Crisi, superare lo steccato delle scienze economiche

Crisi, superare lo steccato delle scienze economiche.Quello dell’attuale crisi economica è un tema che oramai non è più possibile restringere esclusivamente ai comparti dell’economia. Già nel 2001 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva lanciato gli allarmi. L’Eurobarometro della Commissione Europea e numerosi congressi medici hanno trattato l’argomento denunciando un drastico aumento di stati depressivi, ansia e stress, oltre che di suicidi.

Ma perché il mondo più ricco e civilizzato trova difficoltà ad affrontare la crisi soprattutto quando ha a disposizione tutti gli strumenti (psicologici e di supporto) per poterlo fare? La risposta è complessa e di certo non può venire soltanto da quelle scienze come l’economia impegnate nel cercare soluzioni pratiche immediate, ma da quelle che si occupano più del “profondo” dell’uomo come la psicologia o le discipline di relazione d’aiuto come il counseling.

Il primo aspetto da considerare è il fatto che il benessere psicologico di una persona deriva dal confronto della sua situazione (economica, lavorativa, familiare, relazionale ecc.) con quella degli altri e dalla sua “percezione” di aver ricevuto di più rispetto alle necessità materiali e spirituali personali. Questo meccanismo crea nell’individuo una continua ricerca di realizzazione misurabile soprattutto con modelli fisici e tangibili da poter mostrare agli altri: ne sono un esempio i telefoni cellulari più sofisticati, le automobili più grosse e potenti, le vacanze fuori stagione in luoghi esotici o case sempre più grandi.

Capite che se questo coincide con avversità economiche o difficoltà legate alla possibilità di acquisto di beni prestigiosi crea nella persona una inversione di tendenza che produce da una parte stress da iperattività per pareggiare i bilanci, e dall’altra ansia e depressione per il mancato raggiungimento degli obiettivi. La risposta del buon senso sarebbe quella di fermarsi, riflettere e mettere un freno alle aspirazioni più difficili da realizzare; ma la logica del “sapersi accontentare” e del “dover dimostrare qualcosa agli altri” non sempre si sposano soprattutto negli ambienti in cui “apparire” conta più di “essere”.

A questo punto è necessario fare una scelta tra esteriorità o interiorità ed è indispensabile farsi aiutare nel passaggio. Purtroppo molto spesso sia le relazioni di aiuto, quali il counseling, che la psicologia e le psicoterapie tradizionali sono ancora percepite come strumenti per quei pochi che ne hanno necessità esclusivamente cliniche: la maggioranza predilige il “fai da te”, con scarsi risultati. Al contrario credo che proprio le relazioni di aiuto, quali il counseling o il sostegno psicologico, siano lo strumento ideale per indurre e aiutare le persone a colmare quel senso di squilibrio che si crea tra interiorità ed esteriorità. Ciò non significa che questi strumenti debbano portare le persone ad un livello prettamente “spirituale” o “religioso”.

Sicuramente possono ridimensionare le situazioni mostrando i vari aspetti della realtà in cui viviamo aiutandoci a distinguere quelli che sono prioritari da quelli necessari e da quelli superflui. Si tratta di una rieducazione all’esistenza e alle cose importanti. Solitamente proprio analizzando e rivedendo i propri punti di forza e di debolezza le persone riscoprono capacità innate che si rivelano nuove possibilità adatte ad affrontare la crisi. In questo modo le persone, per esempio in un percorso di counseling, essendo costrette a fare un riesame dei loro atteggiamenti e del valore legato agli aspetti della loro vita, sono portate a riscoprirsi prima di tutto come identità, poi come professionalità. Di conseguenza migliorandosi nel sé trovano la possibilità di migliorarsi anche nei loro ambiti professionali.

Per questo ritengo che aiutare le persone ad essere soddisfatte di loro stesse sia altrettanto importante che cercare soluzioni alla crisi economica e sociale. Uscire dal tunnel è cercare di vedere la luce e volerla raggiungere: il counseling può aiutare in questo percorso soprattutto prevenendo sia lo stress creato dalla ricerca della luce e sia l’ansia che nasce nel non trovarla o nel non saperla trovare da soli.

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