La bellezza e il muro dell’assemblaggio

La bellezza e il muro dell'assemblaggioLONDRA – Per capirlo smisi di ascoltarlo ed iniziai a guardare come muoveva le mani. Poi osservai il posto intorno a noi. C’erano molte persone, computer accesi e tavolacci di legno pieni di fogli… Il Pub è una abbreviazione di “Public House”, casa pubblica. Non è un bar dove sei solo un cliente, è un luogo più intimo e domestico, senza troppe ambizioni estetiche, come sono molte delle case degli inglesi.
(di Nello Brunelli)

Alcuni si erano tolti le scarpe e appollaiati su un divano sfondato.

Al Pub il tempo non è misurato in consumazioni. Ti ordini una birra, ti colleghi al wi-fi e ti butti su una comoda poltrona lisa con la pelle rotta. Sei a casa amico mio, nessuno ti scolla dalla tua poltrona.

Puoi bivaccare, ubriacarti, lavorare, entrare con gli infradito e pantaloncini corti e scrivere un romanzo.
 
Pierre portò la mano verso l’alto, aperta. Gli venne un dubbio e perse la parola. Arrossì e rimase a bocca aperta guardandomi con i suoi occhi limpidi, come un bambino. La sua intelligenza è in grado di risolvere qualsiasi tipo di problema pratico o astratto.  Dalle reti al Python,  dalla costruzione di un mobile alla configurazione dei server fino a metodologie di scrittura del software. Una straordinaria meccanica intellettuale.

“Sei laureato in Ingegneria?”  Gli chiesi, rivelando la mia concentrata distrazione.

“Mi sono laureato in filosofia, a Lione” Mi rispose timidamente, appoggiandosi allo schienale della sedia.

“Ah sì? E poi?”

“Poi ho insegnato filosofia all’università, come assistente, ma avevo voglia di vedere il mondo e sono venuto a Londra.”

In ufficio due ore prima, scriveva software e contemporaneamente rispondeva al telefono e contemporaneamente rispondeva alle mie domande e contemporaneamente scendeva in laboratorio quando c’era bisogno. Improvvisamente era rientrato in ufficio con un trapano e dei pannelli di legno dicendo che bisognava riordinare i cavi.

Quando lo vidi con la coda dell’occhio mi era sembrato un uomo armato. Mentre bucava i muri e fissava i pannelli dove a sua volta avremmo agganciato i cavi, mi diceva senza guardarmi quali scollegare dal router, quali radunare insieme con i lacci di plastica, quali lasciare liberi. Si era tolto la maglia per il caldo e teneva dei chiodi in bocca per avere le mani libere. Notai esterrefatto una tigre tatuata sul suo braccio.

“Ma chi è Pierre? E’ il nerd che arrossisce al minimo impaccio o l’uomo con i chiodi in bocca e il tatuaggio da tigre o il professore di filosofia?” Mi chiedevo naufragando del tutto nella benefica follia del Pub. Ma tutto ciò mi parve stranamente armonico e bello.

* * *

Al ritorno dalla pausa pranzo trovammo tutti in piedi difronte al muro del laboratorio. Quel muro è  visibile da tutti, compresi i clienti del negozio. Ha un nome: “Assembly wall”,  il muro dell’assemblaggio. Negli ultimi giorni la produzione aveva accumulato qualche ora di ritardo. Perché? Per capirlo, si erano radunati tutti di fronte all’aspetto più importante della catena produttiva.  

La metodologia di produzione di “Unto This Last” segue i principi della Toyota System o “produzione snella”. Questa metodologia nasce e si sviluppa in Giappone a partire dalla fine della seconda guerra mondiale e ha fatto della Toyota una azienda leader del mercato automobilistico.

Una delle idee fondanti è straordinariamente semplice: eliminare gli sprechi, affatto inteso in senso moralistico. Da questa intuizione a catena derivano le altre.

La produzione deve essere il più semplice possibile, flessibile e senza stress (considerato spreco). Per arrivare a questo risultato è importante potersi fermare per correggere i problemi. Ognuno può portare un contributo e le decisioni andrebbero prese per consenso. E’ importante sviluppare la cultura del miglioramento continuo.

Sviluppare un sistema di controllo visuale. Nessun problema deve rimanere nascosto o sfuggire all’attenzione di tutti. Se la produzione è ben organizzata deve esserlo anche in senso visivo. Rimuovere tutti gli oggetti che non fanno parte del lavoro, rimuovere ogni cosa dal pavimento, non facile in una falegnameria. Lasciare tutto in ordine e pulito a fine giornata.

Niente stock di magazzino, nessun accumulo di cose non ancora vendute né ordinate (considerate uno spreco).

Nessuna produzione in base a previsioni o analisi di mercato. Produrre solo su ordinazione e possibilmente su misura, in base alle esigenze del cliente.

