CTU: vintage, presente, futuro (parte seconda)

PROLOGO – “Radical simply means grasping things at the root”. Nell’accezione di Angela Davis: “radical simply means grasping things at the root” (radicale significa semplicemente cogliere le cose alla radice).

Integrazione

A Gorizia, il 22 e il 23 di giugno [1974], si tenne il primo convegno nazionale di Psichiatria democratica: “la pratica della follia”. Gianfranco Minguzzi, professore di Psicologia clinica all’Università di Bologna, segretario provvisorio del comitato costituente Psichiatria Democratica, apre i lavori nell’affollatissima assemblea in una palestra di un liceo goriziano.

<<La sua relazione inizia riconoscendo che negli ultimi anni sono state tentate con alterni successi, da parte di singoli e di gruppi, esperienze di lotta alle strutture istituzionali, di iniziative alternative, di critica all’ideologia scientifica. Dice con soddisfazione che ormai la lotta antistituzionale iniziata come momento specifico di critica pratica al manicomio è estesa a tutte le strutture emarginanti e oppressive dalla scuola autoritaria agli istituti per minori e quelli per minorati agli stessi (nascenti) centri di igiene mentale. Parla così delle iniziative di gestione alternativa, intendendo con questo nome che definisce approssimativo, le esperienze di assistenza extramanicomiale, nel territorio che si rivelano ricche di interesse soprattutto per il loro aspetto politico in quanto pongono in modo palese la questione del collegamento con le altre forme di intervento sociale e sanitario… Passa, dopo altre riflessioni a un’ultima questione che ritiene, forse, la più rilevante e costitutiva, la critica all’ideologia scientifica. Sottolinea che questa trova la sua validazione proprio perché nasce dalle esperienze pratiche in atto e ha fatto giustizia di molte conoscenze ritenute neutrali e che invece hanno dimostrato palesemente il loro carattere di copertura ideologica delle contraddizioni insite nel rapporto diseguale fra gli uomini. Nel passaggio successivo, proprio per sottolineare la rilevanza dell’affermazione precedente, mette in guardia dal rischio che la critica all’ideologia non diventi essa stessa ideologia, rifiuto incondizionato della scienza, affermazione di posizioni praticistiche […]>>

Da “Non ho l’arma che uccide il leone” di Peppe Dell’Acqua, Edizioni Alpha Beta Verlag.

Oggi è il primo giorno di febbraio: la scrittura di questo pezzo, iniziata nei primi giorni di gennaio, procede con lunghe pause. Come un senso di cosa incompiuta, perché? L’incipit, una citazione autorevole. Frutto di lunghe riflessioni che hanno segnato per chi scrive giorni dell’Avvento, lei pensa .“Sarà”. Nella pace lenta come la neve esitante che imbianca il Salento in un inedito inizio d’anno.

E allora?

Sulla scrivania libri fogli il Mac fedele e una bottiglia di Pinot Grigio Felluga 2011 Cormano (GO), ottima azienda ottima annata. È difatti un dono. Ma nel 2011 chi scrive si è ammalata, pessima annata. Fra poco dovrà tornare a Milano ancora per motivi di salute. Ma quel giallo paglierino  con riflessi oro antico… Apre la bottiglia profumo di rosa selvatica e di agrumi. Una mutazione gemmaria del Pinot nero, il miglior vino del Friuli.

Dopo il primo bicchiere, ricorda.

Gorizia 1974. Un gruppetto di giovani psichiatri democratici che arrivano da Roma dalla Toscana dal Salento per il Convegno hanno preso alloggio in Convento. Pasto alla mensa dei frati. È come se comunicassero col dono del cibo. Preparato dai frati con gusto, per il gusto. Volano le battute toscane ma l’aria resta tersa: nessuna bestemmia nonostante il ricco fantasioso repertorio locale, “l’è un toscano, si sa”. Ma no, non qui non ora.

Nasce l’empatia che l’ultima sera del soggiorno in Convento ha un riconoscimento ufficiale.

I frati tirano fuori il miglior vino friulano bevono tutti laici e religiosi, alla stessa tavola e poi, dopo qualche bottiglia, i frati agli psichiatri: cantate il Te Deum in latino con noi?

