Medicina: accesso francese? No, grazie

Il cosiddetto “modello francese” di ammissione ai corsi di laurea in medicina per l’anno accademico 2015-2016 ventilato dal Ministro dell’Istruzione non piace proprio ai professori. Troppe le criticità evidenziate dalla Conferenza permanente dei Presidenti di Consiglio di corso di Laurea in Medicina e Chirurgia in uno speciale della rivista “Medicina e Chirurgia” fresco di stampa (n.63/2014).

In proposito la Conferenza ha deliberato una mozione per chiedere al Ministro di “analizzare approfonditamente l’ampio contesto internazionale delle procedure di accesso a Medicina, attivando un tavolo di lavoro che raggiunga gradualmente e per evidenze documentate un modello realisticamente applicabile alla realtà del nostro sistema pedagogico – formativo, peraltro già ben allineato e integrato con la comunità scientifica e pedagogica internazionale”.

Facciamo un passo indietro per capire meglio. Che cosa prevede il modello francese di accesso? In sintesi, si parla di un primo anno comune a tutte le facoltà di ambito sanitario al termine del quale un test permetterà di distribuire per attitudine e per risultato gli studenti in una delle quattro facoltà: medicina, odontoiatria, farmacia, ostetricia.

Dal canto suo anche la Conferenza permanente delle Facoltà e Scuole di Medicina e Chirurgia “ritiene di dover sottolineare con forte senso di responsabilità” che è “necessario riconfermare la scelta irreversibile e irrinunciabile del numero programmato”, esprimendo al Ministro “la propria impossibilità a rispondere della situazione caotica che prevedibilmente conseguirebbe a una scelta non attentamente ponderata”.

Molte le “perplessità”, perché in caso di attuazione del sistema francese vi sarebbe “una difficoltà oggettiva a poter rendere omogenea la valutazione degli studenti alla fine del primo anno di corso”, per non parlare della “previsione di un grande numero di ricorsi che verrebbero ad essere presentati in seguito a una valutazione soggettiva, sede per sede, da parte di docenti differenti”.

Vi sarebbe poi “un chiaro cattivo utilizzo di risorse umane, poiché il sistema prevederebbe, dopo un anno, una perdita valutabile intorno all’80% deli studenti, con ricadute non valutabili sugli altri CdS in cui gli studenti andrebbero a confluire”, nonché un “inevitabile e prevedibile allungamento degli studi, con il conseguente innalzamento dell’età media di conseguimento della Laurea Magistrale”.

Va considerato infine – come sottolinea un articolo di Familiari e colleghi – che “il sistema francese è unico nella sua organizzazione, mentre in tutto il mondo, pur se con grande eterogeneità, la selezione, con livelli di complessità differente, viene effettuata prima dell’ingresso ai corsi di Medicina e Chirurgia, come si evidenzia nello stesso rapporto conclusivo della Commissione Ministeriale (Commissione di studio sull’accesso ai corsi di laurea a numero programmato, DM-MIUR n.549 del 17 Giugno 2013 – NdR)”.

“I processi di valutazione e autovalutazione nei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie” sarà il tema del convegno nazionale che la Conferenza permanente delle Classi di Laurea delle Professioni Sanitarie terrà a Bologna nei giorni 12 e 13 settembre, presso il Convento di San Domenico. Fra le altre cose, si parlerà anche di valutazione dei docenti, valutazione della qualità dei tirocini, autovalutazione della didattica, mobilità europea dei neolaureati delle professioni sanitarie, fluttuazioni dei fabbisogni, infine di proposte per lo sviluppo delle lauree magistrali.

Image credits: Shutterstock

About the Author

Marco Mozzoni
Direttore Responsabile

1 Comment on "Medicina: accesso francese? No, grazie"

  1. Dunque ancora non è entrato in vigore il modello francese? Speriamo in bene,sarebbe una presa per i fondelli per tutti gli studenti.
    Simone

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.