Attaccamento, memoria, scissione del Sé

Attaccamento, memoria, scissione del Sé

Quali sono le motivazioni che spingono le persone a mettere in atto i loro comportamenti? Che rapporto sussiste fra “attaccamento” e memoria? Per quale ragione spesso assistiamo a una scissione del Sé e delle memorie associate a un trauma?

Una teoria che ha provato a rispondere a queste domande è senz’altro quella dell’attaccamento. Sviluppata dallo psicoanalista britannico John Bowlby, parte dallo studio di come il bambino organizza la propria vita affettiva, i propri pensieri, il modo di percepire gli altri e se stesso in base al tipo di relazione che instaura con il suo caregiver – generalmente la madre.

Ciò che spinge il bambino al cercare la relazione è il bisogno di protezione e accudimento. In quest’ottica, il caregiver è la persona che lui individua come capace di prendersi cura di lui, di soddisfare i suoi bisogni, di accoglierlo e, in termini più evoluzionisti, di garantire la sua sopravvivenza.

A seconda del tipo di relazione che si instaura tra i due, in base a come e quanto la madre si mostrerà “sufficientemente buona” – in termini winnicottiani– il bambino percepirà se stesso come degno o meno di amore e su quella base costruirà il suo modello di valore / disvalore personale.

Mary Ainsworth, allieva di John Bowlby ed esperta in psicologia dello sviluppo, ha messo a punto una condizione sperimentale in cui poter osservare il comportamento del bambino in relazione con la propria madre. L’ha chiamata Strange Situation. Si compone di otto fasi della durata di tre minuti ciascuna, in cui si osserva meticolosamente l’interazione spontanea tra mamma e bambino, in particolare come il bambino reagisce nel momento in cui la mamma si allontana e come si approccia a essa quando ritorna.

Grazie agli studi della Ainsworth, è stato così possibile individuare quattro “tipologie di attaccamento”:

  1. sicuro:il bambino riesce ad esplorare l’ambiente in presenza della mamma, risente del distacco  ma al suo rientro cerca rassicurazione. La mamma risponde in maniera adeguata alle richieste di accudimento del piccolo, per cui lo consola e il bambino si calma;
  2. ansioso-evitante:il bambino non mostra alcuna reazione nel momento di separazione dalla madre e nemmeno quando si ricongiungono. Sembra completamente indifferente alla presenza e assenza della mamma;
  3. ansioso-resistente:il bambino mostra disperazione al momento della separazione con la mamma e mostra rabbia ma allo stesso tempo accondiscendenza nel momento del ricongiungimento;
  4. disorganizzato:bambini descritti come disorientati, presentano reazioni contrastanti tra loro in presenza del caregiver, quali freezing, stereotipie, rigidità, movimenti afinalistici. Il bambino è di fronte a una figura di accudimento imprevedibile e anche le sue reazioni risultano imprevedibili e contrastanti.

Dalla relazione di attaccamento, il bambino svilupperà poi il suo “Modello Operativo Interno”, organizzando il proprio Sé in relazione a se stesso e agli altri. Gli studi successivi di Bowlby si collegheranno alla psicologia cognitiva e, in particolare, alla relazione tra attaccamento e memoria.

La memoria è un processo grazie al quale è possibile immagazzinare informazioni. Se si pensa alla memoria come una struttura formata da tre “magazzini”, l’ultimo – quello in cui vengono “archiviate” le informazioni – è quello della memoria a lungo termine (MLT). La MLT può a sua volta dividersi in “memoria esplicita” (o dichiarativa) e “memoria implicita” (o non dichiarativa).

Tulving suddivide inoltre la memoria esplicita in “episodica”, quella in cui le informazioni che vengono immagazzinate vengono dall’esperienza personale, e “memoria semantica”, in cui le informazioni sono immagazzinate sulla base del loro significato.

Riagganciandosi al modello di Tulving, Bowlby afferma che nel momento in cui il bambino ha esperito una relazione di attaccamento non soddisfacente con il suo caregiver, non organizzando il proprio Sé in maniera integrata ma restando in certo modo “scisso”, questa scissione sarà trasferita anche nella memoria.

Di conseguenza, una parte delle informazioni immagazzinate resterà accessibile e consapevole, mentre le altre informazioni no. Lo scopo – spiega Bowlby – sarebbe di natura adattiva: in altri termini, il bambino si difenderebbe dall’esperienza traumatizzante rendendo difficilmente disponibile alla coscienza la “parte negativa” del caregiver.

Si avrà così una spaccatura tra memoria episodica e memoria semantica: i ricordi episodici riguardanti il caregiver risultano confusi e contraddittori, mentre il ricordo generale del rapporto con il genitore resterà conservato. Ne consegue che anche il Modello Operativo Interno del bambino risulterà scisso: l’esperienza dolorosa è stata allontanata dalla memoria per non creare una sofferenza psicologica troppo grande.

La spaccatura tra memoria episodica e semantica risulta evidente anche durante la misurazione dell’attaccamento da adulti attraverso la “Adult Attachement Interview”, un’intervista che indaga sulla relazione di attaccamento proprio in base a come il soggetto descrive la sua relazione con il caregiver.

Valentina Costanzo

Per approfondire:

  1. Bowlby, J.(1957): Cure materne e igiene mentale del fanciullo, Giunti Barbera, Firenze.
  2. Bowlby, J.(1976): Attaccamento e perdita, Vol. 1: L’attaccamento alla madre, Boringhieri, Torino.
  3. Bowlby, J. (1978): Attaccamento e perdita, Vol. 2: La separazione dalla madre, Boringhieri,Torino.
  4. Bowlby, J.(1982): Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  5. Bowlby, J.(1983): Attaccamento e perdita, Vol. 3: La perdita della madre, Boringhieri, Torino.
  6. Bowlby, J.(1989):Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  7. Winnicott D. (1993)Colloqui con i genitori, trad. Guido Taidelli, introduzione di T. Berry Brazelton, Milano: Cortina.
  8. Winnicott D. (1974) Sviluppo affettivo e ambiente: studi sulla teoria dello sviluppo affettivo, trad. Alda Bencini Bariatti, Roma: Armando.
  9. Tulving E., Craik F.(2005): The Oxford Handbook of Memory, Oxford University Press.

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