La domanda che rimane…

La domanda che rimane...La domanda che rimane è: può darsi che cosi come ci sia un istinto morale innato, addirittura probabilmente connotato da geni, ci sia anche un’innata trascendenza o, se vogliamo, un istinto spirituale che – in maniera privilegiata, attraverso una relazione ipnotica – possa favorire una autoguarigione esistenziale e quindi una crescita post traumatica?

 “L’essenza del sentimento religioso non si lascia imprigionare in nessun ragionamento. C’è in questo sentimento qualche cosa che sfugge” (Fëdor Michajlovič Dostoevskij).

In realtà pochi sono gli autori in letteratura a definire l’apparente paradosso di un istinto spirituale nell’uomo. Figli della cultura greca siamo destinatari di un modo duale di concepire l’uomo, mettendo da una parte il corpo, il soma, e dall’altra l’anima, lo spirito. E’ importante quindi andare a ritroso nei secoli fino a raggiungere Tommaso d’Aquino, al quale siamo debitori della prima definizione di istinto spirituale, un istinto che viene preservato per la prima volta e inaspettatamente da una connotazione negativa.

Secondo Tommaso d’Aquino e un altro autore che lo riprende, padre Dominique Moliniè, abbiamo nella nostra coscienza più intima un istinto che è prima di tutto spirituale, e che non è connotato da geni egoisti come alcuni autori hanno sostenuto (Dawkins). Padre Dominique sostiene: ”nessuno osa pensare che ciò che c’è di animale in noi potrebbe non essere egoistico? Sembrerebbe secondo l’autore che ci sia in noi un istinto che, differentemente da quanto si tende a pensare, non sia egoista e volto solamente alla sopravvivenza di sé stesso, ma anche un istinto spirituale, o morale, intellettuale, che possa andare nell’altro senso.

Quello che si vuole sottolineare in questo ambito non è tanto una disquisizione sulla natura più o meno buona, egoista od oblativa, di questo istinto spirituale, quanto affermarne l’esistenza. Esiste nell’essere umano un istinto, un’inclinazione naturale, verso la trascendenza, verso la dimensione spirituale. E questa inclinazione fa parte delle nostre viscere e delle profondità del nostro essere. Dal mio punto di vista è scritta nei nostri geni e scorre nel nostro sangue. E’ un qualcosa che in un modo o nell’altro sembra precederci e soprattutto precedere l’intevento della coscienza.

La nostra natura ultima, cosi come sostiene Moliniè, se si scava e si riesce a raggiungere la fonte organica delle nostre pulsioni, è squisitamente spirituale. E’ una natura che non va “costruita”, ma semplicemente “ritrovata”. Ed è per questo che trovo la strategia ipnotica un metodo privilegiato per superare le soglie difensive e razionali e catalizzare l’espressione di una dinamica spirituale che si esprime in una ricerca di senso e significato.

Lo stesso Dostoevskij in “Delitto e Castigo” in modo geniale coglie come l’unico modo per incastrare l’assassino quello di far leva sulla coscienza morale, su una coscienza che appartiene all’individuo, prima di se stesso e prima dei condizionamenti della società in cui vive. Anche gli esperimenti di Libet mostrano come sia gli ordini coscienti sia i loro supposti effetti derivino da qualcosa che li precede entrambi e che ne è la vera, nascosta, e per ora ignota causa. Secondo Odifreddi, nella sua presentazione del libro “Mind Time” di Libet, l’ipotesi più interessante sembra quella proposta dal fisico Schrödinger, che si può illustrare con una metafora.

Quando i primi uomini sbarcarono sulla Luna il volo della navicella spaziale procedette in maniera automatica fino all’atterraggio, a parte una piccola correzione di rotta effettuata manualmente da Armstrong all’ultimo momento per evitare un ostacolo imprevisto: la coscienza è come quella correzione di rotta, necessaria fino a quando la navicella umana si sarà sufficientemente evoluta per poter procedere completamente col pilota automatico, come già fanno altre specie che noi con infantile superbia riteniamo e chiamiamo «inferiori».

Persino da queste parole emerge come ci sia un qualcosa, questa remota causa, che sembra in ogni caso precederci. In effetti, anche la fisica quantistica ci dice che l’uomo è energia e che l’energia esiste in stadi diversi. Ci sono stati di energia più sottili di quelli che conosciamo solitamente, come il calore, la luce, il suono, detti “campi bioenergetici”, e questi campi contengono informazioni dettagliate circa la coscienza e i processi mentali.

Questa concezione fa sì che ci si allontani dalla normale visione dell’uomo in versione meccanicista, basato sul fatto che il corpo non possa guarire se stesso, e che anzi, ci si avvicini ad una concenzione nella quale c’è un’innata tendenza all’autoguarigione. In questo contesto, l’intento è di mettere in luce come molti autori, diversissimi tra loro – sacerdoti, psicologi, medici,fisici quantistici -, abbiano messo in luce che nell’essere umano, che si voglia chiamare spirito o istinto o coscienza o energia o altro ancora, sembra esserci un qualcosa che “ci precede”, che esiste prima di noi e che ha tendenze di trascendenza e di ricerca di senso.

