Stanchezza cronica, la ricerca non dorme

Stanchezza cronica, la ricerca non dorme.L’Università di Liverpool ha annunciato di avere messo a punto una nuova tecnica di laboratorio che può aiutarci a comprendere le cause della Sindrome da stanchezza cronica (Chronic Fatigue Syndrome, CFS), un disturbo che colpisce solitamente giovani e donne con un età media intorno ai 35-40 anni. A soffrire di CFS in USA è circa mezzo milione di persone. In Italia le stime parlano di 300.000 casi.

La CFS si distingue da un normale stato di sonnolenza o di mancanza di motivazione, per la presenza simultanea di diversi sintomi: una fatica cronica persistente per almeno 6 mesi, che non è alleviata da riposo e che si presenta anche dopo piccoli sforzi, associata ad altri disturbi che riguardano la memoria e concentrazione, dolori muscolari ed articolari, dolore alle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari, cefalea, sonno non ristoratore, irritabilità, depressione, febbre, disturbi della vista.

In molti pazienti la sindrome perdura per diversi anni mentre in altri tende a migliorare nel tempo, spontaneamente o con l’uso di farmaci che riducono i sintomi quale il dolore muscolare e alle ossa, gli stati febbrili associati alla malattia. La stanchezza cronica influenza negativamente la qualità della vita delle persone colpite, che vedono ridotte significativamente le attività legate alla sfera sociale e professionale.

La cause che provocano la CFS sono tuttora sconosciute. Le diverse ipotesi chiamano in causa una diminuzione delle cellule del sistema immunitario, una cronicizzazione di alcune infezioni virali, un’alterazione del metabolismo del cervello e dei sistemi neuroendocrino e nervoso autonomo. Altri studi suggeriscono che la malattia possa derivare da un malfunzionamento dei mitocondri, componenti delle cellule che producono l’energia necessaria.

Per questo, un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Invecchiamento e Disturbi Cronici dell’Università di Liverpool guidato da Anne McArdle ha sviluppato una nuova tecnica per osservare cosa accade a livello mitocondriale nelle fibre dei muscoli di persone con CFS: “A Liverpool abbiamo stabilito nuove tecniche in laboratorio che possono identificare una disfunzione che ha luogo nelle cellule muscolari, in modo da poter un giorno programmare interventi finalizzati all’inversione o all’arresto di ulteriori danni”, ha dichiarato la McArdle in una nota stampa.

In Italia è molto attiva, fra le altre, l’Associazione Italiana CFS Onlus di Udine, che fa capo al Centro di Riferimento Oncologico di Aviano diretto dal Prof. Umberto Tirelli, a cui poter fare riferimento per maggiori informazioni sulla sindrome www.stanchezzacronica.it

Alessandra Gilardini
Biologo, Ph.D in Neuroscienze

Be the first to comment on "Stanchezza cronica, la ricerca non dorme"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.