Giustizia: umana, troppo umana…

Giustizia: umana, troppo umana...Siamo sicuri che le sentenze dei Tribunali si basano solo su Leggi e fatti? Le decisioni dei Giudici fanno affidamento solo alla parte razionale del cervello o possono essere influenzate anche da “variabili estranee”, come ad esempio… la vicinanza della pausa pranzo? Shai Danziger dell’Università di Negev, in collaborazione con la Columbia di New York, ha studiato il fenomeno, anticipando i risultati su Pnas.

Danziger e colleghi hanno seguito il lavoro di otto giudici israeliani in 50 giorni di lavoro, distribuiti in un periodo di dieci mesi, per un totale di oltre mille casi giudiziari presi in esame. Le persone accolte in giudizio chiedevano la libertà sulla parola, la rimozione dei dispositivi di telesorveglianza o il trasferimento in altro carcere. Ogni caso è stato registrato in base al tipo di decisione del collegio (favorevole o non favorevole alla richiesta) e al momento della giornata in cui tale decisione è stata presa.

Risultato? All’inizio della giornata i giudici si pronunciavano maggiormente a favore delle istanze, per la precisione nei due terzi dei casi (circa 65%); percentuale che diminuiva inesorabilmente con il passare del tempo, fino a raggiungere, verso il termine della sessione, in prossimità della sospensione dell’udienza per la pausa pranzo, lo 0% di accoglimento delle richieste sottoposte al collegio. Al rientro dalla pausa pranzo la “clemenza” del collegio ritornava ai valori iniziali, con maggiore benevolenza appena dopo la pausa e, a distanza di ore dalla stessa, una disponibilità fin quasi a zero nei confronti delle richieste.

Secondo gli Autori, lo stress mentale accumulato nel processo decisionale reiterato spingerebbe i giudici a propendere verso soluzioni “più semplici”, che nella fattispecie sembrano essere quelle che mantengono immutate le condizioni del detenuto: la valutazione di non variare le condizioni del detenuto richiedeva infatti meno tempo (5,2 minuti), rispetto alla valutazione per il recepimento di nuove richieste (7,4 minuti); in questi casi anche il provvedimento risultava più breve (47 parole), rispetto a un provvedimento destinato a giustificare un cambiamento dello status quo del detenuto (90 parole).

“Non possiamo inequivocabilmente determinare – dicono i ricercatori – se basti una semplice pausa di relax o sia necessario nello specifico una pausa pranzo (cioè con assunzione di cibo) per ristorare le risorse mentali dei giudici (i cui livelli prestazionali non sono stati peraltro misurati, come ammettono gli stessi ricercatori – NdR), perché nello studio sono state considerate solo le sospensioni delle udienze finalizzate al pasto; lo stesso dicasi per la variabile ‘umore’ (il cui valore potrebbe essere differente prima e dopo la pausa), che non è stata analizzata”.

“Nella prospettiva del detenuto comunque – concludono gli Autori – già da questi dati si può evincere un chiaro vantaggio a comparire in fase iniziale di sessione, cioè in apertura di udienza o immediatamente dopo la sospensione per la pausa pranzo”…

Reference:

Danziger S. et al. Extraneus factors in judicial decisions. Proc Natl Acad Sci U S A. 2011 Apr 11.

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