La strategia del detenuto “AS2” soggetto a espulsione

La misura di sicurezza dell’Espulsione rende possibile un allontanamento, anche coatto, del soggetto interessato, con l’esternalità positiva dell’estromissione dal territorio nazionale di individui altamente pericolosi socialmente e caratterizzati da significativa capacità recidivante. Questo studio analizza quelle che sono le strategie dei detenuti, prettamente Terroristi Islamici, atte a rimuovere o rimandare detto provvedimento.

Abstract

The security measure known as Expulsion makes it possible to expel, even forcibly, the person concerned, with the positive externality of the banishment from the national territory of individuals which are highly socially dangerous and characterized by significant recidivism capacity. This study analyzes the strategies of inmates, mainly Islamic Terrorists, connected to remove or postpone this legal measures.

1. Introduzione

Lo scenario detentivo sottopone il ristretto del circuito considerato (proprio del contenimento intramurario del profilo dell’Integralista Islamico) a diverse fasi di reazione personologica al contesto carcerario, soprattutto in funzione di quella che può essere definita comunemente, in gergo, come la “gestione della pena.”

Il condannato allocato in background AS2, in particolare nella fase terminale dell’esecuzione della condanna, si trova nella maggioranza dei casi al cospetto di un prossimo provvedimento di Espulsione (solitamente previsto in sentenza di condanna) che rappresenta una misura considerabile addirittura più gravosa del tempo trascorso in regime espiativo.

La presente trattazione si concentra su quelle che sono le modalità connesse alla specifica istituzionale dell’Espulsione e ai tentativi strategici posti in essere dagli oggettivati per rimandare e/o eludere detta istanza.

2. Il dato attuale nel circuito detentivo e le criticità connesse

Il provvedimento di Espulsione Amministrativa si può determinare fondamentalmente in due modalità: ministeriale o prefettizia. La prima è deliberata dal Ministro dell’Interno per “motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato” (art. 13, c. 1, D.Lgs. 286/1998 – t.u.i.) o per “motivi di prevenzione del terrorismo” (art. 3, c. 1, l. 155/2005). Il secondo caso configura l’espulsione per “motivi di prevenzione del terrorismo;” è stabilita dal Ministro dell’Interno e dal Prefetto (unicamente su sua delega). Inoltre, detto provvedimento, si riscontra come una classica Misura di Sicurezza configurabile in termini accessori, già presente in sentenza di condanna.

Gli elementi di seguito disaminati emergono come pregnanti nella presente osservazione e sono opportunamente analizzati secondo il modello proposto.

2.1 L’insieme delle attività consolari

La Diplomazia estera dovrebbe avere mandato per preordinare e gestire una collaborazione reale al fine di verificare fattualmente quanto espresso dal Terrorista Islamico al momento dell’ingresso nel penitenziario, soprattutto per l’aspetto inerente il riconoscimento anagrafico.

All’accesso in carcere il ristretto dichiara le proprie generalità e questo elemento rappresenta la prima criticità in relazione alla tematica proposta: spesse volte i dati (con diversi alias e svariati luoghi/dati di nascita) indicati sono falsi (così come in precedenza lo sono quelli forniti agli organi di Polizia Giudiziaria) e il detenuto (che ovviamente risulta, e di proposito, privo di documenti) non è quindi identificabile.

Si segnala come nell’ottica dell’elusione di una determina di Espulsione i Paesi di origine, in presenza di una non certa identità del soggetto, esprimano un parere totalmente ostativo per l’accoglimento del soggetto, generando di conseguenza una situazione nella quale non si rende possibile l’esecuzione dell’istanza accessoria. Appare indiscutibile come il non esibire i documenti e le addotte false dichiarazioni di identità siano degli strumenti ormai consolidati per evitare l’Espulsione.

2.2 Meccanismi di protezione internazionale

La Protezione Internazionale è un istituto che regola lo status di rifugiato o lo status di Protezione Sussidiaria. Nel dettaglio, il rifugiato è un cittadino straniero il quale, per timore comprovato di essere perseguitato (per ragioni di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un definito gruppo sociale o per opinione politica) e trovandosi fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza, non può o non vuole (a causa di tale timore) avvalersi della salvaguardia di tale Nazione. Può trattarsi anche di un apolide.

Lo status di rifugiato e la Protezione Sussidiaria sono attribuite dopo l’esito dell’istruttoria eseguita dalle Commissioni Territoriali per il conferimento della Protezione Internazionale. Questo meccanismo è avvocato dai Terroristi Islamici in relazione a presunte violazioni dei diritti umani nei Paesi di origine potenzialmente attuabili nei loro confronti in caso di Espulsione.

