Sogno lucido, il risveglio dell’esistenza

Sogno lucido, il risveglio dell'esistenza.“Se nel sonno la coscienza si addormenta, nel sogno l’esistenza si sveglia” (M. Foucault). Durante il 1641, con la stampa delle sue Meditazioni Metafisiche, Cartesio inaugura l’età moderna. Nel ricercare la verità applica il metodo del dubbio e in tal modo si convince che l’unica cosa certa sia il proprio pensiero. Egli dubita però delle cose materiali: non si fida dei sensi e racconta che, troppo spesso, i sogni l’hanno ingannato sulla verità di ciò che stava accadendo.

E’ certamente  vero, come alcuni autori sostengono, che con questo libro prende forma e si definisce, in occidente, la nozione di “Io”così per come spesso la intendiamo ancora oggi: la nostra concezione di noi stessi come esseri dotati di una dimensione interiore contrapponibile a una realtà esterna e indipendente.

D’altra parte, nell’essere portato ad esempio, il sogno ontologicamente diventa da qui in poi qualcosa di non vero, più precisamente opposto al reale. Cartesio relega il sogno in una regione ontologica che non è degna di alcun interesse scientifico in quanto risulta falsa a priori. Bisognerà attendere Groddeck e poi Freud perché qualcuno osi, restando al di fuori di magia e superstizione, attribuire al sogno un qualche senso.

Un’altra eredità importante che del pensiero di Cartesio rimane al moderno è la questione della coscienza, di cui egli stabilisce il primato; innanzitutto sulla razionalità. Da Cartesio in poi essa costituirà il vertice delle facoltà mentali e, modificando il paradigma aristotelico che vedeva nella razionalità l’apice del pensiero, l’istanza sotto cui la mente organizza le proprie funzioni.

Si tratta indubbiamente di un’eredità complessa in quanto essa costituisce una funzione, la coscienza, totalmente appartenente all’ambito dell’esperienza soggettiva e, di conseguenza, difficilmente indagabile per un “osservatore esterno”. Di fatto essa verrebbe proprio a coincidere con quell’aspetto, necessario all’esistenza stessa del soggetto, quale è il “punto di vista”, la propria percezione specifica, ciò che definisce il proprio sé nel rapporto con le cose del mondo, distinguendo l’esperienza particolare di ognuno.

Lo stato dell’arte…

E’ in virtù della rivoluzione scientifica inaugurata da Cartesio che si sviluppano e prendono forma una commistione di “discipline del mentale”, dalla filosofia della mente alle neuroscienze, tutte tendenti alla ricerca di un modello valido nel rappresentare, nello spiegare e nel comprendere il funzionamento del pensiero. Una ricerca questa, che, per quanto riguarda la filosofia della mente intesa come l’ambito più puramente speculativo, si sviluppa in un paradigma squisitamente (quanto esclusivamente) verbale.

Erede della tradizione logica e analitica questa importante branca filosofica della scienza si occupa di far chiarezza sul mondo esplicitando e chiarificando massimamente quella facoltà umana che è il linguaggio. Questo particolare modo di procedere, seppur superbo, trova la sua debolezza, a nostro avviso, nel limitarsi esclusivamente all’ambito del verbale, sovrapponendo ed identificando il linguaggio umano con il pensiero tutto.

Risulta evidente che in una tale concezione rimane poco spazio per istanze altre del “mentale”. Si tratta di stati della coscienza che poco hanno a che fare con il linguaggio: esperienze mentali non linguistiche o pre-linguistiche quali gli aspetti più prettamente emotivi, immaginifici ed onirici della coscienza. A differenza del materiale linguistico essi appaiono difficilmente comunicabili e condivisibili.

Fatto, questo, che reintroduce nel discorso un altro aspetto tipico e problematico del paradigma di conoscenza occidentale: l’oggettivazione. La necessità, per conoscere veramente una cosa, di renderla il più possibile estranea alla nostra presenza in modo da poter effettuare operazioni di misurazione senza che i dati vengano inquinati da valutazioni soggettive.

