L’armoniosa complessità del mondo

“Le emozioni sono parte integrante dei processi mentali che portano verso le scoperte scientifiche e verso i nuovi modelli che spiegano il mondo”. Di questo è convinta Anna Curir dell’Istituto Nazionale di Astrofisica – Osservatorio Astronomico di Torino, autrice del bel libro “I processi psicologici della scoperta scientifica. L’armoniosa complessità del mondo”, edito da Kim Williams Books (Torino, 2012), con la prefazione di Felice Perussia.

E’ un libro prezioso quello della Curir, matematica di formazione, scritto con eleganza e passione sincera per un argomento che travalica i confini delle discipline, consentendo di portare a galla un filo conduttore che sembra legare intrinsecamente il cosmo e la psiche. Il tutto “in nome di quella trasversalità delle culture che è la cifra distintiva di questo secolo, della postmodernità”.

“Molti credono che gli scienziati pensino utilizzando soprattutto una logica rigorosa e il calcolo matematico” e c’è ancora “chi crede che la conoscenza scientifica si accumuli con successive aggiunte di nuovi risultati alle conoscenze già acquisite”. Ma l’evoluzione della scienza – come chiarì Kuhn – è più un “processo che avviene per rivoluzioni e in modo non cumulativo” ed è caratteristica peculiare di queste rivoluzioni avere “aspetti emotivi” non marginali, come spiegò Bion, mettendo in evidenza non solo la geometricità delle trasformazioni che avvengono nelle nostre menti, ma anche la “parte affettiva e relazionale del processo di conoscenza”.

Nel volume vengono infatti proposti “inesplorati collegamenti” tra la filosofia di Kuhn, la matematica del Poincaré che parla di “sensibilità e sentimenti in gioco nell’invenzione scientifica”, la fisica teorica del Pauli che parla di “felicità della conoscenza” e le moderne teorie cognitive, per finire con “la scoperta di un altro psicoanalista forse meno famoso di Bion, ma che possiede un analogo rigore matematico: Ignacio Matte Blanco”, per dare conto anche del ruolo chiave dell’inconscio nelle scoperte scientifiche e nell’elaborazione di nuove teorie.

Interessante in particolare il capitolo dedicato ai “Fenomeni cooperativi nella natura e nella mente”, in cui viene preso in esame il processo di formazione di stutture ordinate nella natura, nelle teorie sulla natura e nella nostra coscienza – che “può essere rappresentato da fenomeni cooperativi, gli stessi che possono essere studiati e formalizzati nella fisica dei processi non lineari” – in una bella passeggiata fra galassie e neuroni a braccetto con Boltzmann, Prigogine, Pierre Curie, Feynman, Varela, Penrose, Hameroff e i “teorici della mente quantisica”.

E qual è la “personalità” di chi fa scienza? Nell’ultima parte del libro l’Autore, dopo una esauriente panoramica sulla letteratura a partire dalle prime indagini di Cattel e Roe, presenta i risultati di una ricerca originale sulla personalità di uno specifico campione di scienziati (matematici, fisici, astronomi), realizzata attraverso una indagine di analisi fattoriale sui dati di un questionario somministrato ai ricercatori della Sissa e degli Osservatori astronomici di Trieste, Padova, Torino e Roma.

Non anticipiamo nulla dei risultati, per lasciare al lettore il piacere della scoperta. Ma è importante notare che la ricerca di “tratti peculiari” di personalità negli scienziati ha permesso alla Curir di avere una conferma, dati alla mano, del fatto che questi “non hanno a che fare con una divisione della cultura in umanistica e scientifica, anzi, proprio le emozioni legate alla scoperta possono essere un trait d’union tra le due”.

Nella prefazione al volume, Felice Perussia dell’Università di Torino mette in evidenza i “legami decisamente stretti e fondativi” fra astronomia e psicologia, ricordando che “la nascita stessa della dimensione sperimentale oggettiva nell’ambito della nuova psicologia scientifica tardo ottocentesca, ovverosia della dimensione soggettiva nella scienza”, va fatta risalire proprio all’interazione tra astronomi.

Un bel giorno, nel Settecento – racconta Perussia – tale Davide Kinnebrook dell’Osservatorio di Greenwich riportò i tempi di passaggio delle stelle “tutti sfalsati di circa 800 millisecondi” rispetto ai tempi registrati dal primo astronomo reale e venne “buttato fuori per eccesso di soggettività nella valutazione”. Quando la stessa cosa si ripetè, il secolo successivo, a Konigsberg, il “prussiano” e meno inconsapevole secondo astronomo Federico Guglielmo Bessel, riflettuto lucidamente sul fenomeno (e sul da farsi), introdusse il concetto di “variazione soggettiva sistematica”…

Anna Curir, torinese, si laurea in matematica nel 1976 con una tesi di astronomia e dal 1979 lavora come astronomo presso l’Osservatorio Astrofisico di Torino. Ha anche lavorato al dipartimento di Astrofisica dell’Università di Oxford e al Queen Mary College di Londra. E’ membro dell’International Astronomical Union e della International Society on General Relativity. Le sue ricerche riguardano in particolare le cosmologie relativistiche, l’emissione energetica dei buchi neri, la formazione delle galassie, le proprietà dinamiche e chimiche della Via Lattea. Interessata da tempo alla neuroscienze, nel 2006 consegue una seconda laurea in Scienze della mente e si iscrive all’Ordine degli psicologi del Piemonte. Collabora con La Stampa e pubblica libri di divulgazione scientifica.

Marco Mozzoni

Il libro

Anna Curir, “I processi psicologici della scoperta scientifica. L’armoniosa complessità del mondo”, Kim Williams Books, Torino 2012

Image credits: Shutterstock

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Marco Mozzoni
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