Il think terrorist dell’ISIS durante la pandemia

Le informative del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, unitamente ai nefasti proclami dell’ISIS suscitano un naturale attenzionamento nei Paesi Occidentali, ma anche in seno all’Iran. La presente disamina studia le fonti documentali emesse, unitamente alle evidenti dottrine preventive da porre in essere per gestire la presente criticità.

Abstract

The reports of the United States Department of State, combined with the frightful proclamations of ISIS, generate natural attention in Western Countries, and also in Iran. This review studies the documentary sources, together with the evident preventive doctrines necessary to manage this criticism.

1. Introduzione

Il SARS-CoV-2 (Nuovo Coronavirus) è inquadrabile come un vettore di morte. Come già prospettato dall’estensore del presente articolo in precedenti istanze, le possibilità di manipolare la pesantissima situazione di disagio sociale (generato prettamente dall’emergenza sanitaria e dal problema economico) da parte dell’ISIS sono ora chiaramente confermate dal Califfato stesso.

Lo Stato Islamico, come di seguito esposto, ha elaborato delle linee guida per lo sfruttamento della pandemia a chiari fini terroristici.

Questa specifica è altresì connotata nelle sempre dettagliate e tempestive indicazioni del Department of State degli Stati Uniti a conferma di questa eventualità enunciata, unitamente all’allerta per possibili collaborazioni tra Daesh e gruppi individuati come di supremazia bianca e neo-nazisti. L’applicazione di un modello preventivo (Clarke, Newman, Cornish e Felson) appare quindi una prerogativa della funzione della trattazione criminologica in oggetto.

2. I proclami dell’ISIS

La pandemia originata dal virus SARS-CoV-2 ha carpito l’attenzione globale, con le naturali esternalità negative, in tutti i settori definibili come esistenziali. Anche l’ISIS quindi non è rimasto a osservare passivamente la situazione creatasi, dando un chiaro segnale di allarme a tutte le Nazioni Europee e non.

Una fonte ufficiale Daesh, denominata al-Naba’ ha esplicitamente fornito delle direttive sulle posizioni e sulla azioni da intraprendere. La pandemia viene descritta nella Rajab 1441 AH del 25 Marzo 2020 come:

  • una condizione da attribuire a motivazioni religiose, associabili a una punizione divina che colpisce gli infedeli (Occidentali in genere, ma anche l’Iran, nazione storicamente avversa all’ISIS);
  • il virus è un tormento generato da Dio, condanna ultraterrena per chi non segue il fondamentalismo religioso di matrice Islamica. La “preghiera espressa” è quella di un auspicio di un incremento delle sofferenze per le persone già ammalate;
  • i veri Musulmani non devono avere pietà per gli infedeli (definiti anche come oppositori) e devono avere sempre una costante memoria per i crimini commessi (anche nel periodo attuale e senza soluzione di continuità) dagli Stati Occidentali;
  • la raccomandazione, soprattutto in un momento dove le forze di sicurezza degli Stati Europei sono notevolmente sguarnite (soprattutto per la gestione dell’emergenza sanitaria), è che questo momento storico sia estremamente propizio per il Califfato, così come successo per gli attentati di Parigi, Londra e Bruxelles;
  • l’economia, i piani politici-economici e i presidi militari sono stati inficiati dal virus, favorendo quindi l’ISIS al fine di poter sferrare presumibili atti terroristici, con l’indicazione della permanente necessità di combattere;
  • il virus nell’Occidente uccide i criminali, distrugge l’economia, il comparto produttivo, la forza militare e “gli uomini migliori,” creando quindi le condizioni più vantaggiose per porre in essere una o più azioni terroristiche;
  • con l’evidenza che il COVID-19 colpisca anche i Musulmani, viene data una sorta di giustificazione attestante che tutti i Musulmani infetti che moriranno saranno annoverati tra i martiri; quelli invece che guariranno dovranno essere considerati come salvati da Allah.