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Ma come si fa a studiare la soggettività, la coscienza dunque, da un punto di vista oggettivo?Sembrerebbe trattarsi di una contraddizione in termini. Ed è qui che il potente apparato scientifico occidentale sembra, più che mai, venire al confronto con i propri limiti, scontrandosi con l’impossibilità tecnica e concettuale di progredire nella propria evoluzione senza prima rivedere i propri presupposti teorici ed epistemologici e le proprie, conseguenti, modalità operative.

L’arte del sogno…

Se lo “stato dell’arte” della scienza occidentale, oggi, è di vedere come contrapposte esperienza soggettiva e realtà, in quanto l’una priverebbe l’altra di una propria veridicità, l’arte del sogno, quell’attività che la mente pratica ogni qual volta ci addormentiamo, dal canto suo prevede una “autarchia del soggetto”. Una piena autonomia dell’Io, il quale, isolandosi dal mondo esterno, ritraendo i sensi, giunge a un confronto totale con sé medesimo. E’ come se l’apparato percettivo si ripiegasse all’interno. Non c’è scampo: questo è il regno del soggetto dove “tutto sono Io”, autoimmerso.

Il momento del sonno con le sue fasi si configura, in questo senso, come il luogo privilegiato per l’osservazione della coscienza. In questa misteriosa quanto declassata attività la variabile in gioco sembrerebbe essere proprio la coscienza ed il suo modularsi. Durante il sonno infatti, tramite il sogno, possiamo vedere la coscienza attraversare differenti livelli di esperienza.

Si passa dalla veglia a quello stato crepuscolare, limbico, che è il dormiveglia; ecco che l’Io si immerge in sé stesso, un territorio fatto di ombre e di echi. Scivoliamo via… Tanto che la coscienza stessa sembra scomparire o, comunque, ridursi ai minimi termini nella fase seguente che è quella  del sonno profondo. Qui il sogno è quasi assente: un luogo senza memoria che ogni notte abitiamo, dimenticandocene.

Poi, da rarefatte le immagini si fanno più vivide e mentre passiamo allo stato REM ecco che le quinte del teatro della mente si aprono del tutto; entrano in campo gli attori, che sono tanti e uno solo al tempo stesso. Anche qui possiamo trovare la coscienza in differenti posizioni: eccola, protagonista indiscussa oppure seduta tra il pubblico, osservare la scena, da fuori; come se non ne facesse parte. Talora l’immagine appare chiara, definita; talora è più confusa. Quel che è importante, per il nostro discorso è che in tutti i momenti del sonno, dall’addormentamento al risveglio, è sempre presente un certo grado di consapevolezza di sé.

“Lucid dream”, il sogno lucido

In quanto alla coscienza, il suo significato più alto  per quanto ci riguarda è sovrapponibile a una particolare modalità di consapevolezza: la consapevolezza di essere consapevoli. Durante il sonno, nello stato del sogno può accadere, in alcuni casi, che tale consapevolezza si risvegli. Il fenomeno particolare a cui darà luogo un avvenimento simile è un fenomeno antico, che gli antichi ben conoscevano. Aristotele ne parla, ne troviamo traccia in Agostino e in Tommaso, per menzionare solo i più autorevoli.

Agli inizi del 900 uno psichiatra e psicoanalista olandese Frederick Van Eeden coniò il termine “sogno lucido” per indicare quel tipo di esperienza particolare per cui poteva verificarsi che un sognatore, immerso nel sonno, prendesse coscienza del fatto di stare sognando e che, ciò non di meno, potesse continuare a sognare nella più assoluta  consapevolezza.

Negli anni 80 due ricercatori, Alan Worsley in Gran Bretagna e Stephen La Berge a Stanford (California), fornirono lavorando indipendentemente le prime prove sperimentali della veridicità di tale fenomeno. La Berge mise in atto un paradigma sperimentale semplice ma efficace: prima di tutto arruolò dei “sognatori esperti”, i quali spesso incorrevano in questo tipo di sogni. In secondo luogo portò i soggetti all’interno del laboratorio del sonno di Stanford istruendoli su quella che sarebbe stata la loro funzione: avrebbero dovuto comunicare con La Berge mentre dormivano, una volta presa coscienza di stare sognando, attraverso i movimenti oculari. Sembra infatti che sia proprio nella fase del sonno detta R.E.M. (Rapid Eyes Movement) che hanno luogo la maggior parte dei sogni che ricordiamo ed in particolare anche i sogni lucidi.