La partita finisce a pari punti. Parlano le robuste radici cattoliche  di  alcuni di loro? Forse. Per gli altri la bellezza del Canto riposava quieta nell’anima adolescente ora adulta, curiosa di intendere, di comprendere. È tornata alla mente, nella notte di Gorizia. Un edonistico intreccio di consonanze parallele.

Grazie Franco Basaglia.

Contestualizzazione

Forse c’è una spiegazione alla lunga gestazione (evidenziata sopra) delle parole per dire, per scrivere, esistere. L’ha trovata, chi scrive, rileggendo l’incipit lasciato lì, l’ha trovata grazie al Pinot, “Al Perdòn de Gorizia”, al Prologo insomma. Sono trascorsi tanti anni da allora. Cosa ne è dei principi diventati parole, nuove norme  passando attraverso l’esperienza personale? Quanto si è inverato e soprattutto è rimasto in piedi attraverso la trasformazione simbolica? Non tutto, non per tutti.

Ricordate che maschi annichiliti hanno accolto come atto dovuto l’inclusione del femminile non attratti dai principi cardine dai quali non si sentivano ( e non si sentono) interpellati, pronti subito a chiudere lì il discorso?

Ebbene, così una parte della psichiatria, annichilita anch’essa, sentendosi ancor meno interpellata personalmente ha reagito alla dovuta inclusione dei nuovi principi fondanti col vigore della tecnica maestria accademica. Nell’intento indubbio di mandarli gambe all’aria.

Giunge proprio a proposito un esempio pratico di questi “tentativi” dotti ma trasparenti nell’intento. Un momento processuale di replica da parte del CTP alla CTU depositata in atti in merito all’attendibilità o meno di XXX. Ecco cosa scrive, fra l’altro, il CTP:

[…] Devo rilevare che, tra la posizione culturale dei CTU e quella del sottoscritto c’è una indiscutibile dicotomia. Ciò che a loro appare un dato oggettivo di scarso interesse “mai sarebbe stato in carico presso le strutture pubbliche psichiatriche avendo i genitori optato per il circuito privato” (pag. 6), a me (così il CTP n.d.r.) appare una scelta di grande impegno più che mai da parte di una famiglia di scarsi mezzi economici, per consentire a XXX quelle chances che la malattia da una parte, la disorganizzazione del settore riabilitativo pubblico dall’altra, avrebbero negato.

Così come viene liquidata con sbrigative e negative considerazioni (pag.xx) la lotta sostenuta dalla famiglia XXX per rimuovere da XXX, se non l’onere della malattia, almeno quello dello stigma.

Che è l’obiettivo di una battaglia planetaria che l’OMS sta conducendo. E queste considerazioni non sono soltanto la riproposizione ideologica e non scientifica di idee personali del CTP di XXXXXX: come ho già ricordato nella prima consulenza, soprattutto il prof. Fornari -ma anche altri Autori- sostiene che la perizia mirata a valutare l’attendibilità di un minore o di un insufficiente mentale non potrà essere la classica perizia psichiatrica, quella tesa a localizzare la valutazione “al momento dei fatti”.

Questo tipo di perizia dovrà invece essere una perizia prevalentemente psicologica, e dovrà adeguatamente contestualizzare il periziando. Ma contestualizzare significa anche cercare di capire: anche se si tratta di scelte (culturali, politiche, psicologiche) che non collimano con quelle dei CTU.

Questa, e non la forzata aridità dei dati, è l’oggettività loro richiesta. Invece, nonostante le raccomandazioni di Fornari, di Bruno, di Ferracuti, i due CTU si tuffano in una puntigliosa quanto pleonastica valutazione diagnostica. Perché il nodo dei quesiti non era l’accertamento diagnostico tout court, a meno di non voler stabilire un criterio del tutto rivoluzionario in psichiatria forense: ovvero quello della corrispondenza pedissequa tra diagnosi e valutazione medico-legale.

Alla faccia di sessant’anni di psichiatria forense, da Muller Suur a Fornari.

