Cervello, manager e slot machine

Cervello, manager e slot machine

MILANO – La risonanza magnetica piace proprio a tutti. Anche ai ricercatori della Bocconi, che insieme a quelli del San Raffaele e di ETH Zurich hanno realizzato uno studio sul cervello dei manager “che collega la ricerca di management strategico alle neuroscienze”. I manager erano impegnati a giocare alle slot machine…

Maurizio Zollo (Dipartimento di Management e Crios Bocconi), Daniella Laureiro-Martinez, Stefano Brusoni (entrambi ETH Zurich), e Nicola Canessa (Università Vita e Salute San Raffaele) hanno scoperto che “gli individui che scelgono un atteggiamento intensivo (crescita dell’efficienza lungo traiettorie date) mostrano schemi di attività cerebrale associati alla ricerca di ricompense, mentre quelli che decidono di assumere un atteggiamento esplorativo (atteggiamento estensivo) mostrano schemi legati al controllo dell’attenzione. Inoltre, gli individui con una maggiore attivazione delle aree cerebrali di controllo dell’attenzione ottengono una miglior performance decisionale.”

I risultati dello studio sono riportati nell’articolo Understanding the Exploration-Exploitation Dilemma: An fMRI Study of Attention Control and Decision Making Performance (in anteprima online in Strategic Management Journal, doi: 10.1002/smj.2221). Gli autori hanno sottoposto a risonanza magnetica il cervello di 63 partecipanti con almeno quattro anni di esperienza manageriale, mentre dovevano ripetutamente scegliere di giocare con una qualsiasi slot machine tra le quattro messe a loro disposizione, così che potevano decidere di insistere con la slot machine già familiare o di passare a un’altra, con la quale non avevano ancora confidenza.

“Da una parte – spiegano i ricercatori – l’atteggiamento intensivo è collegato all’ottimizzazione rispetto alle necessità correnti. Di conseguenza, le persone con questa inclinazione adotteranno con ogni probabilità comportamenti che aiutino a valutare il risultato di ciò che stanno facendo e cercheranno di rifinire i propri comportamenti in base a tale valutazione. E infatti gli autori rilevano che gli individui che decidono di agire intensivamente mostrano una forte attività nelle aree del cervello legate alla ricompensa. D’altra parte, esplorare significa fare cose nuove e perciò più rischiose. Gli individui vi si dedicano probabilmente perché non sono soddisfatti della propria performance attuale e perciò l’attenzione si focalizza su attività alternative. In linea con tutto ciò, gli autori rilevano che quando gli individui decidono di esplorare vengono attivate le aree cerebrali dedicate al controllo dell’attenzione.”

“Lo studio ha anche implicazioni per i manager. I processi neurologici peggiorano con l’età, lo stress e la mancanza di sonno, e tuttavia chi prende decisioni nelle organizzazioni è spesso anziano e costretto ad agire in condizioni di stress e di mancanza di sonno. I manager dovrebbero tenere conto del fatto che, in queste condizioni, possono facilmente prendere decisioni miopi e potrebbero valutare se rimandare la decisione da prendere. Inoltre i decision maker potrebbero trovare interessanti anche i recenti progressi nella formazione tesa a migliorare i processi cognitivi legati al controllo dell’attenzione.”

I risultati del programma di ricerca tuttora in corso su neuroscienze e management da parte di ricercatori di Crios, ETH e San Raffaele, saranno presentati alla Bocconi il 20 giugno alla conferenza “A Neuro-Science Perspective on Innovation and Sustainability.”

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