Platone, il Covid-19 e… Skype-Mindfulness

“Il vero viaggio di esplorazione non consiste nell’andare in cerca di nuovi panorami,
ma nel guardare con occhi nuovi”

Marcel Proust

Il mito della caverna di Platone è uno dei più conosciuti tra quelli del filosofo ateniese e lo troviamo all’inizio del libro VII della Repubblica (Platone, “Repubblica”, a cura di M. Vegetti, Milano, Rizzoli, 2006; libro VII, 514a-517d, pp. 841-851)

E’ uno dei testi universalmente riconosciuti come fondamentali per la storia del pensiero e della cultura occidentale. I filosofi nel corso dei secoli hanno attribuito a questo mito diversi significati e interpretazioni.

L’essere e i suoi generi

Nel mito possiamo trovare due generi per l’essere sensibile e due per l’essere intellegibile. Il muro rappresenta lo spartiacque tra questi due mondi mentre la nostra immaginazione è simboleggiata dalle ombre.

Al contrario le sagome proiettate sono la realtà in quanto tale che può essere vista dall’uomo liberato solo una volta valicato il muro. A fare da cornice c’è il sole che rappresenta il bello, il bene supremo che illumina, ma che può anche accecare. Il passaggio che il prigioniero liberato deve fare è quello di lasciare una conoscenza indotta e introdursi in una “conoscenza matematica” dove il sole, illuminando, produce idee e quindi libertà di pensiero.

Il rapporto con la divinità

Nella caverna i prigionieri vivono esclusivamente fidandosi dei propri sensi: l’intento è quello di fare percepire qualcosa di differente dalla realtà concreta istillando nel loro animo una relazione con il divino limitata a poche azioni e molta immaginazione.

Solo chi riesce a spezzare questa condizione di schiavitù può liberare il proprio contesto spirituale e quindi, attraverso una visione più ampia e non limitata, poter accedere a livelli più profondi. Prendersi cura di questo aspetto richiede però un grande sforzo: non venire accecato dal sole in un primo tempo, saperlo “gestire” e poi goderne dei benefici.

Una grande differenza rispetto alla vita nella caverna dove tutto è più semplice: basta accettare passivamente insegnamenti e informazioni indotte senza porsi domande e senza produrre lo sforzo di comprendere attraverso la propria interiorità. Il valore del divino è quindi una ricerca costante che richiede impegno continuo e libertà di pensiero e di azione.

Il rapporto con gli altri

Il prigioniero liberato che finalmente gode della conoscenza ed è libero soprattutto dalle strumentalizzazione decide di liberare anche gli altri compagni.

Questo si rivela il passo più difficile: bisogna riadattarsi al buio perché quando si è illuminati dalla conoscenza ci si dimentica facilmente del senso di costrizione che si aveva subìto. Molti interpretano anche il ritorno nella caverna come un passo nel quale ritrovare lo stesso linguaggio dei prigionieri per poter meglio comunicare con loro.

La difficoltà maggiore rimane “convincere” chi è ancora prigioniero della differente realtà dei fatti. Perché?

Perché all’interno della caverna non c’è necessità di porsi domande e cercare di ottenere delle risposte. Per quanto immobilizzati e incatenati, ai prigionieri non manca nulla di essenziale e la libertà in sé attraverso la conoscenza sembra inutile.

È la logica dell’ottenere il minimo senza fare alcun sforzo pur credendo che questo sia il tutto.

Il prigioniero liberato che torna per dare la conoscenza agli altri rischia addirittura la vita: limiti e preconcetti di chi crede alla realtà senza altri presupposti è sempre estremamente forte. Cambiare richiede sforzo. Non tutti sono disponibili a farlo.

Covid-19 e la caverna

Durante il confinamento e relativa chiusura della maggior parte delle attività a causa del Covid-19 credo che ogni persona abbia sperimentato le variegate sfaccettature del mito della caverna.

Il bombardamento mediatico ha diffuso informazioni spesso contrastanti, pareri differenti che hanno portato a linee guida contradditorie e di dubbia interpretazione al punto da imporre l’isolamento sociale per evitare il diffondersi della pandemia.