È vero, XXX è affetto da un deficit intellettivo elevato, il suo Q.I. è basso (che si opti per il 48 della dr.ssa XXXX o il 56 riscontrato in precedenza della dr.ssa  XXXXX), ma questo non fa di lui un soggetto automaticamente inattendibile. La sua attendibilità -o inattendibilità- deriva dalla sua psicologia personale, dal suo vivere il contesto, dalle sue relazioni.

Non torno a ripetere quanto più volte ribadito nella prima consulenza, ma non c’è un solo rigo, nella relazione dei CTU, che dia una motivazione in merito al loro giudizio di inattendibilità. Che cala, improvviso ed inaspettato, in sede di conclusioni, senza alcuno sforzo di motivarlo. O magari inaspettato no, visto il percorso seguito dai periti e le indubbie forzature più volte segnalate […] (Dott. Francesco Tornesello Psichiatra).

Ha iniziato, il Dott. Tornesello dalle strutture territoriali, proprio da bisogni anche urgenti, esigenze semplici delle persone semplici ma che interrogando il diritto  ricevono una risposta inadeguata o per eccesso  così che la persona nella “tutela giuridica” si annichilisce o l’esigenza urgente insoddisfatta prevale sulla persona e sarà questa latenza ad annichilirla. Abbiamo lavorato insieme più volte. Casi che sono stati poi pubblicati a firma di entrambi nel saggio “La segregazione del familiare debole” in Trattato breve dei nuovi danni a cura di P. Cendon, CEDAM 2001, vol. II: “Caso n. 2, La morte e la fanciulla; Caso n. 3, Volpi a colazione; Caso n. 4, Costruirsi la prigione ed altri).

Una collocazione inclusiva nel mondo così com’è?

Sino ad ora abbiamo parlato di una “presenza” riconosciuta ma senza reale trasformazione simbolica, senza modificazione del senso delle cose.

Ciò non si avverte solo in Tribunale, nel Forense. Certo, come qui sia evidente, chi scrive ha cercato sino ad ora di dimostrarlo. Una “tradizione” che aspira a farsi tale parallela o complementare, in un tempo di collasso delle tradizioni? Chi rischia di mandare gambe all’aria chi?

Naturalmente non è semplice per noi oggi guardare al futuro e quindi al rapporto con le nuove generazioni e ad esempio in Università, dove manca la conflittualità che oscura l’orizzonte, si avverte chiaramente e forte  la insufficienza della tendenza a “saturare la realtà con nuove mappature del territorio discorsivo”. Una folla di rappresentazioni: si pensi alla citazione delle intriganti perizie al paragrafo due, eppure…..

<<un pensiero già tutto compiuto ricondotto all’alveo canonico della trasmissione accademica e gravato per di più dal “difetto” della sua parzialità>> (così A.M.Piussi).

Nuove aperture impreviste attraverso le quali far passare “il desiderio di scambio” un po’ spento per tutte/i noi “quello anche ‘fra me e me’: cosa dar via per avere cosa”?

Per chi scrive  sono state la conoscenza del Presidente di Integrational Mind Labs, Società Scientifica costituitasi a Milano nel 2012: “un approccio integrazionale allo studio del funzionamento mentale in Italia e nel mondo, con particolare attenzione al contesto accademico, della ricerca, della formazione e della pratica clinica”.

Da lui la consapevolezza che la fiducia più alta, più difficile riguarda le libertà altrui, le cui forme non possiamo sapere ma solo accettare nella loro imprevedibilità anche nel rischio di non darsi, non per tutte/i. Rimettersi in movimento senza fissarsi nel godimento della ricchezza accumulata.

Ma la vita talora si mette di traverso, così è stato dal 2011 (ved. par.1).

È arrivata da poco la collaborazione con la Rivista Scientifica http://brainfactor.it

Nei tre articoli pubblicati è evidente l’intenzione di correre il rischio di partire da sé, mostrare il luogo da cui si parla, legare il passato col presente. Chi si farà passaggio potremmo essere noi e tutti coloro ai quali avremo comunque consegnato insieme a qualcosa di mutato  che è “il gusto di giocare a distanza con le tradizioni”, la libertà insomma.

(g.t.)

Image credits: Judge gavel (from Shutterstock)

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