La storia sotto il tavolo

C’è l’A.D.S. qui? Sì, sì, sì. Il pensiero è muto sotto il Tavolo dei relatori. Eppure da lì viene qualcosa di forte e chiaro. Si chinano le teste eccellenti, vedono però solo fogli strapazzati stropicciati. Hanno assunto la forma di un tamburo di carta. Potrebbe essere questo l’incipit?

Come il Tamburo di Latta questo piccolo scritto contiene un messaggio evangelico: è “il racconto romanzato sulla sproporzione tra le cose da narrare e la difficoltà ed il senso di narrarle” (così Enrico Filippini, Dalla parte del nano, Einaudi pag.34). È questo l’incipit, allora.

La riflessione di chi scrive sui rapporti tra malattia mentale e diritto inizia nel 1970 con la scelta di una tesi di laurea che, in un contesto di analisi critica, evidenzia il contrasto tra l’art. 89 c.p. e l’abbandono, da parte della moderna psichiatria, della concezione organicistica e biologica della malattia mentale.

Segue nel 1977 la pubblicazione, sul n. 39-40, maggio-giugno ’77, dei Fogli di Informazione (Pirella – Tranchina) di “Microeconomia istituzionale, aspetti economici, politici e tecnici dello sfruttamento manicomiale”. Il saggio è scritto in collaborazione con un gruppo di psichiatri (F. Tornesello, M. Nicotera, R. Raimondi, P.Alison ) che lavorano nel reparto “aperto” dell’OPIS di Volterra.

Con il deputato B. Rosa Gelli, psichiatra, partecipa (1983-86) al dibattito che si sviluppa intorno al progetto Grossi, Gozzini, Rossanda, Ongaro, Basaglia ed altri (Imputabilità dell’infermo di mente autore di reato. Abolizione della legislazione speciale per i malati mentali) e le proposte di modifica della Perizia Psichiatrica (v. Seminario “la Perizia Psichiatrica fra Medicina e Giustizia” Roma 31/1/86).

Qui è documentato il lavoro della scrivente con i Servizi di Salute Mentale perché è in questa sede che si è realizzata la partecipazione ad un vero tentativo di “riforma”. Molto vicina alla psichiatria, dunque, la 180 le è sembrata per lungo tempo un punto di arrivo, non appariva necessaria una ulteriore affermazione legislativa della capacità dell’infermo di mente, in quanto già contenuta nella legge 180. Si è poi resa conto che il lavoro, per una operatrice del diritto, poteva cominciare solo “a partire dalla 180”.

Al malato di mente, soggetto in linea di principio capace di agire giuridicamente, bisognava attribuire “gradi di libertà” mentre vivi e forti erano i desideri impropri di tutela, di sostituzione amministrativa, che il semplice atto di revoca della tutela automatica (fondamento dell’altro binomio malattia=incapacità) non era stato sufficiente ad esorcizzare.

Il progetto di riforma delle norme codicistiche

Alcuni Servizi, fra questi il D.S.M. della ASL, con il quale chi scrive qui ha lavorato, decidono non soltanto di evidenziare la necessità di riforma degli istituti di protezione degli incapaci, ma di prefigurarne le modalità operative. Della casistica, dei procedimenti giudiziari, delle teorizzazioni, si darà conto con riferimenti precisi. Se vogliamo, i casi riportati di seguito sono casi comuni, “tipici dell’ambiguità del rapporto tra cronici e familiari, casi come tanti altri”. Si tratta di interventi, per così dire, esemplari e non certo esaustivi. Resta rilevante la scelta garantista che si concretizza, anche, nella richiesta da parte del responsabile del D.S.M. della U.S.L., dopo una riflessione comune, di poter usufruire della consulenza legale in favore dell’utenza e degli operatori. Alla base del nostro lavoro il Progetto di Riforma elaborato dal Prof. P. Cendon a partire dalla “storica” giornata di studio che raccoglie, attorno ad un’idea, ad un progetto, tanti civilisti, fra i migliori. Ma non “tutto in una stanza”.

Le modalità operative attraverso le quali si è “incarnata in casi giudiziari reali, conclusi con sentenza, una rivoluzione culturale silenziosa che si mostra, oggi, in un insolito, prezioso legame passato-presente. I materiali de iure condendo, sono oggi, finalmente, documenti-materiali di raccordo con le modifiche legislative intervenute sul piano del diritto sostanziale ed il commento intende valorizzarne il continuum passato-presente.Un presente enormemente dilatato che è anche un orizzonte di attesa. Il prossimo passo sarà abolire l’interdizione? Ce lo chiedevamo anche noi, sì. Salentini di finibusterrae, sì, sì.

Materiali de iure condendo

Il caso di xxx. è stato descritto e discusso da chi scrive qui nella relazione “Protezione giuridica del disturbato psichico”, agli atti del Convegno di Gorizia “Responsabilità e Libertà in psicopatologia” dell’ottobre 1990. Si cita, dagli atti del procedimento “…in relazione alla nostra richiesta di nomina del curatore al di fuori della famiglia, nella disposizione di cui all’art. 42 4 comma 3 c.c. è da ritenere implicito il richiamo al criterio dell’idoneità all’ufficio…”

E in un’ottica de iure condendo si prevede che il giudice debba tener conto di eventuali indicazioni della persona disabile e che possa ignorarle solo se esse sono contrastanti con gli interessi della persona stessa (art.17 comma 2 – 3 del progetto di modifica titolo XII libro 1° c.c. bozza Prof. P. Cendon ).

