Una seria buffa discussione

Una persona porta a lavare la macchina, aspetta all’interno del bar della stazione di servizio di fiducia sorseggiando una bevanda fresca e gratificante e, poco dopo, gli viene restituita scintillante e profumata al suo interno…

Ho chiesto a 160 persone se avessero l’impressione che la loro automobile profumata e scintillante gli avesse dato in più di una occasione la sensazione di “andare meglio”. Mentre pensate a cosa avreste risposto voi, partiamo da alcune fondamenta delle neuroscienze.

Sono molti gli studi, a partire da Von Helmoltz, che riguardano una questione che rasenta la constatazione dell’ovvio: quando noi osserviamo un oggetto stiamo, in realtà, “guardando” l’impronta neuro funzionale che questo sta lasciando dentro al nostro cervello. La somiglianza con il mito della caverna di Platone è impressionante. Ma chi sta guardando? E questo “chi” è, a sua volta, un’ombra neuro funzionale oppure è la nostra quinta essenza dell’essere: mente, coscienza, soggettività, anima ecc.

Secondo chi la vede come Von Helmoltz il cervello “impara” rapporti fra stati interni generati da stati esterni per riconoscere al meglio gli stimoli in ingresso. Recentemente Andy Clark, su Behavioural And Brain Sciences, ha pubblicato un articolo intitolato “Whatever next? Predictive brains, situated agents, and the future of cognitive science” che cita da subito W.R. Ashby: “The whole function of the brain is summed up in: error correction”.

Il cervello elabora continuamente predizioni a breve termine che deducono il modello interno della realtà circostante che segue quello corrente. Come dice Helmoltz sono operazioni possibili da fare soltanto sull’impronta interna (ombra) e non sul mondo reale.

Questa visione delle cose è molto più diffusa nella letteratura scientifica di quanto riesca a bucare i media, eppure è molto verosimile e più volte verificata sperimentalmente: siamo in contatto con una proiezione interna del mondo e, proprio per questo, costruiamo modelli predittivi in modo incessante che operano “su ipotesi delle cause sensoriali della modificazione dei propri stati interni” (la cosiddetta analisi per sintesi di Mac Kay).

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E’ abbastanza evidente che noi non siamo affatto consapevoli di questo “lavorio predittivo e di analisi per sintesi” che si verifica in noi: ci sembra di guardare il mondo e non la sua ombra sul telo del nostro tessuto neurale.

Torniamo per un attimo alla faccenda della macchina appena lavata: l’87% ha risposto “sì” arricchendo di dettagli come “la sento meno rumorosa” o “certi fastidiosi cigolii sono scomparsi” e così via. Insomma hanno l’impressione del fatto che la loro macchina sia un po’ più nuova!

Se abbiamo la grazia di evitare superficialità come le aspettative fiduciose ed altre amenità, e riflettiamo su quanto appena accennato, è presumibile che il cervello rappresenti al suo interno una cosa che dice “ah che bella macchina nuova!” La coscienza non può farci niente (e meno ci fa più se la gode in realtà) e sente di meno cigolii e attriti perché quando il cervello si “convince” di una delle sue Analisi per Sintesi inizia ad attenuare (a fare orecchie da mercante) verso gli stimoli in ingresso che contraddicono il modello interno che si è creato.

Il fatto che possa esistere una attesa fiduciosa cosciente che suggerisce “macchina pulita = macchina più nuova” è quantomeno deprimente sulle nobili facoltà che l’uomo possederebbe a differenza degli animali.

Per una ragione analoga è impossibile farsi il solletico da soli: la copia efferente del movimento viene spedita al cervelletto che attenua le sensazioni in ingresso e, soprattutto, le prevede (una cosa che le rende inefficaci a produrre la reazione tipica al solletico).

Riassumendo: la parte cosciente di noi riceve una visione corretta e rielaborata di una proiezione interna sulla quale non può operare direttamente: non possiamo sceglierci lo stato d’animo… Però possiamo sempre portare a lavare la macchina! Possiamo decidere di usare stupefacenti ma non riusciamo a cambiare stato d’animo circa la nostra auto, amici, casa e noi stessi a volontà.

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La ragione di questa impotenza così profonda della mente sulla mente quale può essere? A mio modo di vedere lei stessa è un “risultato” del cervello: con il termine risultato non voglio significare che la mente è prodotta dal cervello ma che da esso è configurata, calibrata e modulata ben oltre la nostra volontà.

In un certo senso, se proprio dobbiamo immaginare un rapporto fra mente e cervello io sospetto che la mente è ad esso subordinata tranne che per la propensione a rovinare tutto: “lo vedi i cigolii sono tornati, se aveva dieci anni prima ce li ha anche adesso che ti credevi?” ed il cervello: “razza di bigotta insistente finirai per rovinarmi!”

La mente sembrerebbe essere la “parte” dell’uomo che sa della sua mortalità, della sua dipendenza da fatti ed eventi completamente al di fuori dal suo controllo (come da quello del cervello). Ha difficoltà a riconoscere i modelli come quelli di Helmoltz su di un piano soggettivo perché deve rapportarsi con le inquietanti prospettive circa il futuro che la strappano da un molto più rassicurante qui ed ora.

Lascio al lettore le considerazioni circa la nascita della morale, dei sacrifici e le frequenti rigidità che la mente propone alla natura.

Marco Sarà, MD

Image credit: Shutterstock

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