Lo psicologo del territorio

Ospitiamo volentieri il contributo del Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, Marco Nicolussi, sulla figura dello “psicologo del territorio”, evoluzione naturale dello “psicologo di base” immaginato in affiancamento al medico di medicina generale dai professori Mario Bertini e Luigi Solano, docenti di psicologia all’Università di Roma La Sapienza, medici di formazione. Perché “il medico di base è la vera sentinella del territorio”…

Il nuovo Piano Socio Sanitario della Regione Veneto, approvato l’anno scorso dopo più di 15 anni di attesa, prevede “la sperimentazione di modelli di intervento e di presa in carico multi professionali che avvalorino l’efficacia dell’approccio integrato biopsico-sociale alla persona” (pag. 48, Cap. 3 “Gli ambiti della programmazione”, paragrafo 3.1.2 “Modelli organizzativi dell’assistenza territoriale”). Questa importante integrazione, non presente nella bozza presentata alla V Commissione Consiliare della Regione Veneto, è stata introdotta su specifica richiesta del sottoscritto, e comporta l’obbligo dell’implementazione dell’intervento multi professionale all’interno delle Medicine Territoriali e delle nuove Aggregazioni Funzionali Territoriali dove, tra le diverse professioni, lo psicologo è, indubbiamente, la più qualificata, competente e preparata per l’attività di prevenzione, promozione, sostegno e intervento per la salute e il benessere delle Persone.

Alcuni dei benefici dell’intervento psicologico nel contesto territoriale sono un aumento del benessere delle Persone che, grazie al contatto diretto con lo psicologo del territorio, permettono una miglior comprensione del problema portato, una attribuzione di senso e significato in una prospettiva biopsico-sociale, alla definizione di quali migliori scelte per la salute e il benessere delle Persone. Insieme a questo, e certo non di secondaria importanza, la riduzione della spesa sanitaria relativa alle prescrizioni per farmaci, alle indagini strumentali, alle analisi di laboratorio, alle visite specialistiche, ai ricoveri ospedalieri e alle giornate lavorative perse.

In altri paesi europei, come la Gran Bretagna e l’Olanda, questa figura di professionista è operativa e funzionale da anni; solo nel nostro paese l’accesso diretto ai servizi per la Persona, tra cui quelli psicologici, rimane ancora uno dei più bassi in Europa. In Gran Bretagna, ad esempio, già nel 2008, il Ministero della Salute inglese ha lanciato un ampio programma, lo IAPT (Improving Access to Psychologichal Therapies) per promuovere, all’interno del loro servizio sanitario nazionale, l’accesso alle terapie psicologiche, considerandone l’importanza e l’efficacia, e investendo, negli anni, la cifra totale di ben 173 milioni di sterline, corrispondenti a più di 200 milioni di euro.

I primi sostenitori di una particolare figura di Psicologo del territorio, lo psicologo di base, sono stati i proff. Mario Bertini e Luigi Solano, entrambi docenti di Psicologia all’Università La Sapienza di Roma, ma medici di formazione, che hanno proposto e sostenuto, con perspicacia e lungimiranza, una nuova figura di psicologo che lavora sul territorio insieme al medico di base. L’idea arrivò dopo lunghe riflessioni e studi sulla situazione legata alla salute e al benessere delle persone, nell’incessante tentativo di migliorarne le condizioni, nella speranza e con la convinzione di inserirsi sempre di più nel tessuto della quotidianità dei cittadini.

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Quale contesto dunque, si dissero i proff. Bertini e Solano, se non quello del medico di medicina generale, vera sentinella del territorio? Lì le persone ci vanno per qualunque tipo di disagio, sono loro, di fatto, i primi rilevatori del malessere, di ogni tipo di malessere, anche psicologico. Si stima, infatti, che circa il cinquanta per cento delle richieste fatte al medico di base abbia origine e motivazione psicologica. Dunque i vantaggi sono molti, e non solo per le Persone e per la spesa sanitaria, ma anche per le concrete prospettive lavorative che lo Psicologo avrebbe se fosse istituzionalizzata questa nuova figura. Certamente vi è la necessità di meglio comprendere, e declinare operativamente, quale modalità di intervento. Ma di fondamentale importanza, la conditio sine qua non, è la retribuzione che dev’essere obbligatoriamente riconosciuta allo Psicologo per il suo intervento.

Non è assolutamente sostenibile – né accettabile – che la prestazione di un professionista Psicologo, qualificato e competente e con anni e anni di formazione alle spalle, sia fornita gratuitamente laddove, invece, tutti gli altri professionisti, medici di medicina generale in primis, vengono adeguatamente – e giustamente – retribuiti per le loro prestazioni. Altro aspetto da definire riguarda il modello o il metodo di intervento per lo Psicologo del territorio. L’esperienza di anni di studi e di approfondimento su questa nuova figura professionale di Psicologo mi porta a prediligere la ricerca di una definizione metodologica, certamente prioritariamente da condividere con tutta la nostra comunità professionale. Se pensiamo a quali e quanti sono i modelli e i paradigmi di pensiero e di intervento della psicologia, non ho dubbi a credere che l’eventuale scelta di un modello tra i tanti – tantissimi – porterebbe facilmente, anzi inevitabilmente, a contrapposizioni tra i colleghi sostenitori dell’uno piuttosto che dell’altro.

