Legge professioni: il commento di AssoCounseling

Legge professioni: il commento di AssoCounseling.Dopo 19 anni arriva la Legge. Al via il doppio canale. Il 19 dicembre 2012 è stata e sarà una data epocale nel panorama professionale italiano. Dopo 19 anni da quella prima bozza che prevedeva la regolamentazione delle associazioni professionali (in applicazione della Direttiva UE 92/51), passando per svariate proposte di Legge, siamo arrivati finalmente al riconoscimento.

Non “ordini professionali di serie B” – come subito qualche preoccupato psicologo si è premurato di precisare – ma l’attuazione del così detto doppio binario: ordini da una parte con il loro albo, associazioni professionali dall’altra con il loro registro.

È stata una battaglia che ha richiesto molta resistenza: una battaglia per la modernizzazione del sistema professionale italiano, per il riconoscimento sociale e politico di oltre 3.000.000 di professionisti, fino ad oggi ingiustamente discriminati poiché privi di qualunque tutela.

Un impegno preciso portato avanti dal CoLAP con gli oltre suoi 300.000 aderenti e da tutte le associazioni professionali di categoria italiane che, in questi anni, non hanno mai mollato, certe che solo questo poteva essere il risultato finale.

Per il mondo delle professioni di ambito psicologico in generale (counseling, mediazione familiare, pedagogia, coaching, musicoterapia, etc.) si apre una nuova era, una nuova sfida che le vedrà affiancate alla psicologia professionale tradizionale, quella dell’Ordine degli psicologi. Tutte insieme potranno offrire all’utenza una moltitudine di servizi e prestazioni professionali sempre maggiormente aderenti alle richieste della società. Quelle richieste – e quelle opportunità – che le professioni regolamentate da sole non hanno saputo cogliere.

E a chi accusa il nostro Parlamento di aver varato una Legge che consentirà a “maghi e fattucchiere di occuparsi della salute dei cittadini” vogliamo solo dire che il sistema delle associazioni professionali italiane da una parte, i cittadini dall’altra, hanno saputo ormai da anni mettere in campo varie forme di tutela. Quelle forme di tutela che, peraltro, gli Ordini professionali non sono stati in grado di offrire.

Questa Legge è infatti il frutto della sconfitta evidente del sistema ordinistico italiano, sistema stantio che non ha saputo rigenerarsi e ammodernarsi, attento solo ai propri interessi e ad ingrassare le fila delle varie rendite di posizione accumulate negli anni. Comunque gli Ordini non si devono preoccupare: non vogliamo essere considerati “Ordini di serie B”, vista la scarsa stima che gli Ordini godono da parte dei cittadini e senza contare gli innumerevoli disastri compiuti dagli Ordini professionali negli ultimi 50 anni. No, grazie: il problema non sussiste.

Siamo felici di essere associazioni professionali di categoria: quelle che prima degli Ordini hanno obbligato i propri iscritti a stipulare una polizza contro i rischi professionali, quelle che prima degli Ordini hanno varato l’obbligo dell’aggiornamento permanente, quelle che prima degli Ordini hanno compreso il valore dell’attestazione delle competenze anziché del pezzo di carta, quelle che prima degli Ordini hanno compreso il valore di rendere un servizio ai propri iscritti, anziché chiedere solo il pagamento della gabella a fine anno.

Sembra proprio che gli Ordini non abbiano compreso la portata di questa Legge che è, ancor prima che professionale, culturale.

Dr. Tommaso Valleri
Segretario Generale di AssoCounseling

2 Comments on "Legge professioni: il commento di AssoCounseling"

  1. Concordo, approvo, apprezzo, sottoscrivo. Grazie Tommaso. Ciao. Domenico.

  2. gianluca calagna | 24/12/2012 at 3:01 | Rispondi

    Gentile Valleri, le dico che in verità non fa che creare confusione e malconteneto. Ci ridurrremo in caste come hanno fatto prima di noi, le professioni non saranno più libere ma chiuse, tanto è vero che se non farà parte della associazione di categoria non potremo più esercitare come prima: l’informatico dovrà fare tre anni di corso per accedere alla professione che ha sempre svolto. E così per tutte le altre professioni. Credevo si desse la possibilità a chi non vuole di non entrare in associazione invece è obbligo. Non è una buona legge, tutt’altro.

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