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La Berge monitorò i soggetti elettrofisiologicamente seguendoli nei loro percorsi onirici. Quando i loro EEG segnalarono la fase REM, i sognatori furono in grado di comunicare attraverso una sequenza di movimenti oculari prefissata, direttamente dal mondo dei sogni. L’esperimento fu ripetuto e confermato. Ad oggi La Berge prosegue coi suoi studi in tale direzione mentre l’argomento sembra aver trovato un proprio posto nella letteratura scientifica contemporanea, anche se, per ora, non  pare aver suscitato l’interesse dovuto. È probabile che questo sia dovuto in parte al paradigma di pensiero di cui sopra, ed in parte al fatto che in effetti la maggioranza delle persone non incorre mai in esperienze di questo tipo. Il che, a sua volta, può comunque dipendere dal fatto  che all’interno della nostra cultura e della nostra educazione non vi sia posto per esprimere, né modo di attribuire, significato ad esperienze simili…

Cartesianamente potremmo dire che il reale è ciò che è linguisticamente codificabile, quindi comunicabile in forma stabile nel tempo, e quindi collettivamente fruibile. Ciò costituisce la coscienza di Sé. In tal senso si potrebbe specificare che il sogno, pur non essendo falso, è – sempre cartesianamente parlando – irreale in quanto non retto da codici linguistici condivisibili. Ciò non significa che sia falso. È semplicemente inconoscibile se affrontato con il paradigma di razionalità lineare cartesiano-newtoniano.

Essendo esperienza del tutto soggettiva, anche se il sogno trova qualche fondazione linguistica lo fa in termini non condivisibili e quindi non collettivamente fruibili. Banale ricordare che quando si analizzano i sogni si analizza in realtà il ricordo dei sogni, qui e ora, con tutte le distorsioni che l’attività di ricordare comporta… Nel sogno lucido tutto ciò salta: nel sogno lucido si struttura una consapevolezza cosciente “metalinguistica”. E la possibilità, fornitaci dalle nuove tecnologie, di condividere metalinguisticamente questa esperienza apre nuovi scenari allo studio del nostro funzionamento.

Prospettive

Le Neuroscienze, oggi, sono arrivate a risultati straordinari: le nuove tecniche di risonanza magnetica funzionale (fMRI) e la PET (Positron Emission Tomography) hanno permesso ai neuroscienziati di esplorare le aree e le modalità di funzionamento del cervello praticamente guardandoci dentro, senza tuttavia interferire con nessuna delle sue funzioni.

Gli scienziati si sono “sbizzarriti” negli esperimenti più affascinanti e particolari. Jack Gallant, professore di psicologia a Berkeley, California, porta avanti un programma di ricerca che si focalizza sulla costruzione di modelli computazionali che descrivano accuratamente come il cervello codifica l’informazione durante la visione naturale, e sull’utilizzo di questi modelli per decodificare l’attività cerebrale in modo da ricostruire le esperienze percettive. Questa struttura computazionale può essere utilizzata per capire e decodificare attività cerebrali misurate con diversi metodi. Questo significa che Gallant col suo modello computazionale è praticamente in grado di “leggere nel pensiero”. I pensieri del soggetto osservato possono essere davvero decodificati: tradotti in immagini o parole che si avvicinano di molto al reale contenuto di pensiero.

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Se pensiamo inoltre ad altri esperimenti come quelli che hanno reso possibile l’interfaccia uomo-macchina, che permettono all’uomo di impartire comandi a un computer tramite l’uso del pensiero, si dispiegano interessanti possibilità di applicazione nell’ambito del lavoro sul sogno. Nella fattispecie quella di poter istruire ricercatori esperti che comunichino con l’esterno direttamente dallo stato di sogno. Una tale prospettiva, seppur criticabile da svariati punti vista, evoca senza dubbio tutto il fascino di un viaggio su un territorio ampio e inesplorato. Il quale chiama all’avventura, alla necessità della scoperta e all’uso dell’ingegno.