Un altro aspetto da attenzionare è il provvedimento di chiusura delle Moschee (per la preghiera del venerdì) per limitare il contagio del COVID-19. Questa misura, connotata da logica sanitaria e politica, viene interpretata come fautrice di repressione della libertà religiosa per gli Islamici.

In particolare, si rileva, in aggiunta agli elementi succitati, l’impossibilità per l’Occidente di sconfiggere il virus senza il favore religioso dei Musulmani, intervento che può arrivare solo dalla loro stessa preghiera.

La ragione della chiusura delle Moschee è quindi, secondo quanto emerge dai proclami, di natura materialistica e non di matrice sanitaria, con l’ulteriore limitazione della sola possibile soluzione al problema (la menzionata preghiera dei Musulmani in assembramento).

3. Manipolare la crisi

Il Department di Homeland Security e il Counterterrorism Mission Center and Countering Weapons of Mass Destruction Office degli Stati Uniti esprimono profonda apprensione per l’incitamento alla violenza e per lo slancio del proselitismo (viene utilizzata da più fonti l’espressione manipolare la crisi, con il suggerimento di fomentare il reclutamento online, vista e considerata la maggiore presenza delle persone nelle rispettive abitazioni) a cui si sta assistendo.

Relativamente all’Italia, lo stesso ufficio ha espresso profonde preoccupazioni in tempi recentissimi:

“violent extremists probably are seeking to exploit public fears associated with the spread of COVID-19 to incite violence, intimidate targets and promote their ideologies, and we assess these efforts will intensify in the coming months.”

L’aspetto di questo memorandum che richiama maggiormente l’attenzione è l’indicazione di un possibile target molto specifico e caratterizzato, cioè quello delle strutture sanitarie che, al momento costituiscono oggettivamente un obiettivo verosimilmente sempre occupato dalla popolazione (che nella condizione attuale non può recarsi in altri luoghi in modalità collettiva) e con un alto livello di simbolismo e virtualmente fautore di sfiducia nella concezione della protezione dello Stato potenzialmente colpito.

C’è da segnalare come l’ISIS abbia prescritto ai propri combattenti l’utilizzo di precauzioni orientativamente identiche a quelle applicate negli Stati colpiti da COVID-19, senza però la raccomandazione di lasciare i territori (soprattutto Iraq, Afghanistan e Siria) dove, oltre alle attività terroristiche in esecuzione, il Califfato risulta avere beni per centinaia di migliaia di Dollari U.S., secondo un recentissimo report della Nazioni Unite.

Stando sempre a fonti Governative degli Stati Uniti, i White supremacists e i neo-Nazi starebbero stringendo accordi con l’ISIS, non di matrice ideologica, al fine di creare un disordine sociale a seguito di possibili attentati, con lo scopo di avere campo libero per la messa in atto di un colpo di stato.

La teoria è definita dal Department of State come accelerationism, afferente alla instaurazione di caos e panico totali che dovrebbe far collassare tutti i settori decisionali con l’intenzione di instaurare una racially pure nation, ovvero una nazione di razza pura.

Quest’ultima criticità è attualmente presente anche nel territorio Francese, dove i neo-nazisti locali starebbero imbastendo delle azioni programmatiche atte allo sterminio di tutti i migranti e a una pratica di rastrellamento negli ospedali Transalpini, tesa a eliminare fisicamente coloro che vengono definiti non Francesi e che sono attualmente sottoposti a terapia medica.

Un altro elemento di interesse è il protocollo della Anti-Defemation League che espone come le teorie della cospirazione relative al COVID-19 siano state create ad arte, e sfruttate da chi abbia interesse a diffondere odio e violenza con il chiaro intento di destabilizzare gli Stati:

“as the number of confirmed cases of coronavirus surges globally, extremists continue to use the virus to advance their bigotry and antisemitism, while also promoting conspiracy theories and even boogaloo (the white supremacist term for civil war). Additionally, according to New Jersey’s Department of Homeland Security and Preparedness, ISIS has encouraged jihadists to conduct attacks throughout, not only the afflicted, but also the most vulnerable, populations in Europe and the United States, all in an attempt to capitalize on the fear, ensuing chaos, and stress caused by virus.”

