Parkinson, una sfida possibile

Parkinson, una sfida possibile.“Il Parkinson si può curare” è lo slogan di una recente campagna della Lega Italiana per la lotta al Parkinson (Limpe) e dell’Associazione Italiana disordini del movimento (Dismov-Sin). Obiettivo? “Combattere la scarsa informazione, sensibilizzare sulla diagnosi precoce e diffondere la conoscenza sulle opportunità di trattamento di questo disturbo, che in Italia colpisce ogni anno 6.000 persone e può manifestarsi anche prima dei 50 anni”.

Come per l’Alzheimer, anche questa malattia prende il nome da chi per primo ne ha descritto sistematicamente le principali caratteristiche cliniche. Nel nostro caso, il medico inglese James Parkinson, nato a Londra nel 1755  e “uomo dei lumi” in tanti sensi…

Seguendo le orme del padre, James si laurea al London Hospital Medical College, ma alla medicina ama affiancare, ispirato dalla Rivoluzione Francese, l’impegno di attivista politico. Si dice infatti abbia stilato di suo pugno numerosi manifesti di propaganda sovversiva, preso parte a pericolose azioni per attentare alla corona, frequentato le società segrete… Poi, stemperate le giovanili velleità rivoluzionarie, decide finalmente di dedicarsi alla professione. Ma, “più disingannato che rinsavito” come direbbe il Foscolo, lo fa sempre a modo suo, perché preferisce rivolgere la sua attenzione alle salute delle famiglie e – da pioniere qual è – alla “medicina preventiva”, una vera novità per il suo tempo.

Parkinson, una sfida possibile.

James Parkinson (1755 – 1824)

Che cos’è dunque la malattia di Parkinson? E’ un complesso di sintomi, conosciuti anche come “parkinsonismi”, che si manifesta in una “combinazione personalizzata” di disturbi quali: tremore a riposo, rigidità muscolare, rallentamento motorio, postura flessa, perdita dei riflessi posturali, fenomeno del “blocco” del movimento.

In origine Parkinson riteneva che in questo disturbo “i sensi e l’intelletto fossero risparmiati”, ma alterazioni delle funzioni mentali vennero riconosciute già da uno dei luminari della neurologia ottocentesca, Jean – Martin Charcot, passato poi alla storia per i suoi studi sull’isteria e sull’ipnosi condotti all’Ospedale della “Salpretrière” di Parigi. Oggi si ritiene che queste disfunzioni mentali possono essere rappresentate da deficit cognitivi, disturbi del sonno e – a volte – disturbi ascrivibili all’ambito psichiatrico.

Come riconoscere precocemente il Parkinson? L’esordio clinico è solitamente caratterizzato dai cosiddetti “sintomi non specifici”, quali tensione muscolare, dolori, crampi, sensazione generalizzata di esaurimento fisico simile a quella provata dopo una fatica eccessiva, inquietudine motoria, riduzione delle abilità manuali, ansia e depressione.

L’età media di esordio sembra aggirarsi intorno ai 55 anni, ma con un range che varia dai 20 agli 80 anni. Se l’esordio avviene prima dei 20 anni si parla di “parkinsonismo giovanile”, solitamente di origine familiare. Al contrario dell’Alzheimer, il Parkinson sembra più comune fra i maschi, con un rapporto 3 a 2 rispetto alle femmine.

Secondo le stime formulate nell’ultima edizione di “Merrit’s Neurology” (Lippincott 2010), la prevalenza della malattia è di circa 160 casi ogni 100.000 persone, cifra che aumenterebbe in relazione all’età: intorno ai 70 anni la prevalenza si attesterebbe infatti a 550 casi per 100mila.

Quali sono le cause? La causa del Parkinson “nella vasta maggioranza dei pazienti è sconosciuta”. La ricerca si è comunque concentrata con significativi risultati sulla genetica, sulle tossine esogene, sulle tossine endogene derivanti dai processi ossidativi cellulari. Gli studi sui gemelli in particolare hanno consentito di stabilire che l’esordio della malattia prima dei 50 anni ha una elevata probabilità di essere di origine genetica.

Michael J. Fox (a sinistra) in Ritorno al Futuro

Michael J. Fox (a sinistra) in “Ritorno al Futuro”

Nonostante anni di bilanci sempre più magri e di progressiva riduzione della lungimiranza dei politici di turno (che dà adito a pensare a una sorta di declino cognitivo verso un incipiente Alzheimer collettivo – questa sì la vera sfida del secolo), la ricerca sul Parkinson sta facendo passi da gigante anche e soprattutto grazie agli sforzi individuali di persone come Michael J. Fox, attore canadese protagonista di serie televisive e film di successo come Ritorno al futuro, che, scoperto di avere il Parkinson nel 1991, “per trovare una cura alla malattia e accelerare la consegna di trattamenti capaci di cambiare la vita ai malati attraverso un programma aggressivo di investimenti” ha deciso di dare vita a una propria fondazione.

Risultati? Facendo leva sulla sua popolarità e grazie a una campagna di fund raising metodica e molto convincente, dal 2000 a oggi la MJF Foundation è riuscita a finanziare progetti di ricerca con più di 170 milioni di dollari…

Il New York Times reputa Michael J. Fox “la voce più credibile sul Parkinson nel mondo”. Lo scorso anno il prestigioso Istituto Karolinska di Stoccolma ha conferito a Michael la Laurea honoris causa in medicina per quanto sta facendo per i malati.

Non per niente alla Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research il motto è “Più che la ricerca, finanziamo i risultati”!

Marco Mozzoni
Direttore di BrainFactor

Fonti e link per approfondimenti:

Articoli di BrainFactor che hanno trattato in questi anni il tema del movimento…

Il presente articolo è inserito nel contesto della maratona divulgativa di BrainFactor e Società Italiana di Neurologia (SIN) “L’Agenda del cervello: un argomento al giorno” in occasione della Settimana del Cervello promossa in tutto il mondo da Dana Foundation dal 14 al 20 Marzo 2011.

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