Ipnosi, una scienza diffusa

Ipnosi, una scienza diffusa.“Tutti abbiamo qualche idea in materia di ipnosi. Ne siamo incuriositi e stimolati. Qualcuno è sospettoso. Nessuno è indifferente.” Così la pensa Felice Perussia, professore ordinario di Psicologia generale all’Università di Torino, che ha recentemente pubblicato un “Manuale di Ipnosi” per le Edizioni Unicopli (Milano, 2011) destinato tanto a chi l’ipnosi la pratica da tempo, quanto agli studenti o a chi semplicemente desidera saperne qualcosa di più.

Secondo l’Autore, “il fenomeno chiave attorno a cui ruota tutto ciò che viene catalogato nell’ambito dell’ipnosi è la trance (…): l’ipnosi formale è solo una fra le tante circostanze in cui la trance può intervenire”. E la trance non è che “un aspetto della condizione umana”, che “coincide con il fatto di dissociarsi mentalmente”: in trance si avrebbe coscienza “solo di una parte limitata del nostro mondo esterno o interno, mentre siamo presi da quello su cui ci stiamo concentrando in quel momento”. Insomma, si tratterebbe di “esperienze che ciascuno di noi può vivere più volte, tutti i giorni”. Il concetto di trance – dice Perussia – si riferisce infatti a uno “stato o condizione molto generale (…) di natura psichica, esperienziale ed esistenziale o forse anche biologica” che rappresenta una “ampia gamma di condizioni mentali e di atteggiamenti psicologici in cui la persona può entrare mentalmente anche per conto proprio”. In questo contesto, attraverso una apposita “induzione”, un operatore può fare “da catalizzatore all’autoipnosi del soggetto”.

Ma che cos’è l’ipnosi, nello specifico? E che cosa la differenzia dalla trance? Secondo l’Autore l’ipnosi, “che unisce l’intervento centrato sulla persona ad una potente strategia emotiva, cognitiva e comportamentale” (in questo prefigurando quell’integrazionalità dei saperi che si va delineando in maniera sempre più netta nell’ambito delle scienze della mente e nelle pratiche terapeutiche), è “un insieme di psicotecniche che sono state studiate, verificate e messe in atto per favorire l’emergere, in una persona, di quel particolare atteggiamento mentale che viene definito trance”. Ma in realtà “non esiste tuttora una definizione sicura e condivisa dell’ipnosi e della suggestione”, nonostante – citando Bànyai – “una storia che data almeno dagli antichi Egizi e una storia moderna di oltre 200 anni”. Per Milton H. Erickson, uno dei padri dell’ipnoterapia contemporanea, “la trance ipnotica può essere definita, a scopo di concettualizzazione, come uno stato di accresciuta consapevolezza e responsività alle idee”, una “esperienza che appartiene al soggetto, deriva dagli apprendimenti e dai ricordi accumulati, non necessariamente riconosciuti a livello conscio, ma passibili di manifestarsi in uno stato particolare di consapevolezza, non in stato di veglia”.

Quali sono i possibili impieghi dell’ipnosi oggi? Perussia ricorda che è ampiamente dimostrato che con l’ipnosi possiamo ottenere “giovamento significativo” in condizioni problematiche come stress, ansia, fobie, insonnia, dipendenza da fumo e da sostanze, comportamenti alimentari inadeguati, traumi, ma possiamo avere beneficio anche in un contesto di miglioramento personale, per affrontare con successo gli esami, parlare in pubblico, migliorare le prestazioni atletiche, rendere più soddisfacente la vita sessuale, “aiutare i bambini a crescere più sereni”. Inoltre, in campo medico, l’ipnosi può essere d’aiuto nel miglioramento del decorso della cura, nella riduzione del dolore, nella gravidanza e nel parto, nell’ipertensione, nei “mal di testa”, nella depressione, nei disturbi post traumatici da stress, nell’asma allergica, nella sindrome da intestino irritabile, nei disturbi dermatologici, nella psicosomatica, nell’odontoiatria, nell’immunologia ecc. Insomma, “nel complesso l’ipnosi favorisce un miglioramento generale dell’esistenza”.

