Trance Humaine (prima parte)

1- TransHumance? Negli anni 90 in una sperduta provincia del “tacco d’Italia” una donna avvocato (che chiameremo da adesso in avanti, per brevità, “la donna”) è la prima a richiedere “laggiù” e ad ottenere dal giudice, per l’interdicendo infermo di mente, la nomina del tutore al di fuori della graduatoria di familiari prevista dal codice civile. Se ne parla qua e là. Una prima volta che si conclude positivamente e arrivano da “lassù”richieste di relazioni. Convegno a partecipazione internazionale Gorizia 5-6-7 Ottobre 1990 – G.Tornesello – A.Zaffarano “Protezione giuridica del disturbato psichico”

Seguono “I poteri della famiglia nei trattamenti psichiatrici”, G.Tornesello A.Zaffarano Roma, CNR, Convegno Internazionale Power and Mental Health 19/21 novembre 1991.

XI Convegno Lucchese di Psichiatria, ottobre 1993: “La responsabilità legale degli operatori del D.S.M.: Limiti e Strumenti “I limiti della responsabilità”, G.Tornesello, A.Zaffarano, “La responsabilità nelle diverse professionalità”. In quel Convegno, la relazione del Prof. P. Cendon: “ I limiti della  responsabilità”. Ne segue una lunga collaborazione.

Ed ora siamo nel 2015.  La donna sente il significato profondo della TransHumance.. È una cosa complicata. Immagini, itinerari, colori ricoprono  di solito la  sua scrivania mucchi di carte di idee  preziose talora, appena cennate: empatia e scrittura, diritti ingannevoli, diritto come spazio benedetto … tutto questo tornerà domani ad occupare il suo posto. Ma ora rende onore, si fa da parte.

È un passaggio difficile questo. Ed ecco chiaro l’enunciato.

[… il diritto non ricorre più alla “lingua” ma opera nelle molteplici lingue il giurista non è sbandato il giurista è rassegnato a percorrere il sentiero accidentato che lo conduce a costruire gli strumenti della  traduzione…] (R. Sacco).  Si può convenire su questo e basterà per parecchio tempo e a tanti, crede.

D’Annunzio quando scrive la celebratissima “Settembre” manca da anni dall’Abruzzo, la poesia è bella e copre il rapporto inesistente con la realtà che lui mirabilmente descrive ma con i suoi occhi, pro domo sua.  E per tanti la transumanza deve essere questo, è questo. Per sempre. Niente TransHumance.

Forse però è una Trance Humaine. Ma se così fosse, bisognerebbe dirlo a chi vorrebbe dare prassi al sogno. Ma forse no, perché svegliare un sonnambulo può essere pericoloso. È umana questa trance, ma senza avere il Nietzschiano coraggio del troppo umano, in fondo in fondo una trance che ben sarebbe dipinta da Grosz…

2- Per chi scrive il giudice?

Alla luce della premessa schietta, diretta, dovrebbe esser chiaro il senso di quello che segue. La realtà da tirare fuori dall’opera di chi forse, forse, vorrebbe dare prassi al sogno. Proseguire nel percorso interrogandosi sulle ragioni del passaggio oggi prospettato da coloro che repentinamente: “dall’interdisciplinarità all’empatia”.  Avendo dato per scontato che, per quel surplus di attenzione giuridica alla persona debole, svantaggiata, a loro queste ragioni sono sempre appartenute.

Ora attraverso tappe successive verrebbero condivise da chi li legge e poi scrive in conseguenza. Un potere condivisibile, dunque. Condivisibile da chi solo lo affermi? Welfare o non welfare? E il welfare dov’è? È cambiato soprattutto il rapporto fra generazioni che sono qui la nostra polis?

In cima alla lista dei “dubbi”si può forse porre la constatazione che la funzione della sentenza nel sistema italiano è […] di tipo endoprocessuale. (Luigi Lanza magistrato).

Alcuni dei giuristi di cui sopra da sempre hanno nominato il gusto di interdire riconoscendolo come appartenente all’organo giudicante che arriva a sentenza DI INTERDIZIONE.

Questo riferirsi ad un obiter dicta (il gusto di interdire) che non  rientra nei motivi della decisione è stata forse conseguenza di una specie di “possanza” materna che  taluni giuristi si sono riconosciuta? Certo che no.

