suo processo decisionale a diversi livelli. Tali azioni mirano alle vulnerabilità degli stati e delle istituzioni e possono svolgersi, nei settori politico, economico, militare, civile o dell’informazione. I recenti sviluppi nella tecnologia moderna e un ambiente informativo sempre più complesso forniscono strumenti potenti per gli attori ibridi se non adeguatamente contrastati dalla comunità occidentale.

Il dialogo politico resta un elemento indispensabile; la cooperazione tra il personale dell’UE e quello della NATO proseguirà nel settore delle comunicazioni strategiche, dell’analisi della disinformazione e di molte altre minacce ibride.

Key words: Cooperazione UE-Nato, minacce ibride, hybrid warfare, Hybrid Fusion Cell, European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats, disinformazione, influencing operations.

Abstract

The term “hybrid threat” is related to the actions made by state or non-state actors, with the aim to undermine or harm a target by influencing its decision-making on different levels. Such actions are directed to the vulnerabilities of States and Institutions and can take place on the political, economic, military, civil or information domains.

Recent developments in modern technology and an increasingly complex information environment provide powerful instruments for hybrid actors if these elements are not properly faced by the Western community.

Political dialogue remains an indispensable tool; cooperation between EU and NATO staffs will continue in the area of strategic communications, analysis of disinformation and other hybrid threats.

Key words: EU-NATO Cooperation, hybrid threats, hybrid warfare, Hybrid Fusion Cell, European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats, disinformation, influencing operations.

1. Introduzione

Col termine minacce ibride, anche secondo una formulazione dell’UE, ci si riferisce a una serie di operazioni/attività caratterizzate da metodi convenzionali e non convenzionali sotto il coordinamento di soggetti statali e non statali, portate avanti senza oltrepassare la soglia di un formale conflitto bellico (ma il limite è in re ipsa e per questo di difficile individuazione), con l’obiettivo di provocare danni, sfruttare vulnerabilità e, in un quadro ancor più complesso, creare turbative ed ostacoli ai processi decisionali in strutture e società.

Rientrano in questa macro categoria operazioni di tipo militari, cyber attacchi ad infrastrutture critiche, campagne di fake news, di manipolazione dei social network, ingerenze nei settori economico-finanziari di un Paese, disinformazione mediatica in occasione di consultazioni elettorali, ma anche attacchi di tipo chimico, biologico, radiologico e nucleare. Significativa appare in tal senso la definizione in ambito NATO in base alla quale l’hybrid warfare è definita come “l’impiego di strumenti militari e non-militari e di mezzi segreti e non, quali la disinformazione, i cyber-attacchi, la pressione economica e l’uso di gruppi armati irregolari, per confondere le linee tra guerra e pace e seminare il dubbio nella mente delle popolazioni bersaglio per destabilizzarle e ottenere un vantaggio politico”.

Trattandosi di attività afferenti i profili della difesa e della sicurezza, ogni Paese ma ancor più le istituzioni comunitarie e i partenariati di difesa, si sono visti costretti a elaborare politiche atte a contrastare queste nuove minacce.

2. La pianificazione delle politiche strategiche

Proprio l’Alleanza Atlantica sin dal 2002 ha mosso i primi passi per la pianificazione di politiche strategiche idonee a fronteggiare le minacce ibride, seguendone la loro inarrestabile evoluzione, ponendosi immediati obiettivi quali l’accrescimento da parte dei paesi membri, della consapevolezza della loro pericolosità, l’individuazione delle stesse e il rafforzamento delle capacità di resilienza in caso di attacchi. Si tratta di politiche che investono molteplici ambiti e che si intersecano con sistemi giuridici di varia strutturazione ma che vengono portate avanti attraverso la sottoscrizione di protocolli d’intesa con tutti i partner, consapevoli dell’efficacia di un’azione comune.

Su tali basi e nell’ottica di un coordinamento più globale dell’Alleanza che fonda le sue basi nel Nato Defence Planning Process, framework che consente di pianificare le risorse e le capacità ottimali necessarie sono state sviluppate partnership strategiche sia in ambito privato (Nato Industry Cyber Partnership) e sia in ambito UE (Technical Arrangement on Cyber Defence). Un importante passo, sotto il profilo giuridico-istituzionale è stato compiuto nel 2014 anno in cui è stata sancita, anche per gli ambiti in esame, l’applicabilità dell’art. 5 del Trattato Atlantico che prevede l’assistenza collettiva a un Paese alleato qualora questo risulti vittima di attacco armato e infine nel 2016 con il formale riconoscimento del cyber spazio quale dominio per operazioni di guerra e in ragione di ciò è stato predisposto il Cyber Defence Pledge che contempla le possibilità per tutti i Paesi aderenti di dotarsi di idonee capacità organizzative e tecniche sia per proteggersi e sia per sfruttare il dominio del cyber spazio, per la conduzione di operazioni militari.

