Il cervello Qualitativo

Il cervello Qualitativo.Con l’articolo di Davide Liccione sul “Cervello Qualitativo” prosegue l’iniziativa di BrainFactor per la Settimana del cervello (12-18/3/2012) “L’Alfabeto del cervello”, patrocinata anche quest’anno da Dana Foundation e realizzata in collaborazione con la Società Italiana di Neurologia (SIN) e con il Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche (DNTB) dell’Università di Milano Bicocca.

Il cervello qualitativo: senso comune, cervello e fallacia mereologica

Capita frequentemente di leggere articoli neuroscientifici nei quali si trovano frasi del tipo: “il neurone vede”, “il cervello pensa”, “i lobi frontali decidono”. Ad esempio, secondo F. Crick (2005): “What you see is not what is really there; it is what your brain believes is there”, oppure, secondo B. Libet (1985) “the brain decides to initiate or, at least, to prepare to initiate the act before there is any reportable subjective awareness that such a decision has taken place” (cit. in Bennett et al, 2007).

Quest’aspetto del linguaggio neuroscientifico è stato accusato di fallacia mereologica. La mereologia è la logica delle relazioni tra il tutto e le parti(mereos = “parte”). Secondo i fautori della fallacia mereologica, quando il neuroscienziato (o lo psicologo, il filosofo ecc.)asserisono che il cervello pensa, stanno commettendo l’errore di riferire attributi psicologici che riguardano l’individuo (esemplare non ripetibile e non divisibile senza alterazione)a una sua specifica parte (il cervello). In altri termini, coloro che usano attributi psicologici per spiegare l’attività cerebrale –es.: il neurone vede -, esprimono frasi senza senso. Come già sostenenva Wittgenstein, soltanto dell’individuo si può dire che abbia sensazioni, che veda, ecc., e quando questi attributi psicologici vengono ascritti al cervello o a parti di esso si commette un errore mereologico, e si cade in una trappola logica (es.: Bennett e Hacker, 2003).

La fallacia mereologica è una delle tante trappole logiche nelle quali possono cadere gli scienziati quando dimenticano che “il risultato dell’indagine positiva può soltanto confermare l’impostazione di fondo in cui essa si muove, ma non può fondare né questa impostazione stessa né il suo particolare modo di tematizzare il suo oggetto di studio” (Heidegger, 1999, p. 47).

Innanzitutto la maggior parte dei neuroscienziati utilizza il linguaggio psicologico per spiegare il comportamento neuronale ai soli fini esemplificativi, giacché la maggior parte di loro riconosce, ad esempio, che l’attività neurale delle aree visive del cervello è una delle condizioni biologiche della possibilità di vedere, ma ben pochi sosterrebbero che la corteccia pre-striata <vede> una partita di calcio.

Detto questo, la decisione di ascrivere o meno delle funzioni psicologiche al cervello non riguarda l’indagine sperimentale perché, logicamente, la precede. In altri termini, alcuni concetti fondamentali che sottendono la ricerca sperimentale neuroscientifica non sono derivabili dai risultati sperimentali, ma li precedono necessariamente. Si tratta, quindi, di un problema concettuale di ordine logico-filosofico.

La fallacia mereologica, al pari di altre trappole logiche, dovrebbe essere utilizzata in modo costruttivo proprio per garantire alle neuroscienze cognitive di non cadere negli errori di certo materialismo – riduttivista. Ad esempio, colui che sostiene che il comportamento umano sarà completamente spiegabile nei soli termini della neurofisiologia “…esce fuori dal cauto linguaggio della scienza per collocarsi sul terreno assai più infido di un discorso che è implicitamente speculativo, e che sostiene una metafisica materialista, in cui il termine materia viene caricato di altri significati, rispetto ai puri dati scientifici” (Jervolino, 2006, pag. 404).    

Tornando all’ascrizione di categorie psicologiche al cervello, appare interessante che nel linguaggio comune frasi come “il mio cervello è stanco”, oppure “il mio cervello ha memorizzato la formula” non creano stupore e risultano immediatammete comprensibili, mentre frasi del tipo “il mio cervello ha deciso che mi sposerò”, oppure “il mio cervello fa il tifo per il Torino”, desterebbero sicuramente stupore nell’interlocutore di turno.

Come mai nel primo caso accettiamo di commettere l’errore mereologico e nel secondo no? Perché nello sfondo pre-teorico del senso comune distinguiamo così bene ciò che ci appartiene in quanto esseri storici da ciò che, individuandoci molto meno, può essere spiegato anche nei soli termini di una parte del nostro corpo? Se l’individuo (esemplare non ripetibile e non divisibile senza alterazione) è il volto oggettivo della mia ipseità (l’essere sempre mio dell’esperienza), appare evidente che più un’affermazione mi riguarda e mi concerne nei miei modi storici di essere-nel-mondo, meno sarò disposto ad attribuirla a una parte del mio corpo, fossero anche quelle nobili del cervello o del cuore.

Prof. Davide Liccione
Direttore della Scuola Lombarda di Psicoterapia Cognitiva Neuropsicologica.
Professore straordinario di Psicoterapia Cognitiva, Università degli Studi di Pavi
a

Riferimenti bibliografici

1. Bennett, M., Dennett, D., Hacker, P., Searle, J. (2007). Neuroscience & Philosophy: Brain, Mind, Language. Columbia University Press: New York.
2. Bennett, M., Hacker, P. (2003). Philosophical Foundations of Neuroscience. Blackwell Publishing. Oxford.
3. Crick, F. (1994). The Astonishing Hypothesis: The Scientific Search for the Soul. . New York: Charles Scribner’s Sons.
4. Jervolino, D. (2006). Ricoeur: la fenomenologia della memoria. In M. Cappuccio, Neurofenomenologia. Le scienze della mente e la sfida dell’esperienza cosciente (p. 397-409). Milano: Bruno Mondadori.
5. Heidegger, M. (1975). Die Grundprobleme der Phanomenologie. Frankfurt: Vittorio Klostermann Verlag. [trad. it: I problemi fondamentali della fenomenologia. Genova: il melangolo. 1999b].
6. Libet, B. (1985). Unconscious cerebral initiative and the role of conscious will in voluntary action. Behavioral and Brain Sciences, 8:529-566.

Tutti i diritti riservati (C) BRAINFACTOR 2012

Be the first to comment on "Il cervello Qualitativo"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.