Il soggetto dello scopo produttivo cambia drasticamente: non più la quantità ma la Qualità. Aumenta drasticamente l’importanza del rapporto col cliente e la sua fidelizzazione. Aumenta drasticamente l’esigenza di un’alta professionalità dei lavoratori.

Uno dei principi del “Toyotismo” è lo sviluppo della crescita personale e professionale dell’individuo, per sviluppare le potenzialità della squadra.

In “Unto This Last” il muro dell’assemblaggio è il sistema di controllo visuale. In quel momento alcune parti del muro erano vuote. Quando tutto fila liscio il muro è colmo di pezzi pronti e ordinatamente raggruppati, appesi per l’assemblaggio finale come una pianta piena di grappoli. Se ci sono degli spazi vuoti vuol dire che qualcosa non sta funzionando. Se ci sono degli spazi vuoti il muro è incompleto, disarmonico, brutto.

E’ difficile capire da cosa dipenda il ritardo di un meccanismo complesso, soprattutto se è un meccanismo umano come il lavoro. Per riuscire a farlo Olivier ha scelto l’assemblaggio come l’anello della catena produttiva da tenere continuamente sotto controllo. Se proteggi e osservi un anello della catena proteggi e osservi tutti gli altri. Il muro dell’assemblaggio è l’ultimo anello, il più manifesto. Tutti lo possono vedere e misurare.

In sintesi, come strumento di misura finale della produttività aziendale è stata scelta la bellezza.

* * *

“Ho sbagliato il colore del tavolo. Così ho pensato di utilizzare i pezzi per fare il tavolino che invece ha lo stesso colore.”

H. espone il suo errore, calmo, senza nessuna ansia. Tutti sanno che la finalità della riunione è l’analisi del processo e il possibile miglioramento.

“Ma il tavolino è programmato per domani, dice Olivier, mentre il tavolo è per oggi.”

“Si, ma quando ho sbagliato ho pensato di anticipare qualcosa programmato per per domani e recuperare tempo.”

“Tagliando i pezzi e adattandoli per il tavolino?” chiede Olivier

“Eh sì … così ho perso tempo anche per il tavolino, che avrei potuto fare domani più velocemente con i pezzi regolarmente prodotti.”
H. inconsapevolmente aveva anticipato le conclusioni, allora Olivier mise il piede sopra una sedia manifestando la fisicità del comando. Tutti fermi ad ascoltare il capo con la tuta da lavoro come loro.

“Ragazzi, avrete notato che qualsiasi problema è un problema di organizzazione. Ma  l’organizzazione è difficilmente misurabile e non possiamo quantificarla. In questo caso potremmo  fare un tentativo. Stabiliamo la regola che i prodotti vanno assemblati sempre secondo il loro ordine stabilito a inizio giornata fino a stabilirne gli orari di inizio e fine lavorazione. L’ordine di produzione sarà la nostra misura. Pierre e Nello ci aiuteranno sviluppando una pagina web dove ogni mattina leggerete una lista che potrete spuntare via via che il lavoro verrà svolto. Le spunte e i loro tempi dovranno essere registrate nel database. In questo modo avremo dei dati per approfondire la questione tutti insieme il venerdì sera.” Si interrompe per guardare me e Pierre. Pierre annuisce.

“Se succede un imprevisto o un errore, si riparte da capo dallo stesso prodotto senza uscire dall’ordine stabilito causando ulteriori errori e ritardi … per verificare il nuovo metodo faremo una mini riunione tutti i giorni, a mezzogiorno. Ci sono domande? Dubbi?”

“Potremo vedere la nuova pagina anche sul tablet del timer? così non devo lasciare la cabina di assemblaggio per andare al computer.” chiede L.

“E’ html, la potrai vedere anche dal tuo cellulare.” rispose Pierre.

“Non glielo dire Pierre, altrimenti si mettono tutti col cellulare a chattare con la fidanzata.” dice qualcuno.

“Non sarebbe male …” aggiunge H. sibillino e rauco.

“Non sarebbe male cosa?” chiede Olivier, simulando severità e trattenendo una risata.

“Naturalmente la schedulazione dei prodotti.” risponde H. facendo un inchino da pagliaccio, in tutto e per tutto come Mercuzio di Romeo e Giulietta. 

“Lo scopo del commerciante è quella di intendersi fino alla radice delle qualità della cosa di cui fa commercio e dei fini per ottenerla o per produrla. Deve applicare tutta la sua sagacia e la sua energia per produrla o ottenerla in perfetto stato, e di distribuirla al prezzo più basso possibile dove di essa più si sente il bisogno. Nello svolgere questo compito dovrà considerare come rendere più benefiche agli uomini che egli impiega le varie occupazioni relative alla produzione e allo scambio e poiché questa funzione coinvolge molte vite e molte braccia (più di molte altri mestieri considerati nobili) il commercio diventa il capo e il disciplinatone di vaste masse umane in maniera diretta.” (John Ruskin, “Fino all’Ultimo”)

Nello Brunelli (Londra)

Be the first to comment on "La bellezza e il muro dell’assemblaggio"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.