Neuroscienze del Coronavirus

“La perdita dell’olfatto (anosmia) può essere un marcatore dell’infezione da Covid-19”. Così si legge nell’ultimo bollettino del Royal College of Surgeons of England (Hopkins et al., 2020).

In Corea del Sud, informano i medici britannici, “il 30% dei pazienti positivi al virus ha riportato anosmia”. Lo stesso in Italia e in Cina, dove “ha sviluppato anosmia o iposmia (riduzione dell’olfatto – NdR) un numero significativo di casi”.

In aggiunta, sottolineano al Royal College, sembra esserci “un numero crescente di pazienti che presentano anosmia in assenza degli altri sintomi del virus”. Lo avrebbero confermato anche medici in prima linea in Francia, Iran, Nord Italia e USA (ibidem).

Forse è prematuro tirare in ballo le neuroscienze nel contesto degli effetti di Covid-19 sull’organismo. Ci sono però alcuni studi condotti su casistiche già disponibili che stimolano una prima riflessione in merito e, sicuramente, invitano i ricercatori a ulteriori approfondimenti.

Su Psychology Today, ad esempio, il neuroscienziato Eric Haseltin si è già spinto in avanti sostenendo che “il virus, oltre a intaccare il sistema respiratorio, sarebbe in grado di agire anche sul sistema nervoso” (Haseltin, 2020).

A sostegno di questa tesi cita una stima del Guangzhou Institute of Respiratory Diseases, per il quale ben “il 4-5% dei pazienti Sars Coronavirus manifesterebbero sintomi ascrivibili al sistema nervoso centrale (SNC), a volte con danni cerebrali rilevabili al neuroimaging” (ibidem).

Uno studio condotto in Giappone, inoltre, aggiunge che “l’azione di Covid-19 sul SNC potrebbe contribuire direttamente allo stress respiratorio acuto intaccando i centri troncoencefalici che controllano la respirazione, rendendo difficile ai pazienti la respirazione spontanea” (Li et al., 2020).

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“Se Covid-19 si comportasse allo stesso modo di Sars-Cov – spiegano i giapponesi – potrebbe diffondersi dai polmoni al cervello attraverso le fibre nervose che connettono i chemocettori e i meccanocettori polmonari ai neuroni del bulbo (mielencefalo) che controllano il battito cardiaco e il ritmo della respirazione”.

Suggeriscono altresì una possibile chiave di lettura: “quando il virus viaggia dal polmone al bulbo incrocia le sinapsi che connettono i neuroni cardiorespiratori, parte dei quali vengono infettati cessando di funzionare correttamente, inibendo così la respirazione spontanea” (ibidem).

Le evidenze del coinvolgimento del sistema nervoso centrale sembrano accumularsi, dunque, mettendo in luce anche complicazioni ad esso collegate come encefalopatia (Filatov et al., 2020), convulsione, delirio (Haseltin, 2020).

Infine non va sottovalutata l’alterazione della coscienza, condizione che – secondo un articolo uscito il 12 marzo scorso su Neurology Today – “avrebbe interessato a Wuhan addirittura un paziente su tre” (Fitzgerald, 2020).

Reference:

Photo by Ruslan Zh on Unsplash

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