Primal Self: ogni animale è consapevole di sé

La consapevolezza di sé non è una facoltà esclusivamente umana. Lo sostengono i ricercatori della University of Warwick di Coventry in uno studio open access pubblicato su Current Zoology in cui teorizzano che tutti gli animali capaci di creare mentalmente simulazioni ambientali devono avere un certo “senso di sé” per poterlo fare.

Chi non si ricorda il celebre “labirinto ad acqua” di Morris in cui nel momento in cui i topi decidono quale direzione prendere spesso si fermano dando l’impressione di valutare le azioni future? Oggi le neuroscienze dimostrano, immagini alla mano, che in questi “punti di svolta” sia i topi che gli altri vertebrati attivano le regioni dell’ippocampo che mediano la simulazione delle scelte e degli esiti potenziali di queste.

Secondo gli autori dello studio, Thomas Hills e Stephen Butterfill, gli animali in grado di simulare le azioni future devono essere in prima battuta capaci di distinguere fra le azioni immaginate e le azioni correnti di cui fanno esperienza diretta, che verrebbero “taggate” nel contesto di un “primal self”.

“Possiamo rispondere alla fondamentale domanda: gli animali hanno un senso di sé? Le più recenti evidenze scientifiche confermano che gli animali possono proiettarsi nel futuro, per cui è lecito ipotizzare in essi la presenza di un primitivo senso di sé”.

Reference: T.T. Hills, S. Butterfill, “From foraging to autonoetic consciousness: The primal self as a consequence of embodied prospective foraging”, Current Zoology, 61 (2): 368–381, 2015

Image credits: Shutterstock

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