Troppa concentrazione distrae?

Troppa concentrazione distrae?Troppa concentrazione distrae? Sembra proprio così, come dimostra uno studio sperimentale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca realizzato in collaborazione con l’Università di Verona e l’Istituto Italiano di Neuroscienze della città scaligera. I risultati sono in via di pubblicazione sul Journal of Experimental Psychology General.

La ricerca, che suggerisce l’esistenza nel cervello di un meccanismo sopramodale in grado di orchestrare gli stimoli provenienti dai diversi sensi (una sorta di “centrale” localizzabile nella regione prefrontale), ha coinvolto 126 studenti universitari della Bicocca. I partecipanti avevano il compito di tenere nelle mani due stimolatori vibratori tattili e di indicare mediante una pedaliera quale dito stava ricevendo la vibrazione, cercando però di non prestare attenzione a una luce rossa intermittente di disturbo.

Prima di ogni test, i soggetti venivano avvertiti della possibilità della presenza di elementi di distrazione di tipo tattile, uditivo o visivo, che però non sempre venivano attivati. L’obiettivo era la misurazione del tempo di reazione (in millesimi di secondo) tra la stimolazione e la risposta, oltre alla registrazione della correttezza delle risposte date.

I risultati hanno dimostrato che l’aspettativa di una distrazione poteva diminuire la concentrazione dei soggetti, indipendentemente dalla natura dello stimolo di disturbo (visivo, tattile, uditivo). In uno dei test la velocità media di risposta è passata addirittura da 439 ms nel caso di uno stimolo tattile senza distrattori a 479 ms nel caso in cui il soggetto si aspettava una distrazione visiva (peraltro non sopraggiunta): in pratica, la sola aspettativa di distrazione faceva peggiorare la performance del soggetto del 10 per cento.

“Durante l’esperimento abbiamo osservato che quando potrebbe entrare in azione un distrattore, si impiega più tempo nel rispondere allo stimolo, indipendentemente dall’effettiva presenza e dalla natura del distrattore stesso. Questa condizione suggerisce che il controllo dei potenziali distrattori fa parte delle attività intrinseche del cervello ed è una funzione sopramodale, controllata da una sorta di centrale che sovrintende a più compiti collocati in diverse aree, coordinandoli”, commenta Angelo Maravita, professore associato di Psicobiologia dell’Università di Milano Bicocca, fra gli autori dello studio insieme ai colleghi Francesco Marini (Milano) e Leonardo Chelazzi (Verona).

“La ricerca – ha concluso Maravita – potrà trovare particolari applicazioni in campo medico-neuropsicologico, nello studio di pazienti che, ad esempio in seguito a traumi come ictus, emorragie o traumi cranici, presentano una disfunzione a carico dell’area frontale del cervello. Potrà inoltre essere molto utile per studiare i meccanismi di comportamento e gli eventuali rischi in soggetti che operano in situazioni complesse che richiedano una forte concentrazione su un compito, ma anche un’allocazione di risorse per difendersi da possibili distrazioni: pensiamo ad esempio a piloti o controllori di volo» concludono i ricercatori”.

Reference:

Marini F, Chelazzi L, Maravita A., The Costly Filtering of Potential Distraction: Evidence for a Supramodal Mechanism, J Exp Psychol Gen. 2012 Sep 17. Epub ahead of print

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