L’Unione Europea ha mostrato di recepire tutte queste indicazioni, promovendo anch’essa, in taluni casi anche in collaborazione con l’Alleanza, una serie di iniziative tese ad aumentare i profili della sicurezza.

Il documento principale che sintetizza tale volontà politica, a cui spesso si fa riferimento anche nelle più recenti decisioni è costituito dalla “Comunicazione congiunta al Parlamento Europeo e al Consiglio – quadro congiunto per contrastare le minacce ibride la risposta dell’unione europea Join/2016/018 del 16.04.2016”. Da un esame dello stesso si evince la volontà di adottare un approccio globale alla problematica, tramite l’individuazione di 22 settori d’intervento, per contribuire a contrastare le minacce ibride e promuovere la resilienza dell’UE e degli Stati membri, nonché quella dei partner internazionali.

La maggior parte degli interventi riguardano il miglioramento della consapevolezza dei rischi e la creazione di una capacità di resilienza, basata su una efficace reazione; si passa dal potenziamento della capacità di analisi dell’intelligence al rafforzamento della protezione delle infrastrutture critiche, dal miglioramento della cybersicurezza alla lotta contro la radicalizzazione e l’estremismo violento.

Nel luglio del 2018, le due organizzazioni hanno sottoscritto una nuova dichiarazione congiunta a conferma della consolidata condivisione di intenti nella lotta alle minacce della sicurezza comune; tra i settori di interesse ci sono ovviamente la cybersecurity, le minacce ibride, la lotta al terrorismo. Tanti i documenti sottoscritti negli ultimi anni, che evidenziano la volontà di costruire un nuovo e condiviso approccio all’emergere di tali minacce.

Tra questi si ricordano:

Anno 2017 –

  • Communication on a strategic approach to resilience in the EU’s external action.
  • Council conclusions on a framework for a joint EU diplomatic response to malicious cyber activities (Cyber Diplomacy Toolbox).
  • Joint communication on resilience, deterrence and defence: building strong cybersecurity for the EU.
  • Action plan to enhance preparedness against CBRN security risks.

Anno 2018 –

  • European Council conclusions on the Salisbury attack.
  • Communication on tackling online disinformation: a European approach.
  • Report on the implementation of the joint framework on countering hybrid threats.
  • Communication on increasing resilience and bolstering capabilities to address hybrid threats.
  • Joint declaration on EU-NATO cooperation.
  • Action plan against disinformation.

Più di recente, il documento Fifth progress report on the implementation of the common set of proposals endorsed by EU and NATO Councils on 6 December 2016 and 5 December 2017,datato 16 giugno 2020 nel quale si dà atto dei progressi fatti nel settore e si delineano i processi di coordinamento attraverso riunioni in parte tra i rappresentanti del Consiglio Atlantico e Comitato Politico di Sicurezza, ma anche attraverso briefing tematici che includono questioni relative a sicurezza marittima, difesa informatica, contrasto alle minacce ibride e CBRN.

Una efficace programmazione strategica non poteva fare a meno di passare attraverso la programmazione di esercitazioni organizzate sulla base di scenari il più possibile diversificati al solo fine di verificare il livello di consapevolezza raggiunto tra i Paesi, il tempo di reazione e affinare le azioni di risposta. Tra queste la EU-CYBRID e la Parallel and Coordinated Exercise, entrambe del 2017, nonché la EU-Chimera e la EU Hybrid exercise del 2018.

Di interesse anche le iniziative specifiche nel settore della disinformazione con la creazione nel 2015 dell’East StratCom Task Force primo passo per una visione d’insieme della comunicazione strategica. Istituita per far fronte alle campagne di disinformazione inizialmente provenienti dall’Est Europa, si tratta di una divisione in grado di sviluppare campagne di comunicazione incentrate sulla spiegazione delle politiche UE tra i Paesi del partenariato orientale, capace inoltre di individuare e analizzare le principali tendenze della disinformazione nel duplice tentativo di correggere le narrazioni distorte e creare una maggiore consapevolezza della minaccia. Nel 2017, nello stesso ambito, sono state create StratCom South e Western. Frequenti i contatti con il NATO StratCom COE con sede a Riga, Centro di eccellenza dell’Alleanza Atlantica, il cui compito è quello di fornire a tutti i Paesi, analisi comprensive, consigli e supporto pratico per una risposta ad attacchi sul versante della comunicazione strategica.