Jacopo Pagani
Studente di psicologia, Università Vita – Salute S. Raffaele, Milano

Ambrogio Pennati
Medico psichiatra psicoterapeuta, Milano

Bibliografia di riferimento

  1. Alan Worsley: Dream Lucidity Induction And Control St. Thomas Hospital, London, Great Britain, http://www.spiritwatch.ca/dream.htm, http://www.spiritwatch.ca/alan_worsley.htm
  2. Aristotele: De Philosophia 355 ac
  3. David, S.V., Hayden, B.Y. & Gallant, J.L. (2006). Spectral receptive field properties explain shape selectivity in area V4. Journal of Neurophysiology, 96, 3492-3505.
  4. David, S.V., Hayden, B.Y. & Gallant, J.L. (2006). Spectral receptive field properties explain shape selectivity in area V4. Journal of Neurophysiology, 96, 3492-3505.
  5. David, S.V., Hayden, B.Y., Mazer, J.A., & Gallant, J.L. (2008). Attention to stimulus features shifts spectral tuning of V4 neurons during natural vision. Neuron, 59, 509-521.
  6. Hansen, K.A., Kay, K.N. & Gallant, J.L. (2007). Topographic organization in and near human visual area V4. Journal of Neuroscience, 27, 11896-11911.
  7. Kay, K.N., Naselaris, T., Prenger, R.J., & Gallant, J.L. (2008). Identifying natural images from human brain activity. Nature, 452, 352-355.
  8. S.Agostino: Lettere: Numero:159  Da Agostino ad Evodio  Località: Ippona  Data: 414/415  Indiculus:X5. 43
  9. Tommaso d’Aquino, «Le Questioni disputate, t. 4/1: L’anima umana (De anima)». Ed.: G. Savagnone. (Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2001) 816 pp.
  10. Tommaso d’Aquino, «Commentario al De anima». Ed.: A. Caparello. (Roma, 1975) 2 vol.
  11. Van Eeden, F. (1913). Uno studio dei sogni. Atti della Società per la Ricerca Psichica, 26, 431-461. (Ristampato in: RL Woods (Ed.), Il mondo dei sogni di New York. 1947, pp 309-321 (parziale); in Celia Green, Sogni lucidi, Oxford: 1968 (parziale), e in CT Tart (Ed .), Gli stati alterati di coscienza, New York:. 1969/1975, pp 145-158)
  12. Van Eeden, F. (1918). La sposa dei sogni. (Traduzione autorizzata da Mellie van Auw) New York / Londra: Mitchell Kennerley.
  13. Van Eeden, F. (1979). Dromenboek. Amsterdam: Bert Bakker. (‘Libro dei sogni’: include i diari sogno, 1889-1923, alcune note sui sogni dai diari, 1875-1927, e una traduzione olandese di “A Study of Dreams”, 1913, 509 pp).
  14. Van Eeden: Parte dei diari riprodotti in: Green, Celia (1968). Lucid dreams. Londra: Hamish Hamilton.
  15. Wu, M.C.K., David, S. V., & Gallant, J.L. (2006). Complete functional characterization of sensory neurons by system identification. Annual Review of Neuroscience. 29, 477-505.
  16. Wu, M.C.K., David, S. V., & Gallant, J.L. (2006). Complete functional characterization of sensory neurons by system identification. Annual Review of Neuroscience. 29, 477-505.

2 Comments on "Sogno lucido, il risveglio dell’esistenza"

  1. Devo confessare di essere abbastanza ignorante perché non ho mai studiato Cartesio e nemmeno Aristotele, ma un’idea di cosa sia la coscienza sono riuscito a farmela lo stesso. Dovrebbe essere la parte di memoria emotiva che sovraintendendo a tutti gli altri tipi di memoria crea la coscienza. Nel sogno non può esservi una vera coscienza perché manca il richiamo di questo tipo di memoria.

  2. Interessante articolo, è sincronica la ricerca. Grazie per questo articolo, mi conferma diverse cose. Se le fa piacere visiti il mio blog e il mio lavoro. Credo che vi sia molto da condividere. Cordiali saluti, Tepèe Laura Triscritti http://questoeunsogno.blogspot.com

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