Neurochirurgia, in Italia mancano scuole e docenti

ROMA – “Quasi mezza Italia senza scuole di specializzazione in Neurochirurgia… La carenza di figure universitarie neurochirurgiche negli Atenei italiani ha raggiunto un livello straordinariamente basso e ormai è insostenibile.” Lo denuncia la Società Italiana di Neurochirurgia (SINch).

In Emilia Romagna, Liguria, Umbria, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria non ci sono scuole di specializzazione per formare neurochirurghi e il numero dei professori ordinari e associati di Neurochirurgia nel nostro Paese è inferiore a 60, di cui 24 ordinari e 35 associati. Sono i dati emersi la scorsa settimana al primo incontro dei docenti di neurochirurgia sulla formazione specialistica in Italia, tenutosi nell’Aula di Patologia del Policlinico Umberto I di Roma.

“La formazione in generale, e in questo caso, la formazione specialistica in Neurochirurgia, è una delle principali sfide per la crescita del Paese. Nei tempi che viviamo, ha il difetto di non essere un investimento a breve termine ma di avere tempi più lunghi. I paesi più avanzati si attrezzano per affrontare tale sfida con rigore e con una organizzazione efficiente, pensando al futuro della loro Sanità con l'obiettivo eccellenza”, ha dichiarato il Prof. Francesco Tomasello, Presidente del Collegio dei professori di Prima fascia di Neurochirurgia.

Il Presidente del Collegio ha poi analizzato il problema dalla parte degli specializzandi, sottolineando che “occorre dare maggiori opportunità di accesso, anche a livello territoriale; offrire maggiori opportunità di formazione pratica chirurgica sul campo; far seguire i giovani da più docenti, rispetto a quelli attuali, nel loro percorso. La rete formativa universitaria – ospedaliera, così come è organizzata ora, non garantisce il conseguimento di questo obiettivo”.

“Abbiamo una carenza assoluta di laboratori dove praticare la dissezione anatomica e approfondire l’anatomia chirurgica. Mancano i preparati anatomici sui cui lavorare e il nostro maggior approvvigionamento viene dall’estero”, ha aggiunto il Presidente della Società Italiana di Neurochirurgia (SINch), Prof. Roberto Delfini.

“I giovani neurochirurghi – ha proseguito Delfini – troppo spesso sono costretti ad andare in Europa o negli Stati Uniti per frequentare i corsi sui preparati. Si tratta di un problema culturale e non legislativo, perché niente osta che in Italia si possa disporre di preparati anatomici. Bisogna far capire alla gente quanto sia importante fare la dissezione anatomica sui preparati umani piuttosto che una dissezione anatomica su un animale. La carenza di materiali e laboratori è così ampia che diverse Società di chirurgia, compreso il Collegio italiano di Chirurgia, hanno messo questo punto nel loro programma di lavoro.”

Dall’incontro è emerso un quadro “allarmante sul depauperamento di risorse umane nella docenza e ricerca universitaria in Italia: negli ultimi due anni 20.000 giovani hanno acquisito il titolo di dottori di ricerca. Le Università italiane hanno reclutato meno di 1.500 ricercatori a tempo determinato (precari), quindi meno del 10 per cento. L’età media dei ricercatori universitari italiani oggi è di 51 anni. Negli ultimi cinque anni negli Atenei statali i professori ordinari sono passati da 18.227 a 13.164 (secondo una stima al  15/3/2014 – NdR) con una diminuzione pari a meno il 27,8%; i professori associati da 17.549 a 15.069 (meno 14,1%); i ricercatori a tempo indeterminato da 24.492 a 22.655 (meno 7,5%). Nel totale il numero è sceso da 60.268 a 50.888. I professori ordinari di neurochirurgia si sono ridotti negli ultimi cinque anni da 35 a 24.”

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