Italia addio

Italia addio.Più che una fuga di cervelli e di capitali, sembra ormai una fuga generale. In attesa di sentir pronunciare il fatidico “si salvi chi può”, restiamo ancora un attimo sulla nave – fin che le forze ce lo consentiranno – per render conto di quel che accade, come è dovere di reporter, col rischio di colare a picco anche noi insieme al comandante, se non se la sarà già data a gambe levate, come storia patria insegna.

La notizia arriva in queste ore dalla Fondazione Leone Moressa: anche gli stranieri se ne vanno. Sarebbero infatti oltre 32 mila gli stranieri cancellati dall’anagrafe nel 2011, con un aumento di circa il 16% rispetto all’anno precedente. “E’ una nuova tendenza – dicono i ricercatori della fondazione di Mestre – rispetto alle dinamiche del fenomeno migratorio in Italia, fortemente legata alla congiuntura economica critica che ha colpito l’Italia: nel 2011 le cancellazioni dall’anagrafe di cittadini stranieri sono aumentate, mentre le iscrizioni sono diminuite”.

Va poi notato che la partenza dall’Italia non si traduce sempre nella conclusione dell’esperienza migratoria, cioè con il rientro nel paese di origine, ma si concretizza nel gran numero dei casi nel proseguimento di questa esperienza in un altro paese, maggiormente promettente in termini di opportunità di vita e di lavoro. Beh, lo hanno fatto anche le imprese…

Ecco i numeri. Più del 50% degli stranieri che lasciano l’Italia per cercare fortuna altrove sono europei; il 18% circa ha origini asiatiche, il 12% è africano. Sono più di 19 mila le cancellazioni richieste da persone provenienti da paesi europei, di cui oltre un terzo è della Romania. Tra gli asiatici che lasciano l’Italia, il 30% è costituito da cinesi e il 19% da indiani. Tra gli americani invece, sono soprattutto i brasiliani (21,5%) a tentare altre strade, via da qui.

Quali sono le cause? Secondo i ricercatori di Mestre “una spiegazione della diffusione della scelta di abbandonare l’Italia da parte di una significativa fetta della popolazione straniera va individuata nell’effetto che la crisi economica ha avuto sulle condizioni occupazionali: tra il 2008 e il 2011 il numero di disoccupati stranieri è praticamente raddoppiato, con un incremento di oltre 148 mila unità (+92%), mentre quello degli italiani è aumentato di ben 267 mila unità”.

Leone Moressa

D’altro canto, anche le università del “bel Paese” non sembrano passarsela meglio, non essendo più capaci di attirare i giovani, né dall’Italia né dall’estero. E’ lo stesso Consiglio Universitario Nazionale a lanciare l’allarme: le immatricolazioni sono in calo, meno 58 mila studenti iscritti nell’ultimo decennio.

Si apprede oggi da Datagiovani che “il 50% degli studenti ‘scomparsi’ è nelle lauree sociali, mentre oltre il 30% è in quelle umanistiche; per quanto riguarda la flessione, si registra un calo di 29 mila studenti (-21%) nell’area sociale e di oltre 18 mila (-28%) in quella umanistica, per un totale di 47 mila immatricolati in meno, un dato che rappresenta oltre l’80% dei giovani scomparsi all’iscrizione dal 2003 al 2011”.

Ma sarebbero giurisprudenza e scienze della comunicazione a perdere in termini assuluti il maggior numero di iscritti, dice datagiovani: 7.500 iscritti in meno a giurisprudenza e 6.700 nella comunicazione, ma i record per la flessione in termini percentuali è rappresentato dalle scienze figurative, musicali e dello spettacolo (-57%), dalle scienze dei beni culturali (-51%), oltre che dalle professioni sanitarie della riabilitazione (-54%).

“La crisi nell’area delle professioni sanitarie della riabilitazione – dicono i ricercatori di Datagiovani – è spiegabile con la difficoltà nell’accesso ai corsi
prevalentemente a numero chiuso, nell’investimento in termini di tempo di studio, nel carattere vocazionale della professione e in un sistema pubblico che sembra tendere a ridimensionare il settore sanitario”.

Sembrano tenere invece le lauree scientifiche, che si intraprendono “per laurearsi e sperare di trovare lavoro in fretta”… Nell’area scientifica si riscontra una tenuta del sistema, con crescite in alcuni corsi di laurea quali ingegneria industriale (+31%) e scienze agroalimentari (+26%)”, mentre economia resta sempre abbastanza gettonata con un incremento di 9 punti percentuali.

Datagiovani

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