4. Conclusioni

E’ evidente come ci siano delle innegabili indicazioni inerenti la necessità di proteggere quei bersagli suscettibili di essere destinatari di un’azione terroristica.

Emerge anche dalle informative ufficiali come al momento attuale i centri sanitari (presenti in larga scala su tutti i territori nazionali) siano gli obiettivi maggiormente sensibili (in quanto prevalentemente occupati da fasce deboli) e, come detto, aventi un valore simbolico intrinseco per l’eventuale mancata capacità protettiva dello Stato ospitante.

Si pone quindi una naturale attenzione sulla scelta dei target da difendere in misura superiore, unitamente alle consuete esigenze di sicurezza, esasperate dalla presente pandemia e potenzialmente ascrivibili alle dottrinali condizioni facilitanti per i terroristi.

Marco Soddu, Ma, PhD
Researcher, Expert Criminologist

5. Bibliografia

Libri

  1. Soddu, M., Terrorismo, pericolosità sociale e recidiva. Pisa: Pacini Giuridica Editore, 2016.
  2. Ponti, G., Merzagora, I., Compendio di criminologia Milano: Cortina Raffaello Editore, 2008.
  3. Clarke, R.V., Newman, G.R., Outsmarting the terrorists, Praeger Security International/Global Crime and Justice, Westport, Connecticut, 2006.
  4. Cornish, D. B., Opportunities, precipitators and criminal decisions: A reply to Wortley’s critique of situational crime prevention, Wichita State University and Jill Dando Institute of Crime Science and Ronald V. Clarke -Rutgers University. Edited by Martha J. Smith and Derek B. Cornish, Crime Prevention Studies, vol. 16, 2003.
  5. Cornish, D. B., Clarke, R. V. and Felson, M., Opportunity Makes the Thief: Practical Theory for Crime Prevention. (Police Research Series Paper 98.) London, UK: Policing and Reducing Crime Unit, Home Office Research, Development and Statistics Directorate, 1998.
  6. Clarke, R.V., Situational Crime Prevention: Successful Case Studies, 2nd Edition, Albany, NY: Harrow & Heston, 1997.

Riviste e Periodici

  1. Soddu, M., COVID-19 e terrorismo internazionale. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Marzo 2020.
  2. Soddu, M., Il profilo del riconvertito in ambito detentivo – Criticità e prospettive di intervento. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Settembre 2018.
  3. Soddu, M., Prisonizzazione e reclutamento terroristico. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Febbraio 2017.
  4. Soddu, M., Il pensiero terrorista. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Febbraio 2014.
  5. Soddu, M., L’organizzazione del gruppo terrorista. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Febbraio 2014.
  6. Soddu, M., Prevenzione situazionale e terrorismo. BrainFactor, ISSN 2035-7109 – Aprile 2014.

Atti e siti istituzionali

  1. Dichiarazioni di Khalid al-Siba’i e Abdullah bin Muhammad al-Muheisseni [published by the pro al-Qaeda Thabat News Agency].
  2. https://www.state.gov/
  3. https://www.who.int/
  4. https://abcnews.go.com/Politics/homeland-security-warns-terrorists-exploit-covid-19-pandemic/story?id=69770582
  5. https://www.businessinsider.com/coronavirus-isis-issues-travel-advisory-for-europe-to-its-fighters-2020-3?IR=T
  6. Extremists Are Exploiting COVID-19 Pandemic To Inspire Supporters, NJ Officials Warn
  7. https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/coronavirus-isis-europe-spain-italy-france-uk-covid-19-pandemic-latest-a9403421.html
  8. https://www.adl.org/blog/extremists-use-coronavirus-to-advance-racist-conspiratorial-agendas

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