Il Manifesto degli psicologi indipendenti della Lombardia

MILANO – Più dell’85% degli psicologi della Lombardia hanno detto no all’attuale gestione dell’Ordine e alla riproposizione nelle diverse “liste” dei soliti noti, facendo mancare il quorum elettorale. Oggi i candidati indipedenti presentano un Manifesto congiunto che mette al primo posto la partecipazione diretta di tutti gli iscritti alla gestione dell’ente, cosa mai vista nella storia dell’Ordine…

“Libertà è partecipazione” sostengono Ilaria Datta e Marco Mozzoni, candidati indipendenti al Consiglio dell’Ordine degli Psicologi della Lomabrdia, che oggi hanno pubblicato il “Manifesto del Gruppo degli Psicologi Indipendenti per la Lomabrdia”, che introduce per la prima volta nella storia dell’Opl “principi di responsabilità diffusa e di partecipazione degli iscritti tutti alla gestione della cosa pubblica per perseguire gli interessi generali della professione e non gli interessi parziali delle rispettive aggregazioni, come fino a oggi purtroppo è avvenuto”.

In effetti “la proposta indipendente è l’unica in campo capace di tradurre ragionevolmente nella pratica il bisogno di rinnovamento delle rappresentanze istituzionali, con programmi autonomi realmente trasformativi e modalità partecipative destinate a diventare il modello di riferiemento di una relazione diretta fra consiglieri e iscritti tutti, nessuno escluso, da oggi e per gli anni a venire.”

Davvero innovativa la linea del Gruppo degli Psicologi Indipendenti guidati da Datta e Mozzoni, che vogliono, come succede peraltro nei Paesi Europei più avanzati, un “accesso diretto degli iscritti alla decisionalità consiliare e delle diverse commissioni, anche attraverso referendum consultivi per dare la possibilità a tutti gli iscritti di esprimere online la personale preferenza in merito alle alternative dsponibili e/o la possibilità di formulare proposte, in qualsiasi momento, attraverso sistemi di comunicazione con i singoli consiglieri, che si faranno carico di raccogliere e presentare al consiglio le proposte, secondo criteri da definire e decidere mediante referendum e la predisposizione di apposito regolamento.”

Gli Indipendenti non accettano che l’attuale governo uscente dell’Ordine butti fango addosso ai più di 14.000 iscritti che non si sono recati ai seggi, colpevolizzandoli del mancato raggiungimento del quorum – come è successo a ridosso delle elezioni con una mail del presidente –, come fosse solo un problema degli altri la disaffezione generale che si respira nei confronti dell’ente: gli indipendenti ritengono infatti che “un ordine professionale abbia il dovere di impegnarsi per poter essere percepito dai suoi iscritti come utile e facilmente avvicinabile”, come si legge nel Manifesto.

Gli psicologi indipendenti della Lombardia hanno dunque dato vita a un gruppo che nasce come “movimento spontaneo e informale” e “non prevede adesioni né regolamenti né quote associative”, ma  “è aperto alla partecipazione di tutti gli psicologi che abbiano voglia di proporre idee, condividendole e discutendole in totale libertà e responsabilità, nelle modalità della civile convivenza.” Non per niente il motto del gruppo è “Libertà è partecipazione”, con autorevole citazione di Giorgio Gaber.

Gli indipendenti non si sentono infatti di “appartenere a nessuna lista o associazione che si occupa di politica professionale perché da nessuna di queste ci sentiamo rappresentati; vogliamo altresì mantenere la nostra autonomia di pensare e di agire nell’interesse generale della professione, cosa difficile a realizzarsi quando si è tenuti a rispondere e a sostenere i soli interessi parziali dell’aggregazione di appartenenza.” Non fa una grinza.

Se tanti psicologi che hanno voluto manifestare col proprio non voto il proprio disappunto nei confronti del vecchio che si ripropone, volessero decidersi per un passo verso il seggio, in questo momento storico, votando tutti i candidati indipendenti “in blocco” (per renderli davvero competitivi con i candidati delle liste, che si fanno votare tutti insieme per moltiplicare magicamente i consensi), potranno cambiare davvero le cose. Per la prima volta nella storia dell’Ordine. Liberi e partecipativi. Tutti insieme, verso il futuro che li attende.

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