Le dinamiche di gruppo durante la pandemia

La tendenza all’affiliazione come gestione della minaccia

Era l’11 marzo 2020. Quasi un anno fa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarava ufficialmente la “pandemia” da Covid-19. Da quel momento, quasi tutti gli Stati hanno messo in atto misure volte a ridurre i contatti interpersonali e le occasioni di aggregazione per neutralizzare i contagi fermando per quanto possibile la circolazione del virus.

Se dal punto di vista sanitario le disposizioni si sono rivelate per la gran parte opportune, hanno generato invece non poche ricadute negative sul piano psicologico, non sempre preso in debita considerazione. L’essere umano, infatti, è caratterizzato da una naturale tendenza alla socialità, che lo porta a ricercare la condivisione di pensieri ed esperienze con i propri simili. E la virtualità sembra non bastare.

Di dinamiche di gruppo nel corso dell’attuale pandemia si è occupata la rivista scientifica americana Group Dynamics, in uno speciale “open access” pubblicato a fine anno. Nella bibliografia in calce indichiamo i contributi forniti dai diversi gruppi di ricerca, a cui facciamo riferimento in questo articolo di sintesi, rimandando per approfondimenti alla lettura dei singoli studi.

È noto che l’innato bisogno di socialità si amplifica notevolmente in situazioni di elevato stress e di forte tensione (come quella pandemica appunto) in quanto l’appartenenza ad un gruppo contribuisce a fornire sicurezza psicologica e conforto, che rappresentano un vantaggioso strumento di gestione dell’incertezza. Quando ciò viene negato, affrontare le minacce esterne diventa estremamente più complesso.

La tendenza è adattiva nella maggior parte delle situazioni, perché il ricorso al sostegno dei simili fornisce importanti risorse per fronteggiare lo stress. Dato che nel caso della pandemia di Coronavirus il contatto umano è stato pressoché annullato dal cosiddetto “distanziamento sociale”, risultano dunque “comprensibili” i comportamenti incoerenti che si sono registrati. Parliamo delle condotte discrepanti di chi ha continuato a frequentare luoghi affollati, a incontrare amici e parenti senza curarsi delle disposizioni in vigore, ma non solo.

Quando il ricorso al gruppo diventa disfunzionale: il “groupthink”

Se però le scelte di alcuni possono essere interpretare in termini di risposte automatiche allo stress, che spingono a rifugiarsi nel contatto sociale anche a discapito della sicurezza fisica propria ed altrui, i comportamenti di altri segmenti di popolazione sembrano essere stati dettati invece da un desiderio specifico di protesta e ribellione nei confronti delle autorità (vedi “negazionisti”, “no-mask” ecc.)

Gruppi organizzati di cittadini hanno violato deliberatamente la quarantena gettandosi nelle strade dicendo di volersi “riappropriare” della libertà individuale di cui si sentivano privati. Non è un caso che questi fenomeni siano emersi con particolare “virulenza” negli Stati Uniti, in cui lo stesso presidente, Donald Trump, si è ripetutamente dichiarato contrario a misure stringenti, minimizzando l’importanza del virus e rifiutandosi di indossare la mascherina durante le apparizioni pubbliche.

La presenza di un leader carismatico è, infatti, uno degli elementi focali del cosiddetto groupthink (o “pensiero di gruppo”). Il concetto può fornire un’interessante chiave interpretativa dei comportamenti irrazionali messi in atto durante la pandemia.

Con groupthink viene indicata la condizione nella quale le dinamiche interne ad un gruppo portano il medesimo a compiere azioni prive di fondamento logico, mentre i singoli suoi appartenenti le ritengono legittime e ragionevoli.

Elementi chiave del groupthink, oltre alla presenza di un leader dal forte carisma, sono anche una profonda coesione interpersonale e un’aderenza incondizionata alle norme del gruppo che, scoraggiando il pensiero individuale e divergente, favoriscono la totale conformità dei singoli al “pensiero condiviso”.

A contribuire alle decisioni illogiche e disfunzionali del gruppo vi sono, inoltre, l’assenza di dibattito con elementi esterni alla cerchia e illusioni di “unanimità, invulnerabilità e moralità” che fortificano e polarizzano le idee ed i comportamenti degli appartenenti.

La convinzione di invulnerabilità e l’insofferenza politica, inoltre, contribuiscono a generare un pensiero distorto, ulteriormente alimentato dalla scelta di fonti di informazione discutibili e dal rifiuto di rivalutare le proprie opinioni a confronto con pareri divergenti. In questo processo, la coesione del gruppo ed il sostegno degli altri membri sono fattori cruciali che determinano ed intensificano i comportamenti irrazionali.

Pertanto, sarebbe inesatto ricondurre le azioni divergenti di queste vere e proprie congregazioni unicamente alla responsabilità dei singoli individui, incolpandoli di non essersi informati a dovere, ma è necessario considerare le complesse dinamiche interpersonali alla base di tali comportamenti.

Intervenire sul pensiero di gruppo per promuovere il benessere sociale

Se si utilizza, quindi, la teoria del groupthink come metodo d’analisi, risulta possibile anche ragionare su elementi di intervento che possano intaccare i processi disfunzionali per ristabilire un “pensiero critico” all’interno dei gruppi.

Tra questi vi sono, ad esempio, incoraggiare il contatto positivo con membri di altre aggregazioni, valorizzando il libero dibattito, stimolando il pensiero divergente all’interno del gruppo, ridefinendo le “norme collettive” verso una maggiore funzionalità.

L’analisi delle dinamiche collettive risulta essere dunque una chiave di lettura importante, non solo perché consente di contestualizzare i comportamenti dei singoli, spiegandone le dinamiche non manifeste, ma anche perché darebbe modo ai decisori di mettere a punto “misure” che tengano in debito conto l’agire umano nella sua reale complessità.

Clara Pizzolo

References

  1. Brown, M. I., Prewett, M. S., & Grossenbacher, M. A. (2020). Distancing ourselves from geographic dispersion: An examination of perceived virtuality in teams. Group Dynamics: Theory, Research, and Practice, 24(3), 168–185. https://doi.org/10.1037/gdn0000120
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  3. Holtz, K., Orengo Castella, V., Zornoza Abad, A., & González-Anta, B. (2020). Virtual team functioning: Modeling the affective and cognitive effects of an emotional management intervention. Group Dynamics: Theory, Research, and Practice, 24(3), 153–167. https://doi.org/10.1037/gdn0000141
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  6. Parks, C. D. (2020). Group dynamics when battling a pandemic. Group Dynamics: Theory, Research, and Practice, 24(3), 115–121. https://doi.org/10.1037/gdn0000143

Image credits: ABC News live, “Protesters storm Capitol, House and Senate evacuated, electoral vote count stopped”, Jan 6, 2021

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