Tutti noi abbiamo risposto nelle maniere più diversificate non solo a secondo dello status sociale, ma anche della nostra capacità di adattamento ad una situazione del tutto nuova e inaspettata.

Le diverse reazioni hanno coinvolto ogni specialista del sapere umano in ricerche che potessero dare risposte valide ed evitare i danni collaterali di questo stato restrittivo.

Come nella caverna di Platone c’è chi ha pensato di alleviare il peso della restrizione forzata usando strumenti che potessero arricchire uno spazio di ricerca personale utilizzando il tempo a propria disposizione in modo più “interiorizzato”.

Questo è stato un modo di “investire” su stessi per sopravvivere meglio all’evento portando in sé soluzioni creative nella vita di tutti i giorni e trasformando in “opportunità” il momento difficile.

Uscire fisicamente dalla caverna era impossibile se non utilizzando spazi culturali più profondi o un’elevazione spirituale tale da distaccarsi dalla realtà cercando di vederne anche gli aspetti positivi sui quali lavorare.

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Famiglie che fino a quel momento avevano dedicato il loro tempo a settori quali lavoro, scuola, attività ludiche, sport ecc. si sono ritrovate a gestire non solo una convivenza forzata e magari limitata dallo spazio fisico, ma anche a rivedere tutti gli assetti organizzativi della loro vita.

Traumatico? Per molti si.

Dal dialogo con molti professionisti della salute mentale ho ricevuto informazioni preoccupanti: persone che mai avrebbero richiesto l’intervento di un terapeuta si sono ritrovate nella necessità di ricorrere all’aiuto di uno specialista per vincere lo stress quotidiano prodotto dal confinamento.

Perché?

La clausura ha imposto alle persone, volenti o nolenti, di pensare, riflettere su stessi e soprattutto verificare una realtà differente dall’ordinario. Nella quotidianità fatta di riti (spesso meccanici e slegati dal pensare) il “fare” è ripetuto all’infinito, senza nessuna scappatoia dove “azione” chiama “azione” in un continuum preordinato dove solo le ferie estive e natalizie dettano dei cambiamenti e dei nuovi riti.

Il risultato è lo sconfinamento verso nuove forme di esistenza e pensiero, da una parte, e di ricerca della perpetua abitudine alla quale si era precedentemente legati.

Ecco perciò il moltiplicarsi delle offerte online di corsi e percorsi, proposte di socializzazione attraverso i network e i social (lo dice la parola stessa…), e, nel contempo, c’è stata una rabbiosa chiusura che ha alimentato ulteriore stress con la disperata speranza di poter tornare alla precedente quotidianità.

Non sto parlando assolutamente di “normalità” quale poter prendere un caffè al bar con gli amici, andare a trovare i parenti e i genitori o condividere uno spazio di lavoro con i colleghi (situazioni che sono al vaglio per soluzioni che rappresentino per tutti uno stato di sicurezza reciproca), ma del rapporto più sottile con se stessi.

Cosa fare?

La meditazione, questa sconosciuta

Quando parliamo di meditazione pensiamo automaticamente a luoghi lontani, a santoni seduti a gambe incrociate con fare trasognato, monaci vestiti in arancione o in nero che recitano mantra o cantano in gregoriano; oppure, semplicemente, persone isolate da tutto e tutti che con gli occhi chiusi si estraniano dalla realtà per trovare benessere. Tutto questo è l’immaginario collettivo che riguarda la meditazione.

Eppure esiste una meditazione specifica, la meditazione Mindfulness, che pur affondando le sue radici nella mistica buddhista (cogliendo la logica sottile e il fine di tutte le meditazioni), si propone come una pratica adatta al quotidiano, nelle piccole cose. Aiuta a vincere lo stress, a vivere meglio, ad avere un migliore controllo sulla nostra vita. Ma non solo: ci porta a rilassarci, a essere in contatto con noi stessi, a coltivare la gratitudine, l’accettazione, il perdono ma anche l’ironia e il sorriso.

Poco prima dell’emergenza, ricordo di aver incontrato un amico, medico di base, che mentre si districava tra gli impegni burocratici del suo mestiere aveva indossato un naso rosso da clown.