3. Le principali piattaforme dedicate

Tra le iniziative considerate maggiormente efficaci e rappresentative si ricorda l’istituzione nel 2016 della Hybrid Fusion Cell divenuta operativa nel 2017 e inserita all’interno del centro di intelligence IntCen, funzionale alla ricezione e all’esame delle informazioni anche riservate, sulle minacce ibride, provenienti dalle varie parti interessate. Le analisi prodotte sono successivamente condivise con i partner e alimentano il processo decisionale contribuendo alla valutazione dei rischi relativi alla sicurezza. La direzione intelligence del Military Staff contribuisce alle funzioni della cellula, con un’attività di intelligence militare più specifica. Frequenti le attività di information sharing a livello del personale con la nuova sezione della NATO per l’analisi delle minacce ibride, sia per quanto concerne le conoscenze acquisite nell’attività specifica e sia quanto concerne lo scambio di informazioni riservate detenute dai singoli Paesi e funzionali alle attività.

Nello stesso contesto, nel mese di aprile del 2017, si ricorda la creazione dell’European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats un centro di eccellenza sulle minacce ibride, con sede a Helsinki, inizialmente composto da 9 Paesi firmatari, che con il passare del tempo ha visto l’ingresso e la partecipazione a vario titolo di 28 Stati.

I compiti principali dell’l’Hybrid CoE (come viene più comunemente chiamato) sono quelli di promuovere il dialogo e le consultazioni a livello strategico tra l’UE e la NATO e adeguare le attività delle organizzazioni per affrontare meglio tali minacce, condurre ricerche e analisi su minacce ibride e sviluppare azioni tese al loro contrasto, predisporre la formazione e l’organizzazione di esercitazioni volte a migliorare le capacità individuali dei partecipanti, nonché l’interoperabilità tra gli stessi.

E’ organizzato su tre gruppi principali o Communities of Interest: Hybrid Influencing (coordinato dal Regno Unito), Vulnerabilities and Resilience (coordinato dalla Finlandia) e Strategy and Defence (coordinato dalla Germania). Dispone inoltre di due team che lo affiancano in attività specifiche: si tratta del training and exercises team che promuove e pianifica esercitazioni sperimentando diversi scenari di minacce ibride e il research team specializzato sulla promozione e studio di ricerche accademiche e sul confronto dei principali ambiti di interesse.

Nello specifico, l’attività dei tre gruppi è la seguente:

  • Hybrid Influencing: analizza le modalità con le quali gli attori statali e non statali conducono attività di disinformazione destinate a Stati membri e istituzioni; si concentra sulle modalità con le quali usano i loro strumenti di influenza al fine di creare instabilità o nell’intento di ridurne la sovranità o l’indipendenza delle istituzioni. Il focus dell’analisi comprende quindi i comportamenti, le attività e gli strumenti utilizzati dai potenziali attori ostili, nell’intento di fornire gli strumenti necessari, di volta in volta, per rispondere o scoraggiare le minacce ibride. Questo gruppo è ripartito in un gruppo secondario che rivolge la sua attenzione agli attori non statali spesso in azione per conto di soggetti terzi. 
  • Vulnerabilities and Resilience: opera una accurata valutazione delle vulnerabilità degli partner e delle istituzioni e interviene sul miglioramento della loro capacità di resilienza attraverso la condivisione di best practices, lo sviluppo di nuove proposte politiche e l’identificazione di argomenti da approfondire. L’obiettivo di questo gruppo è anche quello di migliorare il partenariato pubblico-privato e civile-militare per contrastare le minacce ibride.
  • Strategy and Defense: si occupa della guerra ibrida, delle strategie correlate e delle conseguenti implicazioni per la politica di sicurezza, militare e di difesa. Studia l’essenza e la natura della guerra ibrida, nonché la logica e il modello delle strategie ibride al fine di sviluppare un quadro analitico per la valutazione delle attuali e future minacce e delle loro implicazioni pratiche. L’obiettivo generale è quello di contribuire a formare e accrescere una cultura comune nei partecipanti (UE e NATO) verso tale realtà, indispensabile quale condizione preliminare per un’azione congiunta ed efficace sia in un’ottica di difesa e sia in risposta ad attacchi.

4. Conclusione

Di minacce ibride si parla già da un decennio e sin dai primi momenti è iniziata una “confusione semantica” che ha in qualche modo deviato la comprensione del vero problema. E’ pur vero che quando si parla di “pericolo” o “minaccia” è inevitabile che ci si riferisca a specifiche percezioni che necessariamente variano in ragione della prospettiva di chi li recepisce; su tale base è dunque più efficace raggruppare quante più accezioni, sfaccettature, tipologie di minacce e concepirle in un concetto “ibrido” che possa includere quelle che conosciamo finora e quelle che potrebbero arrivare in un immediato futuro. Si tratta di un nuovo concetto che, allo stesso tempo, indica una nuova e crescente consapevolezza che i modelli occidentali di guerra/pace finora conosciuti non sono più adeguati a rappresentare un panorama strategico in rapidissima evoluzione.