Dopo avere spiegato i fondamenti psicologici dell’ipnosi e spazzato via il campo dai “pregiudizi”, l’Autore passa a illustrare in cosa consiste una “sessione ipnotica”, descrivendo le diverse tecniche a livello individuale e di gruppo, riportando esempi e sottolineando l’importanza dell’instaurazione del “rapport”, quella particolare “relazione che lega l’ipnotista con l’ipnotizzato (…), cardine dell’ipnosi moderna”. Un intero capitolo è dedicato alla figura e al ruolo dell’ipnotista: in esso viene chiarito che “l’ipnosi non è una professione a sé stante, bensì una metodica che può venire applicata in molti contesti diversi”; gli “operatori che maggiormente utilizzano tale psicotecnica sono gli psicologi, i medici e in genere tutti quanti operano nell’assistenza sanitaria, nelle professioni di aiuto, nello sport o nella formazione personale”. Con l’avvertenza fondamentale che “nessuno dovrebbe trattare con l’ipnosi una situazione che non sia qualificato a trattare senza ipnosi”.

Per quanto riguarda la formazione, se negli Stati Uniti l’ipnosi viene insegnata regolarmente in almeno un terzo dei corsi universitari in medicina e in psicologia, ad Harvard come a Stanford, sotto gli auspici del National Institute of Health (NIH) e dell’American Psychological Association (APA), “in Italia – denuncia Perussia – la formazione all’ipnosi praticamente non esiste nei percorsi ufficiali di formazione (…): una laurea in psicologia o in medicina garantisce più che altro, nella generalità dei casi, che il professionista non sa quasi nulla sull’ipnosi; a meno che non abbia seguito, per scelta propria e di sua iniziativa, un buon corso extra-curricolare…” O dopo la laurea, ci viene da aggiungere, una buona scuola di specializzazione quadriennale in psicoterapia ipnotica riconosciuta dal Ministero.

Non mancano ampi capitoli sulle questioni controverse (ipnosi da spettacolo, libero arbitrio, manipolazioni subliminali, regressione alle vite precedenti, seduzioni sessuali ecc.), sulle tecniche complementari (training di rilassamento, psico-drammatizzazioni, immaginazione guidata, EMDR, programmazione neuro-linguistica o PNL ecc.), sulle principali teorie dell’ipnosi (suggestione, stato / tratto, regressione, misticismi, elettromagnetismo, iperattivazione, stato alterato di coscienza, dissociazione e teorie neo-dissociative, ruolo degli emisferi del cervello, apprendimento, pragmatica della comunicazione ecc.), sulla storia della suggestione (dalle origini ai giorni nostri, passando per Mesmer, Pivati, Perkins, Puységur, Petetin, Faria, “l’internazionale magnetista”, Braid, Elliotson, Esdaile, Charcot, Pavlov, Liébault, Bernheim, Janet, Freud, Quimby, Coué, per arrivare a Erickson e ai celebri ipnotisti Italiani). Abbondante la bibliografia, che chiude il volume.

Formatosi all’Istituto di Psicologia della Facoltà medica di Milano con Marcello Cesa-Bianchi, Felice Perussia ha lavorato al laboratorio di Kanisza di ricerca sulla percezione e ha operato negli anni in diverse università in Italia e all’estero. E’ direttore del Giornale di Psicologia e presidente della Società Italiana di Psicotecnica.

Marco Mozzoni

Il volume:

  • Felice Perussia, “Manuale di Ipnosi”, Edizioni Unicopli, Milano 2011

Per approfondire:

  • Su ipnosi e trance vedere su Brainfactor gli articoli di Ambrogio Pennati, Alessandro Baffigi, Marco Mozzoni, Alessandro Calzeroni e altri (link all’elenco).
  • Sulla prospettiva integrazionale nell’ambito delle scienze della mente e delle pratiche terapeutiche, vedere il mongrafico di Brainfactor Journal, indicizzato in DOAJ, Year: 2011 – Volume: 3 – Issue: 2

 

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