Tra l’ilarità dei pochi presenti aveva definito questa parentesi privata come “Ironia ai tempi del Covid-19”.

Ho spesso sentito dire dai rabbini che l’ironia è ciò che forse non ti dà da mangiare, ma ti salva comunque la vita. Concordo.

La meditazione Mindfulness affonda la sua origine tradizioni contemplative buddiste e basa la sua pratica sulla ricerca della consapevolezza e sull’attenzione al momento presente in modo completo di corpo, mente e spirito: Mindfulness significa imparare a dirigere tutte le potenzialità della nostra mente su ciò che ci interessa veramente.

Lo scopo che si prefigge la meditazione Mindfulness è quello di ridurre o eliminare la sofferenza partendo dal presupposto che questa trae origine da una visione distorta o troppo personalistica della realtà.

La pratica della Mindfulness da anni sta destando molto interesse del mondo scientifico in quanto è una forma meditativa pratica che ben si inserisce, migliorandolo, nello stile di vita degli occidentali.

La ricerca principale di chi pratica la Mindfulness è quella del vivere il presente nella sua totalità. Il concetto del “qui e ora” è il fondamento portante della meditazione Mindfulness ed è per questo che i suoi principi sono applicabili ad ogni singola situazione indipendentemente dai valori religiosi, attività personali e professionali, età o ceto sociale.

La meditazione Mindfulness infatti:

  • non è una religione
  • non richiede pose particolari o situazioni particolari per essere messa in pratica
  • non richiede molto tempo
  • è molto semplice, basta solo un po’ di allenamento
  • non limita la mente, la carriera, le relazioni e non porta ad iscriversi ad una “setta”.

L’unica distinzione è tra una pratica “formale” e una “informale”. Nella prima è chiaro che si debba eseguire determinati esercizi in condizioni ben precise (luogo tranquillo, lontano da distrazioni, pratica quotidiana o periodica ben strutturata ecc.), la seconda può essere esercitata nelle condizioni più disparate come per esempio lavando i piatti o facendo una passeggiata.

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Trovare pace in un mondo iperveloce è possibile, anche nel momento in cui si è nella frenesia perché avere aspettative di felicità è possibile: molto spesso l’ostacolo è solo uno stato mentale nel quale si agitano i fantasmi del passato o le incertezze del futuro.

Meditazione Mindfulness e scienza

Sicuramente questo è l’interesse maggiore che le persone possono avere verso la Meditazione Mindfulness che, come abbiamo detto aiuta a rilassarsi (come se questo non bastasse), ma quali sono i benefici scientificamente provati? Molti, e anche con studi molto approfonditi.

Partiamo dal multitasking.

L’Università di Stanford già nel 2009 aveva dimostrato che la produttività del nostro cervello aumenta notevolmente quando affrontiamo un argomento alla volta. Invece, quando il cervello si deve occupare di più attività contemporaneamente diminuisce la sua efficienza facendoci commettere più errori e accrescendo il nostro stato di stress proprio perché in questa situazione il nostro cervello non è più in grado di distinguere in modo rapido ed efficace le informazioni importanti da quelle irrilevanti (B. Stahl, E. Goldstein, 2013).

Questa scoperta è stata confermata anche dall’Università di Londra i cui studi hanno rilevato anche un abbassamento del quoziente intellettivo quando il cervello è colpito da troppe informazioni contemporaneamente e ripetutamente. A ulteriore conferma di ciò l’Università del Sussex ha dimostrato attraverso la risonanza magnetica che, in questi casi, i danni al cervello sono permanenti e irreversibili. Per queste ragioni l’OMS ha stilato rapporti secondo i quali nel 2030 la depressione potrebbe essere la malattia più diffusa nel mondo (ibidem).

Anche la scienza riconosce che l’uso del “pilota automatico” nelle nostre azioni quotidiane, anche le più semplici, anziché produrre sicurezza produce disorientamento e stress soprattutto quando ci si pone obiettivi più complessi o semplicemente si fa il resoconto della propria esistenza. Riprendersi il controllo della propria vita in questi casi diventa addirittura impossibile.

