Parkinson, facciamo il punto. Intervista al neurochirurgo Andrea Landi

ROMA – Il Parkinson (PD) è una malattia che colpisce il 2% della popolazione intorno ai 60 anni, con punte fino al 5% negli over 85. In Italia i malati sono circa 300.000, per lo più maschi. Negli ultimi anni sono aumentate le “forme giovanili” a insorgenza sotto i 40 anni. Fra i volti noti, l’attore Michael J. Fox (nella foto), malato di Parkinson, ha da qualche anno istituito una Fondazione per accelerare la ricerca di una cura. Al Congresso Mondiale delle Società di Neurochirurgia, Andrea Landi, responsabile neurochirurgia funzionale della Società Italiana di Neurochirurgia, ci ha rilasciato un’intervista per fare il punto su questa malattia difficile.

Professore, quali sono le metodologie più promettenti nel trattamento del Parkinson?

Le prospettive immediate più interessanti riguardano la neuromodulazione: tecniche chirurgiche invasive (DBS e MCS) e la FUSS. La Deep Brain Stimulation (DBS), già da diversi anni considerata come terapia di scelta nelle forme di PD scompensato, mediante la stimolazione di nuclei talamici, del subtalamo e del Globo Pallido è in grado di controllare i maggiori sintomi della malattia. Recentemente la DBS viene indicata anche in pazienti con storia di malattia non superiore ai sette anni, la cosiddetta “early stim-therapy”: questo nuovo atteggiamento terapeutico è stato ampiamente accolto in Europa e successivamente, con qualche limite, anche in Italia.

Quali sono le tecniche di intervento più innovative?

Nuove tecnologie applicate alla DBS, come nuovi parametri di stimolazione (interleaving, bursts), nuove configurazioni di elettrodi (multipolari, direzionali) e nuove “filosofie” di stimolazione come la “adaptive DBS” che sfrutta feedbacks neuronali per adattare la stimolazione alle diverse fasi di attività dell’encefalo, sicuramente contribuiranno a migliorare il rendimento, già elevato, di questa terapia. La stimolazione corticale motoria (o Motor Cortex Stimulation, MCS), un’esperienza nella quale i gruppi italiani sono da sempre pionieri, viene oggi rivalutata nel trattamento dei disturbi assiali, come i disturbi della marcia o quelli di postura. La FUSS (Focused Ultrasound Steretoactic Surgery), di recente introduzione, è una metodica non invasiva che utilizza ultrasuoni altamente focalizzati per generare lesioni tissutali controllate: è attualmente indicata per il solo trattamento del tremore, ma una volta verificatane l’efficacia, potrà essere utilizzata nel trattamento di tutti i sintomi della malattia.

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Per quanto riguarda i farmaci, a che punto siamo?

Nelle fasi iniziali di malattia i farmaci sono in grado di controllare perfettamente tutti i principali sintomi. Recentemente si è rivalutata la possibilità di introdurre precocemente la terapia sostitutiva con L-Dopa, in quanto sembra meno importante la sua responsabilità nella genesi di complicanze tardive come le discinesie. Nelle fasi più avanzate della malattia la terapia farmacologica perde efficacia, sia per la comparsa di effetti collaterali sia per la comparsa di sintomi non controllabili con la terapia medica stessa come il freezing della marcia, i disturbi di equilibrio ed i disturbi disautonomici.

Al congresso di Roma, tra i “segni prodromici” del Parkinson si è parlato anche della depressione…

Le evidenze epidemiologiche sugeriscono che almeno nel 60% dei casi, ma forse più spesso, un episodio depressivo importante preceda di mesi l’insorgenza dei sintomi motori. Un disturbo frequentemente riportato, ma che in genere viene valorizzato dopo l’insorgenza dei disturbi motori, è l’ipo-osmia o l’anosmia. Altri segni prodromici possono essere il disturbi del ciclo sonno-veglia e la comparsa di incubi molto vivaci, oltre alla già citata depressione, ma anche alterazioni psichiche come moderata compulsività e modifiche del comportamento, alterazioni della scrittura, in particolare le micrografia; vanno aggiunti disturbi sensitivi vari, in genere dolori mal definibili e talora migranti (5% dei casi), stipsi. Si tratta comunque di sintomi aspecifici e quasi mai considerati come un campanello d’allarme fino a che non subentrano i segni più tipici della malattia.

Image credits: Helga Esteb / Shutterstock.com

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