E questo è proprio quello di cui non abbiamo bisogno. Noi Psicologi abbiamo bisogno – è un bisogno primario, pena la nostra sopravvivenza – di unirci, di stare insieme e condividere, non di dividere e di dividerci. Abbiamo la necessità di confrontarci e di valutare insieme quali metodi possono integrarsi per un intervento maggiormente efficace. Pertanto, individuare un metodo condiviso vuol dire anche considerare il lavoro di analisi e di approfondimento in équipe multi professionale; vuol dire anche prevedere come basilare la supervisione – o l’intervisione – e, quindi, il costante confronto interdisciplinare. Senza per questo dimenticare, ovviamente, l’importanza di quante e quali adeguate conoscenze e competenze noi Psicologi dobbiamo avere per gli interventi di prevenzion e promozione della salute del benessere, ma anche nei disagi e nei disturbi psicologici e psicopatologici, nella comprensione del contesto e nell’attribuzione di senso e significato.

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Lo psicologo che lavora insieme al medico di medicina generale, potrebbe ben inserirsi nel tessuto della vita quotidiana dei cittadini, svolgendo l’efficace ruolo di sentinella di disagi psichici che, se trascurati, si aggravano in psicopatologie con conseguenze ben più gravi; gravi certamente per le persone stesse, per i loro familiari ma anche con costi economici insostenibili per il servizio sanitario pubblico e, quindi, per tutti noi cittadini. La presenza capillare dello Psicologo del territorio porterebbe ad un aumento del benessere delle Persone, ma anche degli stessi medici di medicina generale, nonché dei farmacisti e dei familiari laddove interviene nelle farmacie e a domicilio. Grazie al prezioso apporto dello Psicologo si potrebbe attivare, p.e., una migliore comprensione di quali e quante sono le modalità e le strategie per avvicinarsi alla persone in difficoltà, ai loro disagi, e intervenire di conseguenza.

La presenza di una nuova figura professionale di Psicologo che opera nel territorio in sinergia con il medico di medicina generale, nelle farmacie, ma anche a domicilio con le famiglie, rappresenta un’importante e significativa innovazione culturale e strategica per la reale e concreta applicazione del concetto di salute mentale. Con “salute mentale” mi riferisco alla definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ovvero ad “uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni”. Non penso certo a come, invece e purtroppo, in Veneto, questo concetto è stato stravolto rispetto il suo significato originale. E non mi dilungo su quanto e come abbiamo condotto anni fa, come Ordine, un’aspra battaglia culturale contro la psichiatrizzazione delle Persone!

Non possiamo più por tempo in mezzo e dobbiamo attivarci, tutti insieme, per sostenere la salute e il benessere delle Persone! Sostenerle culturalmente e con concrete proposte di legge! Il comune di Carmignano di Brenta, in provincia di Padova, ha avviato due anni fa un progetto per lo psicologo del territorio, con risultati talmente soddisfacenti da deliberarne recentemente il rifinanziamento. L’esempio di Carmignano è particolarmente indicativo in Veneto in quanto, ad esempio, nonostante le iniziali cautele dei medici di medicina generale dell’Utap (Unità territoriale di assistenza primaria), la presenza dello psicologo, grazie al reciproco coinvolgimento e ai positivi confronti e riscontri, si è presto trasformata in un rapporto sinergico e funzionale, finalizzato, per l’appunto, al benessere e alla salute delle Persone.

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Tale sinergia e apprezzamento si sono concretizzate all’incontro di settembre scorso a Carmignano con la difesa – a spada tratta – da parte del medico referente dell’Utap che, insieme al Vicesindaco del Comune, ha sostenuto la prosecuzione della sperimentazione, chiedendone ed ottenendone la trasformazione in servizio strutturato con la seguente motivazione: “la sperimentazione ha evidenziato come l’interazione multidisciplinare, in modo particolare i medici di medicina generale e gli psicologi, facilitano il processo di diagnosi e cura in molte problematiche emerse come gli stati d’ansia, depressivi, problematiche relazionali e famigliari, di elaborazione del lutto, sessuali e disturbi alimentari.

La difficile situazione economica attuale sta incidendo sul benessere psicofisico della popolazione e negli ultimi anni si è purtroppo verificato un continuo incremento di situazioni di disagio psicologico che, se non affrontato subito, possono diventare patologie gravi”. Ora dunque, certamente anche grazie al contributo di Carmignano ma, soprattutto per la proposta di legge regionale del Sindaco di Zevio (vedi specchietto alla pagina precedente) possiamo promuoverlo e sostenerlo con maggior forza e determinazione in tutto il Veneto, consapevoli della bontà e dell’efficacia dello Psicologo del territorio.

In questi tempi di allarme sociale, certamente anche conseguenza dell’imperante crisi economica, la disoccupazione ha toccato, pesantemente, anche noi psicologi e, soprattutto, ma non solo, i giovani psicologi. E’ pertanto fondamentale che l’Ordine continui ad attivarsi ricercando nuovi fronti di sbocco professionali, nuove prospettive lavorative per gli Psicologi che dovranno obbligatoriamente essere fondate sui reali bisogni della popolazione, su dati inconfutabili di efficacia e, chiaramente, su riscontri oggettivi di risparmio di spesa sanitaria.

E, certamente, tra le diverse prospettive lavorative lo Psicologo del territorio è indubbiamente la più concreta e facilmente realizzabile, proprio per i fondati presupposti di efficacia e risparmio di spesa. Si stima – anzi si sottostima – che, a fronte di uno psicologo ogni quattro medici di base o pediatri di libera scelta, o uno psicologo ogni quattro farmacie, potrebbero lavorare, decorosamente retribuiti, almeno dodicimila psicologi in Italia e, in Veneto, – sempre sottostimando – almeno mille colleghi.

Marco Nicolussi
Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto

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