Realisticamente potrebbero  avere fatto leva piuttosto sulla funzione extraprocessuale della sentenza. Sull’aspetto “funzionale” di quella che è stata nominata come “chioma esterna dell’albero” sorretto dal tronco del dispositivo (Luigi Lanza cit.).

Parlando della motivazione della sentenza di interdizione codesta “chioma” sarebbe metafora dell’estendersi  della funzione endoprocessuale alla extraprocessuale.

«In buona sostanza e conclusivamente, la motivazione come giustificazione, ha sicuramente pluralità composita di destinatari, ma se vi è in essa chiarezza espositiva e rispetto delle regole della razionalità e della logica, ogni lettore riuscirà a trovare in essa la sua ragionevole nicchia di convincimento» (Lanza cit., 2004, p. 12).

In realtà la questione non può essere liquidata facilmente perché le sentenze sono emesse “in nome del popolo italiano” ma anche nel rispetto dell’art. 101 Cost. «La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge».

Ecco cosa si intende per funzione extraprocessuale della sentenza che si rivolge con intento conoscitivo alla generalità dei cittadini rientranti dunque nell’ambito dei destinatari della sentenza soprattutto in quanto possibili diffusori dei motivi a sostegno della decisione.

Trance Humaine (prima parte)

Torniamo dunque alla “traduzione del linguaggio” destinato ad assolvere un compito preciso: comunicare con una soggettività media.

3- A chi parla il giudice?

Vediamo. Siamo sempre nel campo famiglia, diritti del malato di mente, diritti e doveri dei familiari.

Il “paradosso” del padre segna il nostro tempo (si è consolidato nel XX secolo). Dal momento che è legato al successo oggettivo che gli si chiede, è proprio da un punto di vista oggettivo che saranno esaminate le sue disastrose conseguenze nel rapporto genitori figli. Con il XX secolo il padre non è più maestro di vita, il suo compito è quello di cacciatore di reddito breadwinner (così Griswold,1993). L’identità del padre dipende dal successo nel lavoro, il successo oggettivo prende sempre più il posto della morale.
Con la rivoluzione industriale si inizia, in America, a parlare di padre indegno riferendosi ad una indegnità più sociale che etica; visto che indegno non è solo il padre alcolista ma pure il disoccupato.
Sempre negli States ben prima che in Europa (a causa di una maggiore occupazione femminile) anche la madre sarà poi breadwinner, a sua volta.

Se i comportamenti dei figli all’interno della famiglia sono diversi e la serenità familiare è pesantemente turbata dalle discussioni o peggio dai sacrifici pesanti e silenziosi in termini non solo patrimoniali ma anche di presenza affettiva che scaturiscono da questa diversità, ebbene che tutto questo abbia una opportuna razionalizzazione. La prima conclusione ribadisce la necessità di esplicitare il “contratto generazionale”: “rendendolo espressione di una autentica società civile, “civile” appunto perché riesce ad esprimere un progetto di relazioni generazionali vivibili ed eque, sia nella sfera privata che in quella pubblica” (così Cigoli).

Questo dato ormai acquisito si accompagna ad una maggiore consapevolezza in ordine alla necessità che le generazioni producano maggiore solidarietà familiare e lo facciano pure con autonomia propria. E comporta un approccio multidisciplinare alla materia familiare, e pure interventi che siano in condizioni di aprire una nuova frontiera che è insieme culturale ed organizzativa.

Il senso del limite. Lo avremo. Il senso del limite ha sempre contrassegnato la ricerca scientifica di genere… è un pensiero quasi automatico  e …domani è già oggi e tutto torna al suo posto.

Le conclusioni nuove  maturate per tanti operatori del diritto, non giuristi no, durante il Grande Sonno Parlamentare. La vittoria definitiva della scienza visibile, chiara, leggibile nel dispositivo delle sentenze.

La funzione endoprocessuale rivalutata e la fine della nebbia di una sempre invocata “demenza” schermo amico del tutto può succedere: un dispositivo chiaro insomma. “Alzheimer Parkinson si possono già prevenire, si spera si potranno curare”. Innanzitutto si devono nominare. Che il giudice non lesini sul punto.

Che abbia, questo centro pulsante che è dolore malattia, un nome attorno al quale deve organizzarsi la prevenzione, la cura, che a partire dall’amore per la persona debole devono avere anch’esse un nome un dove un come. Eccola  la funzione endoprocessuale forte del dispositivo che ha per destinatari un malato, i familiari, la prevenzione e cura della malattia.  (g.t.)

Image credits: Shutterstock

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