La disintegrazione del semiotico

MILANO – Questa sera a Milano, alle ore 18, presso la Casa della Cultura in via Borgogna 13, sarà presentato il libro di Marco de Paoli “La disintegrazione del semiotico. Saggio sulla dissociazione neurologica” (Mimesis Edizioni, 2019).

Ne discutono con l’Autore Katia Serena Cannata, ricercatrice in Teorie della complessità all’Università di Catania, Massimo Marraffa, docente di Filosofia della mente e Filosofia della psichiatria all’Università di Roma, Alfredo Paternoster, docente di Filosofia del linguaggio e Filosofia della mente all’Università di Bergamo. Coordina la tavola rotonda Maria Maddalena Cusati del Liceo Classico Parini di Milano.

Anch’egli docente di Filosofia al Parini, Marco de Paoli si definisce un “libero ricercatore” che svolge “un’attività interstiziale fra l’ambito filosofico e scientifico”. Tra le sue opere troviamo infatti: “La relatività e la falsa cosmologia” (2008), pubblicato anche in Francia l’anno seguente; “Furor Logicus. L’eternità nel pensiero di Emanuele Severino” (2009), “Theoria Motus. Principio di relatività e orbite dei pianeti” (2013), “La simmetria nascosta. L’ordine soggiacente la meccanica quantistica” (2011), “La tragica armonia. Indagine filosofico scientifica sulla genesi e l’evoluzione del vivente”.

Alle scienze della mente aveva dedicato già lo scorso anno un libro molto interessante dal titolo “Elettricità, vita, cervello. L’innervazione dell’organismo-mondo” (2018). Ma de Paoli non è soltanto uno studioso a tavolino. Ha lasciato la relativa tranquillità del nostro Paese per conoscere a fondo l’Etiopia, dove ha vissuto cinque anni, scrivendo poi un saggio in cui ha concentrato la sua esperienza: “Etiopia, lontano dall’Occidente. Un pezzo di vita e uno studio storico-antropologico” (2011). Ha inoltre collaborato con diverse riviste “impegnate”, da Paradigmi a Episteme, dal Giornale di Fisica all’Annuario di Itinerari filosofici.

Oggi ci presenta il suo nuovo lavoro, un bel saggio di oltre 300 pagine in cui “riprende e approfondisce, dopo anni, i mai dimenticati studi risalenti agli anni universitari e alla tesi di laurea sulla neuropsicologia, la neurolinguistica e la psicopatologia”, con l’intenzione di esaminare “se possa apparire – sottesa a patologie diverse e apparentemente irriducibili (afasia, agnosia, aprassia e disordini della memoria – NdR) – una qualche unità attraverso il fil rouge della destrutturazione della funzione di simbolizzazione, intesa come processo e non come facoltà”.

Ma – avverte l’Autore – “questo solo a un primo livello di lettura”. Perché poi quello che emerge nella “perturbazione del semiotico” ravvisabile nelle più varie patologie a sfondo neurologico, è la “constatazione della degradazione entropica della mente”, cioè la “constatazione di come ciò di cui l’uomo va così fiero – l’intelligenza, il pensiero, la coscienza – è come una cresta sottile, proprio come una sfoglia sottilissima è la parte della corteccia cerebrale predisposta alle più nobili funzioni-finzioni che riteniamo pertinenza dell’umano”.

Tenendo però presente che la dissociazione e la disintegrazione come rottura di associazioni e integrazioni non sono solo di pertinenza della patologia: “la dissociation des idées, la dissolution, non è solo involuzione e distruzione”. Scomporre e “rompere le associazioni consolidate, consuete, trovando nuove associazioni e nuove combinazioni di contro a quelle antiche e tradizionali” è infatti “il segreto della creatività e della vita stessa”.

Il libro:

Marco de Paoli, “La disintegrazione del semiotico. Saggio sulla dissociazione neurologica”, Mimesis Edizioni, 2019

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