Criminali psicopatici, vittime del loro cervello?

Criminali psicopatici, vittime del loro cervello?Rispetto ai criminali “comuni”, i criminali psicopatici presenterebbero una minore integrità strutturale cerebrale e una ridotta connettività funzionale della corteccia prefrontale. Lo sostiene uno studio delle università del Wisconsin e del Nuovo Messico, pubblicato sul Journal of Neuroscience. Quali le implicazioni scientifiche, cliniche e legali di tali “associazioni” fra psicopatia e anormalità cerebrale?

Le teorie che sostengono una “base neurobiologica della psicopatia” parlano generalmente di una disfunzione a livello dei circuiti neurali localizzati nella corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC), che è nota avere un ruolo nell’empatia e nel senso di colpa. Ma – secondo i ricercatori americani – “a oggi sono pochi gli studi di neuroimaging ad avere verificato direttamente se la psicopatia può essere associata a specifiche anormalità strutturali e funzionali all’interno di questa area del cervello”.

Con una metodica di neuroimaging a tensore di diffusione (DTI), il gruppo di ricerca di Madison – Albuquerque avrebbe colmato questa lacuna, dimostrando che la psicopatia è associabile a una ridotta integrità strutturale del fascicolo uncinato destro, la principale via di connessione fra la corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC) e il lobo temporale anteriore.

Inoltre, con la risonanza magnetica funzionale (fMRI) gli americani avrebbero dimostrato, dati alla mano, che la psicopatia è associabile anche a una ridotta connettività funzionale fra la vmPFC e l’amigdala (che modula le emozioni, principalmente paura e ansia), e fra la vmPFC e la corteccia parietale mediale. Lo studio è stato condotto confrontando gli “scan” dei cervelli di 20 carcerati diagnosticati come “psicopatici” con quelli di 20 carcerati non psicopatici.

“Insieme, questi dati convergenti confermano l’ipotesi della ridotta connettività della corteccia prefrontale ventromediale quale caratteristica neurobiologica tipica della psicopatia”, dice Michael Koenigs, professore di psichiatria alla University of Wisconsin School of Medicine, coordinatore dello studio. “Queste strutture del cervello – aggiunge Koenigs – che regolano le emozioni e il comportamento sociale, sembrano non comunicare fra di loro come dovrebbero”.

Alla notizia della pubblicazione dello studio ha preso vita rapidamente in questi giorni un dibattito serrato sulle testate di tutto il mondo, scientifiche e non, dal quale emergono le potenziali implicazioni cliniche e legali di tali “dimostrazioni”, che si possono bene riassumere in una semplice domanda: “Bad or Mad”? Cattivi o malati? E i giornalisti, che per mestiere sono abili a “titolare” ad effetto, così propongono la notizia: “I criminali psicopatici sono vittime della loro stessa biologia, come suggerisce uno studio” (titolo del canadese National Post).

Nel filmato: Los Cuates de Sinaloa, “Negro y Azul”, opening song di Breaking Bad, S2, E7; serie televisiva ambientata in Nuovo Messico

Proprio di questi temi, che toccano le questioni fondamentali della neuroetica e del rapporto fra neuroscienze e società, si parlerà a Roma (CNR, Aula Marconi) il 15 Dicembre al convegno Neuroetica e Tribunali. Profili di responsabilità morale, legale e sociale nella prospettiva delle neuroscienze, organizzato dall’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISGI-CNR) in collaborazione con la Sezione di Storia della Medicina della Facoltà di Farmacia e Medicina della Sapienza Università degli Studi di Roma e con il Dipartimento di Filosofia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma Tre. Fra i relatori: Adina L. Roskies del Darmouth College, con una lectio su “Brain scans in the courtroom: rethinking the threat”, Giuseppe Sartori, Pietro Pietrini, Mario De Caro, Amedeo Santosuosso, Gilberto Corbellini, Andrea Lavazza.

Reference:

Julian C. Motzkin, Joseph P. Newman, Kent A. Kiehl, and Michael Koenigs,  Reduced Prefrontal Connectivity in Psychopathy , The Journal of Neuroscience, November 30, 2011 • 31(48):17348 –17357

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