Dipendenza droga, oggi la si può combattere con nanoparticelle

nanoparticelleAll’Università di Buffalo (UB) è stata sviluppata una nanoparticella stabile, somministrata nei neuroni dopaminergici, capace di rendere silente, cioè di “spegnere”, il gene responsabile della dipendenza dalle droghe. Lo annuncia un comunicato stampa dell’omonima università. I risultati della ricerca, realizzata dall’Institute for Lasers, Photonics and Biophotonics in collaborazione con l’UB Department of Medicine, è stata pubblicata ieri in anteprima su Proceedings of the National Academy of Sciences (Adela C. Bonoiu et al., Nanotechnology approach for drug addiction therapy: gene silencing using delivery of gold nanorod-siRNA nanoplex in dopaminergic neurons, PNAS, published online before print March 23, 2009).

“Questa scoperta significa che in un prossimo futuro saremo in grado di sviluppare un nuovo e potente agente farmacologico efficace su un ampio ventaglio di dipendenze da sostanze; ma il vantaggio di questo nuovo approccio terapeutico sta nel fatto che esso potrà essere utile un domani anche a chi soffre di Parkinson, cancro, danni neurologici, disturbi pichiatrici, demenza da AIDS e asma, per i quali disturbi sono già in corso studi sperimentali”, ha dichiarato Paras N. Prasad, direttore esecutivo dell’UB Institute for Lasers, Photonics and Biophotonics e coordinatore del gruppo di ricerca, come si legge nel comunicato.

“Le nanoparticelle si sono rivelate un modo sicuro ed efficace di somministrare a un’ampia varietà di tessuti, farmaci nuovi e altamente sofisticati, in grado di spegnere i geni anomali”, aggiunge Stanley A. Schwartz, direttore della Division of Allergy, Immunology and Rheumatology della UB School of Medicine and Biomedical Sciences, coautore dello studio.

In pratica, i ricercatori UB hanno sviluppato una tecnica innovativa di silenziamento di DARPP-32, una proteina del cevello conosciuta per avere un ruolo scatenante della cascata dei segnali implicata nella dipendenza do droghe. La DARPP-32 è una proteina cerebrale che facilità i comportamenti di dipendenza. Rendendo “silente”, con una tecnica chiamata “short interfering RNA” (siRNA), il gene che codifica la DARPP-32è possibile inibire la produzione di questa proteina, in modo da prevenire la dipendenza da sostanze.

“Silenziando questo gene è possibile diminuire il craving fisico per la droga”, spiega Adela C. Boniou della UB.

Il problema di trovare un modo sicuro ed efficace di somministrare il siRNA, di per sé instabile, è stato ovviato dai ricercatori UB combinando per la prima volta le molecole di siRNA con nanoparticelle di forma cannulare, chiamate “nanorods”.

“E’ la prima volta in assoluto che si utilizzano le nanotecnologie a fine terapeutico, per silenziare geni nel cervello, utilizzando tecniche RNA stabili e sicure”, sottolinea Supriya D. Mahajan della UB.

Sono già nell’agenda dei ricercatori dell’Università di Buffalo esperimenti con nanotecnologie in vivo.

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Marco Mozzoni
Direttore Responsabile

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