Rimane affascinante, dal mio punto di vista, mettere in relazione questa propensione naturale alla spiritualità all’approccio ipnotico e agli aspetti di crescita post traumatica in bambini ammalati di tumore. Il tumore resta un trauma molto intenso nella vita di un individuo e il trauma risulta essere una delle modalità di risveglio spirituale.

Quale apertura più grande a questa dimensione che nei bambini, soprattutto nei bambini ammalati di cancro? I bambini, molto più degli adulti, sono aperti, fiduciosi, istintivi, in certo modo più vicini alla dimensione spirituale. Rispondono in modo ottimale alla strategia ipnotica e, più degli adulti, sanno cogliere in modo più intuitivo una dinamica costruttiva in quanto sta loro succedendo.

Ci sono situazioni traumatiche che comportano un arricchimento in termini personali e sociali altrimenti impensabili. Filosofi e religiosi hanno da lungo tempo riconosciuto come l’esperienza di eventi dolorosi possa  rendere le persone più sagge, più  vicine alla verità e/o a Dio. Nietzsche (1888) viene ricordato per l’affermazione provocatoria in cui si sostiene che tutto ciò che non uccide fortifica. Kierkegaard (1843) sostiene che la disperazione è una precondizione assoluta per crescere attraverso gli stadi della maturità.

Anche le discipline psicologiche hanno recentemente cominciato ad interessarsi seriamente al tema degli aspetti positivi del trauma. Secondo Fromm la felicità non è l’opposto del dolore ma è il risultato di una vita produttiva che riesce a trovare un significato alla condizione esistenziale umana con le sue inevitabili sofferenze. In questo senso la produttività comporta una crescita delle proprie potenzialità ed una realizzazione personale.

Tutto ciò si riflette anche nella psicologia esistenziale, all’interno  della quale si sviluppano le prime concettualizzazioni sulla “rinascita” dopo un trauma. Viktor Frankl (1963) sostiene che la sofferenza obbliga le persone a trovare un significato nella vita e che questa ricerca può trasformare una tragedia in un trionfo. La costruzione di un significato della vita, infatti, corrisponde ad uno dei bisogni di base dell’essere umano.

Su questa base Frankl ha sviluppato la logoterapia, un tipo di psicoterapia esistenziale mirata ad aiutare la persona a ritrovare un significato esistenziale ponendo la sua sofferenza in un contesto filosofico e spirituale più ampio. L’ipnosi appare dunque, in questo contesto, come il dispositivo induttore di stati modificati di coscienza la cui peculiarità è quella di catalizzare una sintonizzazione emotiva ed affettiva che costituisce la relazione terapeuticamente orientata. Sapere di contare per qualcuno e di essere importanti, amplifica notevolmente la voglia e le potenzialità di guarigione.

Avere un qualcuno e un qualcosa per cui valga la pena vivere e lottare può cosi diventare contesto nel quale poter trovare  senso e significato anche alla malattia. Per questo l’ipnosi è una procedura essenzialmente relazionale e, per questo, gli effetti e i benefici vanno quanto più possibile condivisi e portati in contesti relazionali. Una volta instaurato il rapport empatico è possibile poi per il cervello umano attivare di moduli di guarigione interna.

Tali moduli sono delle strutture cerebrali concrete e ormai identificate: molti studi sull’effetto placebo definiscono una disattivazione di strutture sottocorticali, un incremento del funzionamento dopaminergico nelle aree associate ai meccanismi di rinforzo e, viceversa, una riduzione nel caso di effetto “nocebo”, forse attraverso la modulazione del release di endorfine (Pennati 2011).

Rimane da approfondire nello specifico come l’ipnosi in ambito pediatrico e oncologico possa risultare particolarmente efficace. Si approfondiranno in un prossimo articolo le dinamiche ipnotiche infantili, facendo riferimento in particolare alle pediatre americane Leora Kuttner e Karen Olness, specializzate nell’utilizzo di strategie ipnotiche e di biofeedback in contesti evolutivi nonché in contesti di emergenza quali i programmi di assistenza umanitaria per i rifugiati.

“We’re playing those mind games togheter, pushing the barries, planting seeds, playing the mind guerrilla, chanting the mantra peace on earth”. John Lennon, Mind Games.

Silvia Giana

Bibliografia

  1. Tommaso d’Aquino, La somma teologica, ESD 2012
  2. Marie Dominique Moliniè, Proposte di meditazione Beati gli ultimi, ESD 1995
  3. Ernest Rossi, La psicobiologia della guarigione psicofisica, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1987
  4. R. Dawkins, Il gene agoista, Mondadori, 1995
  5. F. Dostoevskij, Delitto e Castigo , Mondadori, 2005
  6. B. Libet, Mind Time. Il fattore temporale della coscienza, Raffaello Cortina 2007
  7. Gabriele Prati, Introduzione alla crescita post traumatica, Università degli studi di Bologna, 2005
  8. Vicktor Frankl, Dio nell’inconscio, Morcelliana, 2000
  9. Daniel P. Kphen and Karen Olness, Hypnosis and Hypnotherapy with children, Routledge, 2011
  10. A. Pennati, Dalla trance alla cura: le psicoterapie come teorie della mente in azione, BrainFactor, 2011

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