Prescindendo dal fondamento nobile di questo istituto (e ovviamente dal fatto che alcune Nazioni, non tutte, violino i diritti umani) si evidenzia come lo stesso sia utilizzato in modo strumentale per evitare la misura di sicurezza dell’Espulsione palesando per esempio, per tale scopo, delle posizioni anti-governative (sia a livello presidenziale, sia a livello monarchico) in modo eclatante e in maniera continuativa.

Si riscontra inoltre come detta Protezione sia richiesta da quei ristretti per i quali le generalità siano note; emerge quindi un verosimile escamotage per aggirare l’impossibilità di presentare falsi dati anagrafici.

2.3 Lingua Italiana

Questo aspetto affiora in sede di interazione con le autorità e, nello specifico, si configura come strumento per non dare informazioni sul proprio vissuto, adducendo la non conoscenza della lingua Italiana come motivazione; se è riscontrabile in una minima parte dei Terroristi Islamici il reale disconoscimento dell’Italiano è altrettanto individuabile una simulazione di non comprensione della lingua agita dalla porzione rimanente, con carattere di opportunità e non continuità (a seconda degli argomenti proposti si assiste infatti a una competenza intermittente dell’idioma).

2.4 Giudizi espressi dai Terroristi Islamici sul Paese di origine

Questo elemento è già stato accennato nella presente esposizione e, approfondendo, risalta come uno dei più importanti; infatti, si assiste a esternazioni assolutamente spontanee (e non richieste) contro le autorità dei Paesi di origine con l’enfatizzazione dei rischi corsi per quanto dichiarato in caso di ritorno negli stessi. Il carattere di strumentalizzazione e di premeditazione di dette asserzioni risulta evidente nelle più svariate circostanze.

2.5 Eventuali discriminazioni

Il ricorso a manifestazioni di pensiero contro i governi delle Nazioni di origine si può accompagnare, sempre in caso di Espulsione, ad affermazioni inerenti la propria sessualità, come motivo di sospensione per l’esecuzione del provvedimento. In particolare, si sono configurate (poco credibili) attestazioni di asserita omosessualità in virtù della violazione dei diritti umani applicata da certe Nazioni in ragione della condizione/preferenza sessuale. Quanto descritto potrebbe portare a una non messa in atto dell’Espulsione in subordine della suddetta violazione dei diritti umani.

2.6 Strategie interne detentive

In questa voce rientrano l’insieme di perizie, consulenze, di natura medica (soprattutto psichiatrica), criminologica e psicologica tese a far emergere, o quanto meno a far sorgere un dubbio, sull’incompatibilità della misura di sicurezza. Si sottolinea come all’interno del circuito detentivo sia data la possibilità di svolgere colloqui con i familiari, previo accertamento dell’identità degli stessi, e come si sia notato che il detenuto, per non fornire le proprie reali generalità, rinunci (anche per diversi anni) alla possibilità del colloquio.

Inoltre, la reale individuazione anagrafica consentirebbe alle forze di polizia di svolgere delle indagini più accurate anche nel luogo di origine e di rintracciare i familiari del recluso e sottoporli a eventuale controllo; questo elemento non è assolutamente da trascurare (nell’ottica elusiva dell’Espulsione) e viene presentato dal ristretto come un meccanismo di protezione per evitare ai propri congiunti di entrare nel meccanismo giudiziario, locale e non, con la costante sottolineatura (riferita dai reclusi e sempre proposta) che nei contesti di origine i familiari degli stessi subirebbero delle vessazioni e delle torture come metodi di costrizione a collaborare.

2.7 Eventuali ulteriori procedimenti penali interni

A fronte del provvedimento di Espulsione si è rilevato come si preferisca restare nelle carceri Italiane piuttosto che tornare da liberi nei Paesi di origine. Il tutto, viene posto in essere con violazioni più o meno rimarchevoli del Codice Penale, per esempio con azioni illecite nei confronti della Polizia Penitenziaria e/o dei Funzionari, atte a subire dei processi nei tre gradi di giudizio (come detto da ristretti, ma successivamente anche a piede libero) ritardanti la misura dell’Espulsione da eseguire.

2.8 Procedure di accompagnamento

Un tentativo di riconoscimento dell’identità personale è attuato dalla Polizia Scientifica, che però si trova di fronte alla frequente mancanza di riscontri da parte dei Paesi di origine che non forniscono informazioni sui soggetti in carico.