Procedimento per interdizione di xxx

Il ricorso è stato proposto da alcuni dei figli dell’interdicendo, gli altri hanno fatto opposizione. Il G.I. ha nominato d’ufficio tutore provvisorio all’interdicendo l’avv.to Giulia Tornesello consulente legale del C.F. e del D.S.M. “con domicilio presso il Consultorio familiare”.

Questo caso è stato descritto e discusso nella relazioni (alle quali si rimanda) “II potere della famiglia nei trattamenti psichiatrici”, agli atti del Convegno C.N.R. Power and MentalHealth, Roma novembre 1991; e nell’intervento preordinato “Responsabilità nelle diverse professionalità” (agli atti Convegno “Responsabilità legale degli operatori del D.S.M.” Lucca ottobre 1992).

Ed ora il paziente lettore penserà: ma costei sarà al Convegno di Roma certamente e non sarebbe stato assai meglio allora scriverne dopo? Ma il fatto è che, chi scrive, a Roma non può andarci per motivi di salute. Non le è stato chiesto nulla che sostituisse la sua presenza in qualche modo. Il silenzio regna sovrano sull’ante.

Long ago, far away… Those things like that don’t happen no more nowadays.

Il grande sonno

Ho sognato di essere in Parlamento. Nella saletta del Cenacolo a Montecitorio partecipavo ad un seminario, un seminario appassionato, rigoroso, “tecnicamente alto”: tutela degli infermi di mente, modifica dell’accertamento di non imputabilità, nuove norme per la perizia psichiatrica! Grazie alla collaborazione con una deputata psichiatra docente universitaria ero invitata a partecipare.

Ho sognato che le ore scorrevano, in quel lavoro appassionato tutti erano tesi, ben svegli. Non dormiva la bella Giannichedda e neppure la Ongaro Basaglia, non dormiva il giovane Pavarini, in realtà nessuno dormiva anche se l’ora di pranzo era trascorsa eccome.

Ho sognato la buvette dove ho mangiato un tramezzino un po’ spaesata da questo luogo tanto criticato e attaccato, “il nido della casta”; ma non sentivo nessuno parlare di escort di olgettine né di Ruby rubacuori. Poi uno psichiatra che ha preso parte ai lavori, Alberto Manacorda, burbero dagli occhi buoni, con baffi barba e pipa mi gratifica per una micro cosa che ho detto: gli è parsa interessante e mi propone di continuare a svilupparla insieme, dico sì, prendiamo i nostri bei fogli intestati che un po’ da casta sono, lo ammetto. Prendiamo appunti.

Ho sognato che tutto il lavoro, l’impegno profuso in quella materia per la modifica delle forme di tutela dei malati di mente, persino per quelli autori di reato non imputabili, ecco, non si sarebbe fermato. Fuori dalle aule esisteva già una Bozza di legge che viveva ed andava avanti grazie a ricercatori, docenti universitari, esperti della materia: tutti svegli.

Ma…

Sono sveglia, sono sempre stata sveglia e, metafore a parte, ogni parola scritta è vera come i nomi delle persone citate nel racconto, così lontano nella sua ricostruzione che forse non lo avrei mai scritto. Ho pensato cose nuove nate dentro di me durante il Grande Sonno Parlamentare.La vittoria definitiva della scienza. Forse algida ed elitaria ma infine benefica. La Scienza prosperava. Prosperavano le biotecnologie, prosperavano le neuroscienze.Ho pensato che appare chiaro come le neuroscienze cambieranno anche il giudizio di imputabilità e saranno i giudici a fare da apripista, come sempre da quando sui legislatori grava il Grande Sonno.

Ho sperato di sorvolare su ogni perplessità (purché i nostri infermi di mente ridiventassero visibili) e con loro magari anche il mio lavoro piccolo ma vivo,vero. Lungo, lunghissimo, senza sonno. Ho pensato di dire persino che sorvolare bisogna, sorvolare sul perché delle perplessità, tante, condivise da tante donne che aveva fruttato la scrittura di un saggio in Via Dogana n.103: “Il pensiero della differenza ha bisogno delle neuroscienze?” (Raffaella Rumiati). Avremmo preso tutto il made in USA come sempre? Come i pacchi benedetti del dopoguerra? No, ho elementi per sperare di no. Ho desiderato concretamente, oggi, di saper guardare alla reale portata delle acquisizioni delle neuroscienze imputabilità. (g.t.)

Note a margine:

* Ecco il Convegno di cui all’incipit

<pPER I DIRITTI – Roma, 4 dicembre 2014

L’Amministrazione di sostegno: primo bilancio a dieci anni dall’entrata in vigore della legge n.6/2004

4 Dicembre 2014 9.00 – 17.30 Consiglio Regionale del Lazio.Sala Mechelli. Via della Pisana n.1301 Roma  Ore 9.00 Registrazione partecipanti. Saluto istituzionale Daniele Leodori Presidente del Consiglio Regionale Lazio. Relazioni: Rodolfo Lena Presidente Commissione Politiche Sociali e Salute Consiglio Regionale Lazio Illustrazione PL “Interventi per la promozione e la diffusione dell’Amministrazione di Sostegno a tutela delle persone fragili”. Dr. Marco D’Alema Direttore DSM ASL RM/ Presentazione del Convegno – Interventi: Prof. Paolo Cendon Università di Trieste: L’applicazione della legge n.6/2004: luci ed ombre (continua)

Per dare spazio a questo Convegno è solo rimandata la pubblicazione della seconda parte di “CTU: Vintage presente e futuro.

Image credits: Shutterstock

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