L’Unione Europea predilige puntare l’attenzione sulle minacce ibride e convogliare gli sforzi organizzativi (e comunicativi) per enfatizzare una risposta globale principalmente legata alla propria storia di istituzione politica prima che di difesa. La NATO ha elaborato dottrine di guerra ibrida in risposta a minacce dello stesso tipo, in ragione della sua natura di Alleanza di tipo militare. Entrambe, in sintesi, pur nella diversità dei rispettivi ruoli istituzionali hanno accettato la novità di un concetto che quantunque possa apparire vago, rappresenta un elemento di coesione per una efficace cooperazione.

Pietro Lucania

Bibliografia

Libri

  1. Marone, F.: “L’impatto delle moderne minacce (ibride) sull’ambiente aereo e spaziale, dal tempo di pace ai moderni scenari di operazioni”. Centro Militare di Studi Strategici – cod. AN-SMA-04 – ISBN 978-88-99468-86-6 – Roma – nov.2018
  2. Boms, N.: “Hybrid Conflicts and Information Warfare: New Labels, Old Politics” – CO : Lynne Rienner, 2019 – ISBN: 9781626377622 – 2019
  3. Treverton G.F., Thvedt A., Chen A.R., Lee K., McCue M.: “Addressing Hybrid Threats” – Swedish Defence University – ISBN: 9789186137731 – 2018

Codici, Documenti, Riviste o Periodici

  1. Lind, W.S., Nightengale, K., Schmitt, J.F., Sutton, J.W. & Wilson, G.I.. “The changing face of war: into the fourth generation”. Marine Corps Gazette – 1989
  2. Calha, M.J.: “Hybrid warfare: NATO’s new strategic challenge?” NATO Defence and Security Committee General Report – April 2015
  3. Fiott, D., Parkes, R.:”Protecting Europe – The EU’s response to hybrid threats”– chaillot paper – Institute for Security Studies – april 2019
  4. Commissione Europea: Comunicazione Congiunta al Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo e al Consiglio – Rafforzamento della resilienza e potenziamento delle capacità di affrontare minacce ibride – Bruxelles, 13.6.2018 JOIN(2018)
  5. Consiglio dell’Unione Europea: “Relazione congiunta al Parlamento Europeo e al Consiglio sull’attuazione del Quadro Congiunto per contrastare le minacce ibride – La risposta dell’Unione Europea” – doc 11539/17 va DGC 2B – Bruxelles 28 luglio 2017.
  6. Mazurier, P.A.: “Minacce ibride: che sta facendo l’Europa per la sicurezza e il ruolo dell’Italia” – Research Analysis – Università degli Studi di Firenze – luglio 2018.
  7. NATO Report: “Fifth progress report on the implementation of the common set of proposals endorsed by EU and NATO Councils on 6 December 2016 and 5 December 2017, doc.200615-progress-report-n5
  8. European Parliament: “EU strategic communications – with a view to counteracting propaganda” – Directorate General for external policies –Policy Department – analysis – may 2016
  9. Lefebvre, S.:“The Difficulties and Dilemmas of International Intelligence Cooperation”, International Journal of Intelligence and Counterintelligence, Vol. 16, No.4, 2003

Internet, Software e Multimedia

  1. AA.VV : “Countering ‘hybrid’ security threats a priority, says EU” – EU business – https://www.eubusiness.com/news-eu/hybrid-threats.19xd/
  2. AA.VV.: Resilience Capacity building – Implication for NATO – Conference Report – Insitute of international relations Prague june 2017- https://www.dokumenty-iir.cz/Publikace/Resilience_NATO.pdf
  3. Bertolin, G.: “NATO StratCom COE” ID-4_2017_Nato_Stratcom_Coe in https://www.difesa.it/InformazioniDellaDifesa/periodico/Periodico_2017/Documents/Numero4/ID_4_2017_stratcom_coe.pdf
  4. Bershidsky, L.: the West shouldn’t fear Russia’s ‘hybrid warfare’. Kyiv Post, accessed 5 June 2016, http://www.kyivpost.com/article/opinion/oped/leonid-bershidsky-the-west-shouldnt-fear-russias-hybrid-warfare-414013.html
  5. Raugh, D. L.: “Is the Hybrid Threat a True Threat?” – Journal of Strategic Security – vol.9 n.2 – https://scholarcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1507&context=jss
  6. Szymański, P.: “Towards greater resilience: NATO and the EU on hybrid threats” – OSW Commentary – https://www.osw.waw.pl/en/publikacje/osw-commentary/2020-04-24/towards-greater-resilience-nato-and-eu-hybrid-threats

Photo by Peter Miranda on Unsplash

Be the first to comment on "Minacce ibride: il ruolo dell’Europa e della NATO"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

ArabicChinese (Simplified)EnglishFrenchGermanItalianRussianSpanish