L’acquisizione delle impronte del ristretto prossimo all’Espulsione, del quale però si ignora la reale identità, se non confermata dalla Nazione di appartenenza, si configura come un procedimento sterile, nel senso che non da luogo alla certezza anagrafica del generalizzato e soprattutto non può portare all’esecuzione del provvedimento stesso (in maniera coattiva o meno). E’ opportuno sottolineare come la misura studiata non possa essere mai imposta allo Stato di origine, ma debba essere corroborata dell’evidenza dei dati anagrafici dell’individuo. Senza questa condizione (dimostrazione dell’identità e conseguente prova della nazionalità) nessuno Stato può applicare l’Espulsione.

3. Conclusioni

La trattazione proposta enuncia le strategie adottate dai ristretti (connotati da radicalismo Islamico) che dimostrano una caratterizzazione e determinazione inficiante nell’implementazione del provvedimento di Espulsione. Si riscontra come le strategie elencate siano varie e soprattutto inerenti delle procedure che, nella maggior parte dei casi, non sono a esclusivo mandato e competenza delle Autorità Italiane.

Questo aspetto pare essere la criticità maggiore, unitamente alla sovente mancata collaborazione delle strutture operative dei Paesi di origine che non inviano le informazioni anagrafiche richieste, annullando nella sostanza il provvedimento espresso come misura di sicurezza che, in quanto tale, oltre ad avere una funzione di altissima prevenzione, si configura come un dispositivo di legge necessario per tutelare la sicurezza nazionale, anche in stretta relazione alla pericolosità sociale e alla capacità recidivante del Terrorista Islamico, tendenzialmente indottrinato, acritico sui propri principi anti-giuridici e, abitualmente, molto lontano da un reale processo di revisione critica del proprio agito.

Inoltre, non si può non considerare come il ritardare o l’annullare il provvedimento di Espulsione favorisca, in termini di allargamento di opportunità e di allungamento del lasso temporale disponibile, le possibilità di radicalizzazione, sia in un contesto di rafforzamento dell’ideologia terroristica del soggetto attenzionato, sia in relazione al pericolo di proselitismo intramurario e non.

Marco Soddu, MA, Ph.D.
Researcher, Expert Criminologist

Bibliografia

Libri

  1. Soddu, M., Terrorismo, pericolosità sociale e recidiva. Pisa: Pacini Giuridica Editore, 2016.
  2. Ponti, G., Merzagora, I., Compendio di criminologia Milano: Cortina Raffaello Editore, 2008.
  3. Clarke, R.V., Newman, G.R., Outsmarting the terrorists, Praeger Security International/Global Crime and Justice, Westport, Connecticut, 2006.
  4. Cornish, D. B., Opportunities, precipitators and criminal decisions: A reply to Wortley’s critique of situational crime prevention, Wichita State University and Jill Dando Institute of Crime Science and Ronald V. Clarke -Rutgers University. Edited by Martha J. Smith and Derek B. Cornish, Crime Prevention Studies, vol. 16, 2003.
  5. Cornish, D. B., Clarke, R. V. and Felson, M., Opportunity Makes the Thief: Practical Theory for Crime Prevention. (Police Research Series Paper 98.) London, UK: Policing and Reducing Crime Unit, Home Office Research, Development and Statistics Directorate, 1998.
  6. Clarke, R.V., Situational Crime Prevention: Successful Case Studies, 2nd Edition, Albany, NY: Harrow & Heston, 1997.

Riviste e Periodici

  1. Soddu, M., COVID-19 e terrorismo internazionale. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Marzo 2020.
  2. Soddu, M., Il profilo del riconvertito in ambito detentivo – Criticità e prospettive di intervento. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Settembre 2018.
  3. Soddu, M., Prisonizzazione e reclutamento terroristico. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Febbraio 2017.
  4. Soddu, M., Il pensiero terrorista. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Febbraio 2014.
  5. Soddu, M., L’organizzazione del gruppo terrorista. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Febbraio 2014.
  6. Soddu, M., Prevenzione situazionale e terrorismo. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Aprile 2014.

Atti e siti istituzionali

  • DPR 12 gennaio 2015, n.21-Regolamento relativo alle procedure per il riconoscimento e la revoca della protezione internazionale.
  • Decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251.
  • https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=13&art.versione=1&art.codiceRedazionale=098G0348&art.dataPubblicazioneGazzetta=1998-08-18&art.idGruppo=3&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=0
  • https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=9&art.versione=1&art.codiceRedazionale=17A02767&art.dataPubblicazioneGazzetta=2017-04-18&art.idGruppo=2&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=0

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