Cervello, preghiera e… risonanza magnetica

DioAll’occhio imperscrutabile della neuroimmagine non poteva certo sfuggire la dimensione religiosa dell’umano… Ed ecco lo studio dell’Università di Aarhus, Danimarca, che individuerebbe nelle regioni temporopolare, prefrontale mediale, temporoparietale e del precuneo le aree di maggiore attivazione durante la preghiera spontanea (U. Schjoedt et al., Highly religious participants recruit areas of social cognition in personal prayer, Social Cognitive and Affective Neuroscience, 2009).

Allo studio, realizzato con risonanza magnetica funzionale (fMRI), hanno partecipato quali soggetti sperimentali 20 devoti danesi, “radiografati” sia durante preghiere formali, sia durante preghiere spontanee.

“I risultati – dicono gli Autori – supportano l’ipotesi che le persone religiose, che considerano reale il loro Dio e capace di ricambiare la richiesta espressa dai fedeli, sarebbero caratterizzate da attivazioni nelle aree del cervello deputate alla cognizione sociale, durante la preghiera”. Dunque, concludono i danesi, “pregare Dio non sarebbe che un’esperienza intersoggettiva, comparabile con l’interazione interpersonale”.

Be the first to comment on "Cervello, preghiera e… risonanza magnetica"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.