Giovani, un milione fra alcol, droghe, suicidio

Giovani, un milione fra alcol, droghe, suicidio.MILANO – Sarebbero un milione i giovani fra i 14 e i 18 anni che fanno uso di alcol e droghe. Il 20% fra i 15 e i 34 anni ha assunto o assume attualmente ecstasy, il 23% cannabis, il 2% cocaina; 8 su 10 (80%) bevono alcolici. Ogni anno, poi, sono 30.000 i ragazzi che tentano il suicidio. E 120 ci riescono. Sconcertanti i dati resi noti oggi dalla Società Italiana di Psichiaria (SIP), in congresso a Milano.

In aggiunta, si stimano in 300.000 i giovani che “pensano al suicidio”, pari a dieci volte rispetto a chi poi lo tenta davvero. “Mancano strutture in grado di seguire e curare questi adolescenti con forte malessere psichico: scuola e famiglia sono chiamate ad accorgersi dei segnali di sofferenza per intervenire prima che sia troppo tardi. Vediamo che il consumo di alcol anche nel nostro Paese sta aumentando nella fascia d’età giovanile e che il primo incontro con un alcolico è sempre più precoce; crescono inoltre i tentativi di suicidio e comportamenti parasuicidari ad alto rischio a cui purtroppo si dà ancora poca importanza, come la moda di procurarsi volontariamente ferite e tagli. In tutti questi casi ci sono disturbi dell’autocontrollo e impulsività che possono essere acuiti dall’abuso di sostanze e da patologie mentali sottostanti”, ha spiegato Massimo Clerici, docente di psichiatria all’Università di Milano Bicocca.

Alcol e sostanze spesso vanno a sommarsi a disagi psicologici degli adolescenti: gli psichiatri stimano infatti che uno su tre soffra di ansia, quasi il 15 % di disturbi dell’umore che nella maggioranza dei casi compaiono intorno ai 13 anni. In alcuni casi sono proprio le sostanze stupefacenti a portare a galla il malessere psichico, in altri accade l’inverso. Ma quando i fattori si sommano l’effetto può essere devastante e portare a comportamenti auto ed eteroaggressivi. Così si stima ad esempio che dal 5 al 15% degli adolescenti pensi al suicidio, mentre ogni anno tenta di togliersi la vita circa l’1 % dei ragazzi; il 10% riprova nel giro di sei mesi dal primo tentativo, il 40% entro meno di due anni. I decessi per suicidio in Italia sono circa 120 ogni anno, con i ragazzi che si tolgono la vita sei volte più spesso rispetto alle ragazze; si tratta della terza causa di morte nella fascia d’età adolescenziale ed è perciò un problema su cui è necessario porre l’attenzione.

“Per affrontare bene il disagio psichico negli adolescenti avremmo bisogno di servizi dedicati, di cui l’Italia purtroppo è molto carente. L’età adolescenziale è una sorta di terra di mezzo per cui né i servizi di neuropsichiatria infantile, per lo più gestiti da pediatri, né i servizi psichiatrici per adulti sanno dare una risposta ideale. Anche i servizi per le tossicodipendenze e quelli psichiatrici spesso sono scollegati fra loro, così non di rado il paziente viene perso nel balletto fra l’uno e l’altro. Servirebbe invece una razionalizzazione delle risorse e la creazione di centri dedicati all’adolescenza, anche perché ormai è noto che intercettare il malessere psichiatrico prima possibile è fondamentale per riuscire a risolverlo anche una volta diventati adulti”, ha aggiunto Claudio Mencacci, presidente del Congresso e direttore del dipartimento di Psichiatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano.

“Purtroppo oggi la prevenzione e l’osservazione dei comportamenti a rischio è demandata a scuola e famiglia, che troppo spesso sono senza risorse per capire e finiscono per rimpallarsi responsabilità senza venire a capo del disagio dei ragazzi. Famiglia e scuola infatti scambiano spesso il comportamento inadeguato in classe o in famiglia per un problema educativo, mentre spesso i segnali di malessere sono semplicemente la manifestazione di un disagio mentale più profondo. Quando un giovanissimo è difficile perché ha un rendimento scolastico altalenante, problemi di socializzazione o comportamenti a rischio, non deve essere etichettato come un ragazzo problematico. Bisogna indagare sui motivi delle difficoltà e capire se alla base c’è una patologia psichica. Importantissimo anche valutare e controllare le attività dei figli in rete: purtroppo sul web si trovano siti di ogni tipo molto pericolosi, che ad esempio consigliano come trovare le droghe più diverse o i metodi per tentare il suicidio”, ha concluso Eugenio Aguglia, presidente della Società Italiana di Psichiatria.

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