La medicina comportamentale riconosce che il corpo e la mente sono costantemente interconnessi e che la malattia si produce e sviluppa proprio in questo spazio. La reazione di “lotta o fuga” tipica del mondo animale, nell’uomo produce attraverso il sistema limbico una serie di eventi a cascata dove ogni evento viene riconosciuto come una minaccia continua e costante per cui si genera un aumento significativo dello stress psicofisico.

Per questa ragione sono molte le aziende e gli enti che hanno adottano la meditazione Mindfulness all’interno delle loro strutture: ne è un esempio molto particolare la pratica Mindifulness nei corpi speciali di alcuni eserciti, o la presenza di sale per la pratica nelle multinazionali dove il succedersi delle decisioni è frenetico e continuo.

In molte scuole di ogni ordine e grado è stata inserita la meditazione Mindfulness con l’obiettivo di accrescere consapevolezza negli studenti e aumentarne le capacità cognitive.

Meditazione Mindfulness ai tempi di Covid-19

Tengo corsi e incontri di meditazione Mindfulness da molti anni. Le mie sessioni sono seguite da persone di differenziati ceti sociali e professionali. Le motivazioni che li hanno spinti a frequentare gli incontri di meditazione sono tra le più diverse: chi era in cerca di una compagna, chi partecipava per riuscire a piangere, chi trovava aiuto nella meditazione per mantenere la dieta.

Un elemento accomunava tutti: la meditazione era uno spazio personale per risolvere un problema o, semplicemente, per ritrovarsi e superare lo stress della quotidianità.

Lo stesso si è riproposto durante il Covid-19: diverso è stato il contesto. Lo stress della quotidianità derivava da una situazione imposta, dalla limitazione negli spostamenti e nelle relazioni, nel dover affrontare tutto il giorno figli, moglie, congiunti, il tutto mescolato con l’incertezza per il futuro.

Covid-19 e Meditazione Skype-Mindfulness: l’esperienza

In tempo di Covid ho voluto proporre dei momenti di meditazione Mindfulness gratuiti aperti a tutti: neofiti e praticanti già esperti. Le sedute avvenivano per ragioni di sicurezza e di distanza via skype ogni martedi e venerdi sera. La durata delle sedute è stata di circa 40 minuti, ognuna con delle esercitazioni da svolgere tra una seduta e l’altra.

Il gruppo, molto eterogeneo e con una presenza su vasta scala territoriale (una partecipante è polacca), ha avuto grande coesione e costanza fin dall’inizio: la frequenza per molti è stata assidua, per altri (impegnati, nonostante l’emergenza, con il lavoro o con lo smart working anche in fascia serale) più scaglionata, ma comunque sempre molto apprezzata.

Le motivazioni che hanno portato le persone ad aderire a questo progetto sono state svariate:

  • voglia di socialità
  • interesse per l’argomento
  • necessità di vincere lo stress causato dalla clausura
  • voglia di “ritagliarsi” un momento di autonomia e solitudine in abitazioni spesso sovraffollate
  • curiosità
  • necessità di vincere la paura di fattori noti (virus) o ignoti (futuro, lavoro, aspetti economici)
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Gli incontri sono stati circa una trentina, lo schema proposto è sempre stato lo stesso, proprio per sottolineare un senso di quieta quotidianità:

  • breve introduzione alla seduta
  • lettura di una storia per riflettere
  • momento di pratica personale silenziosa
  • assegnazione delle esercitazioni
  • breve momento “conviviale” per i saluti
  • verifica delle esercitazioni (sessioni one to one)

Alcuni partecipanti hanno voluto aggiungere a questi incontri dei contatti personali con me, via skype o whatsapp, nei quali condividere le proprie esperienze e chiedere dei consigli per superare delle difficoltà pratiche nell’eseguire le esercitazioni o per renderle attinenti alle proprie necessità personali.

Nonostante l’allentamento delle norme restrittive interpersonali e l’allungarsi delle giornate, ho anche potuto notare che la presenza delle persone non è calata come mi sarei potuto aspettare.

