Il realismo diretto e le neuroscienze

Con l’articolo di Andrea Bucci “Il realismo diretto e le neuroscienze” inauguriamo la nuova sezione di BrainFactor dedicata alla Filosofia della mente.

Il dibattito sulla percezione in filosofia analitica ha visto fiorire negli anni vari approcci teoretici . La teoria del dato sensoriale sostiene, per linee generali, che il contenuto delle nostre percezioni sensoriali sia costituito da sense data, entità particolari dallo statuto metafisico incerto.

La teoria causale da parte sua sostiene che un nesso causale tra soggetto percipiente e oggetto percepito deve esserci di necessità perché possa sostanziarsi un evento percettivo. La teoria disgiuntiva cerca invece di mettere in ordine eventi che risultano essere tra loro indistinguibili almeno nell’immediato quali percezioni, allucinazioni e illusioni. Molto si è lavorato per cercare di determinare se la percezione sia da considerarsi una disgiunzione inclusiva o esclusiva tra tali eventi.

Infine la teoria intenzionale sostiene che la percezione consiste in un rapporto con un contenuto intenzionale. Ogni volta che percepisco, percepisco qualcosa sotto una certa prospettiva. Percepisco che un oggetto è in un certo modo, ad esempio percepisco che “A è giallo”. “A è giallo” è ciò verso cui sono intenzionato, contenuto che viene considerato avere la segnatura del mentale. Secondo questa teoria, inoltre, il contenuto intenzionale ha una certa indipendenza dall’oggetto percepito in sé e per sé.

Una delle controversie più importanti che sono sorte nel corso dei dibatti in filosofia della mente sul tema della percezione è quello tra realismo diretto e indiretto. Su questo campo si sono confrontate sia posizioni libere da affiliazioni sia posizioni che accettano l’una o l’altra di qualche versione delle teorie esposte. Il realismo diretto afferma che la percezione coinvolge oggetti materiali che compongono il mondo senza alcuna mediazione. Il realismo indiretto afferma invece l’esistenza di un medium percettivo che si frappone tra il soggetto percipiente e l’oggetto percepito. Ogni posizione teoretica sulla natura della percezione risponde in maniera leggermente diversa a questa controversia.

Di recente l’attenzione si è spostata su un altro problema, quello di individuare che tipo di relazione è quella percettiva. Se si conosce che genere di relazione è la relazione percettiva allora sappiamo immediatamente quale tra realismo diretto e realismo indiretto è la posizione corretta.

La suggestione che intendo avanzare in questo articolo è la seguente. Se la visione neuro-scientifica della percezione è corretta, allora il realismo diretto è sicuramente falso. Sappiamo dalle neuroscienze che tutto ciò che giunge alle retine, primo step dell’elaborazione di ciò che vediamo, sono segnali luminosi. Non posso dire di star vedendo gli oggetti perché anche se la radiazione luminosa portasse con sé tutte le informazioni necessarie sulla superficie degli oggetti il pattern di luce riflessa e la superficie dell’oggetto resterebbero comunque due cose distinte.

Non posso nemmeno dire di star vedendo il pattern di luce poiché la stimolazione luminosa bidimensionale e il segnale che diparte dalle retine, che è ciò che poi viene elaborato dal sistema nervoso centrale, sono due cose diverse. Si può dunque dire che ciò che percepisco è solo ed esclusivamente l’elaborazione della componente percettiva del sistema nervoso centrale. Il realismo diretto è dunque in quest’ottica falso.

La domanda cruciale ora è: se percepisco ciò che percepisco in maniera totalmente indiretta, com’è possibile che tramite ciò che percepisco io posso orientarmi nella realtà nella maniera così raffinata e precisa in cui mi oriento nella vita quotidiana? L’onere della risposta sta alle neuroscienze della percezione e alla psicologia cognitiva. Su molti quesiti circa i meccanismi di funzionamento del sistema percettivo è stata fatta luce ma il quadro non è completo. Non è ancora completamente chiaro come si possa ottenere dalle informazioni contenute nella radiazione luminosa la nitida rappresentazione della realtà contenuta nell’esperienza percettiva.

Tra le teorie esposte quella che meglio rende giustizia alle osservazioni precedenti è la teoria intenzionale. La teoria causale è da escludere poiché non considera la causalità mentale. E’ vero che un nesso causale tra la radiazione luminosa e la retina esiste, ma è anche vero che la percezione non si esaurisce neanche lontanamente in questo, se quanto detto è giusto. La teoria del dato sensoriale fa bene a porre un medium percettivo ma non specificando la relazione tra sense data e soggetto percipiente adeguatamente non raggiunge un valore esplicativo sufficiente.

La teoria intenzionale invece esprime correttamente che ciò in cui sono in relazione è prima di tutto un contenuto intenzionale. In questo modo il fatto che il contenuto non intenzionale, cioè ciò che viene visto sotto una data prospettiva sia un’elaborazione cerebrale con una molto particolare fenomenologia del mentale non costituisce problema. L’organizzazione del mondo percettivo in oggetti materiali particolari e così via può considerarsi espressione della ricchezza e struttura dei contenuti intenzionali.

Andrea Bucci

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Image credits: Shuttrerstock

 

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