La meditazione Mindfulness ha costituito un punto di riferimento importante per tutti sotto svariati aspetti, che si sono tradotti nei seguenti benefici:

  • maggiore attenzione per il presente vissuto come momento di esperienza
  • minore impulsività nell’affrontare le situazioni di stress
  • miglioramento delle capacità di ascolto soprattutto nel “forzato” ambito familiare
  • ritrovamento del senso di autostima nonostante la precarietà degli aspetti lavorativi
  • miglioramento della qualità della vita e del rapporto con i familiari
  • riduzione degli stati di dolore presumibilmente legati ad aspetti psicosomatici
  • aumento della serenità soprattutto grazie all’adozione di semplici tecniche e pratiche quotidiane
  • voglia di socializzare con persone conosciute nel gruppo, differenti dai propri ambiti, ma accomunate dalla stessa pratica di meditazione
  • senso di appartenenza a un gruppo in ricerca di soluzioni pratiche
  • voglia di crescita personale e professionale
  • maggior controllo sull’alimentazione
  • miglior gestione di emozioni e sentimenti
  • consapevolezza e accettazione delle proprie responsabilità alla luce delle esperienze e limiti personali
  • voglia di “ripresa” non tanto delle abitudini precedentemente consolidate, ma di nuove a dimensione più “umana”.

Conclusioni

La mente entra in stress quando gli obiettivi personali e quelli sociali o professionali non collimano: le persone necessitano sempre un contatto più sincero con le proprie emozioni e hanno la necessità di avere fiducia nel sentirsi accettate con i loro limiti e punti di forza.

Nel gruppo, pur eseguendo una pratica “individuale”, le persone sentono di poter affrontare le difficoltà più facilmente grazie al senso di condivisione che si instaura nel gruppo stesso. L’osservazione interessante è che questo meccanismo permane anche se il gruppo è virtuale connesso solo tramite lo schermo di un computer.

Servono sempre più orientamenti semplici e umanamente coinvolgenti per approcciare e vivere più serenamente la complessità o l’incertezza che oggi più che mai permeano le nostre giornate. La meditazione Mindfulness ha aiutato ad identificare con maggiore consapevolezza ed efficacia i fattori di stress e ha permesso di conoscere e utilizzare nuovi strumenti pratici per ridurre o tenere sotto controllo gli stressor.

Avere una visione pluralista aiuta a comprendere e comprendersi meglio optando per scelte più consapevoli verso se stessi, la propria famiglia, i propri ideali: è importante l’applicazione delle norme senza venire meno al proprio pensiero critico o farsi influenzare unicamente dalle proprie necessità. Ciò significa poter operare scelte più consapevoli e integrate in un ambito più ampio che vada oltre la propria sfera abituale cognitiva, comportamentale ed esistenziale.

La meditazione Mindfulness si è dimostrata uno strumento molto efficace per perseguire questi obiettivi in una situazione dove noi essere umani del XXI secolo ci siamo ritrovati incredibilmente in balia dell’ignoto come i nostri antenati che per primi hanno scoperto nuove terre ed esplorato nuovi mondi.

Paolo G. Bianchi
International Practitioner of Holistic Medicine
Terapie olistiche e bionaturali

Bibliografia

  1. G. Amadei, Come si ammala la mente, Il Mulino, 2005
  2. R. Banis, Guarire con la medicina energetica, Macro, 2015
  3. T. Bennet-Goleman, Alchimia Emotiva, Rizzoli, 2020
  4. R. Crane, La terapia cognitiva basata sulla Mindfulness, Franco Angeli, 2012
  5. F. Didonna, Manuale clinico di Mindfulness, Franco Angeli, 2012
  6. F. Fabbro, Neuroscienze e spiritualità, Astrolabio, 2014
  7. T.N. Hanh, Il miracolo della presenza mentale, Ubaldini, 1992
  8. J. Levey, L’arte del rilassamento della concentrazione e della meditazione, Ubaldini, 1988
  9. G. Magi, La vita è uno stato mentale, Bompiani, 2009
  10. B. Stahl, E. Goldstein, Il programma Mindfulness: un metodo pratico e clinicamente testato per superare stress, ansia, panico, depressione, dolore cronico, e altri problemi di salute, Essere Felici Edizioni, 2013
  11. M. Williams, D. Penman, Metodo Mindfulness, Mondadori, 2019

Photo by Devon Janse van Rensburg on Unsplash

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