Il cervello Ossessivo

Il cervello Ossessivo.Con l’articolo di Alessandra Gilardini sul “Cervello Ossessivo” si apre la quinta giornata dell’iniziativa di BrainFactor per la Settimana del cervello (12-18/3/2012) “L’Alfabeto del cervello”, patrocinata anche quest’anno da Dana Foundation e realizzata in collaborazione con la Società Italiana di Neurologia (SIN) e con il Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche (DNTB) dell’Università di Milano Bicocca.

Tutte le mattine esco e rientro in casa almeno 3 volte, con il dubbio di aver lasciato la luce della stanza accesa (fortuna della società elettrica quando non ci ritorno) o l’armadio aperto (gioia del mio gatto quando non lo vedo). Arrivata al lavoro, la stessa cosa mi capita con la chiusura dell’auto, sia mai che la lasci aperta per farmi rubare quei pochi cd che ho comprato. Chi legge questo pezzo di certo si sta immedesimando nel mio inizio di giornata, anzi magari vince la partita su quante volte capita a lui/lei di rifare le stesse cose. Ma  questo tipo di comportamento è figlio della disattenzione e della fretta. L’ossessione è ben altra cosa.

“Fuori controllo, e ormai mi pulsi dentro. Sento il contagio di un’infezione. Senza ragione, disprezzo ogni argomento. Ogni contatto ogni connessione. Ti  cerco perché sei la disfunzione, la macchia sporca la mia distrazione…” [1]

L’ossessione è un pensiero, immagine o impulso che si presenta in modo ripetuto e incontrollato. Si introduce nella mente senza volere e diventa un tarlo privo di senso. L’ossessione si porta dietro disagio, disgusto, paura di perdere il controllo di sé e di essere contaminato da malattie o sostanze tossiche.

“Senza frizione, piloti il mio tormento. Sbandando ti cerco in tutti i canali. Fuori visione, dirotti il mio buon senso. Non c’è più pace o consolazione…Nuova ossessione, corrode ogni momento…” [1]

La persona ossessiva prova  disgusto, dubbio oppure sente un impulso a fare le cose in modo preciso, perfetto all’orlo del maniacale. Le attività quotidiane ed importanti vengono trascurate e marginate nel tempo. È come se il circuito del pensiero si inceppasse, tornando continuamente sullo stesso punto, ancora a ancora, senza che un comando del nostro volere riesca a spegnerlo.

Quando l’ossessione è accompagnata da azioni che una persona ripete in modo insistente, per tentare di spegnere l’ansia associata ad essa, si cade nel disturbo ossessivo compulsivo (D.O.C) [2]. Questo disturbo del comportamento sembra colpire 1 adulto su 100 ed un bambino-adolescente su 200 negli Stati Uniti [3]. Le forme più comuni di D.O.C vanno dal controllo ripetuto di alcune attività quotidiane, come aver spento la luce in risposta all’ossessione di non averlo fatto correttamente, al lavare le mani fino a farle sanguinare per una ossessiva paura dei germi, alla mania dell’ordine che porta a impilare i maglioni prima secondo un colore e poi in fila per tre o secondo la loro forma, fino a ripetere atteggiamenti protettivi in previsione di un pericolo che potrebbe accadere (ma che in realtà non è reale) [2]. Una volta compiuta l’azione ci diciamo “Fatto! Risolto! A posto così!!!”, ma niente. L’ossessione non ci ascolta. Cosa succede nel nostro cervello in quei momenti? Dove si incanta il disco e blocca la comunicazione nervosa sulle solite note?

Secondo alcuni studi di risonanza magnetica è presente un vero e proprio circuito D.O.C, che si attiva intensamente durante le manifestazioni ossessive. I centri coinvolti comprendono strutture anatomicamente e funzionalmente collegate tra loro: la corteccia orbitofrontale (coinvolta nella regolazione delle emozioni e nei processi decisionali), la corteccia cingolare anteriore e l’adiacente corteccia prefrontale mediale (coinvolte nel controllo della motivazione e degli stimoli interferenti.)e il nucleo caudato (elaborazione di alcune funzioni cerebrali come la vista e il movimento). Questi tre centri svolgono una funzione nella valutazione se uno stimolo sia positivo o negativo (premio o punizione) e sono legati ad aspetti della funzione esecutiva (processi di pianificazione, spostamento dell’attenzione, problem solving) [2].

Il nucleo caudato, in particolare, e più ampiamente i gangli della base di cui esso fa parte, aiuta a ricodificare le informazioni che arrivano dalla corteccia e le traduce in una serie di impulsi per l’esecuzione di azioni e di comportamenti. Proprio questo circuito potrebbe rappresentare il punto di inceppamento del pensiero, che diventa ossessivo proprio perché il cervello è incapace di passare da una priorità all’altra e continua a trasmettere la necessità di assumere un preciso comportamento.

Recentemente, Andrea Hinds del Dipartimento di Psichiatria e Neuroscienze del Comportamento presso la McMaster University in Ontario (Canada), e colleghi  hanno ipotizzato che alla base delle D.O.C non ci sia una iperattività cerebrale del circuito nervoso, piuttosto una incapacità di spegnere questa attività e, di conseguenza, il segnale ossessivo [4]. Nel lavoro pubblicato sulla rivista scientifica PLoS One, Hinds sottolinea come  «L’esperienza più comunemente riportata da Reed nella sua analisi delle manifestazioni compulsive nei pazienti con D.O.C.,5,6 da cui è partita l’ipotesi alla base del nostro studio,  è stata l’incapacità di fermare l’azione-per esempio, ‘non posso andare avanti perché non riesco a convincere a me stesso che ho finito quello che sto facendo’».

Quale molecola biologica potrebbe rappresentare nel nostro cervello la paletta di “stop” alle ossessioni? Un buon candidato sembra essere la serotonina, un neurotrasmettitore che agisce sul sistema nervoso regolando l’umore, il sonno, la temperatura corporea, sessualità ed appetito. Tra le diverse patologie che vedono uno squilibrio della produzione di serotonina nel cervello, i disturbi d’ansia potrebbero avere un ruolo nell’insorgenza delle D.O.C e alcuni farmaci che impediscono il recupero di questa molecola a livello delle  connessioni tra le cellule nervose, aumentando così la sua attività, hanno dimostrato  una efficacia terapeutica e una inversione dell’attività anomala del circuito D.O.C nel cervello [2].

Ma il farmaco non è il solo mezzo per controllare le manifestazioni indotte dalle D.O.C.  Chi vuole iniziare un percorso riabilitativo affiancato da un terapeuta esperto, può seguire il “Metodo dei 4 gradini”, una tecnica cognitivo-comportamentale che permette di modificare il comportamento innescato dai pensieri ossessivi, in modo da generare un atteggiamento costruttivo che permette al disco di andare avanti.6 In breve, il paziente deve: 1) ridefinire i pensieri e i comportamenti angoscianti, riconoscendoli per quello che sono; 2) riattribuire l’angoscia ad uno squilibrio biochimico del cervello; 3) rimettere a fuoco i pensieri su qualcosa di piacevole e attivo, come ascoltare musica o fare sport; 4) riconsiderare le ossessioni e le compulsioni come falsi messaggi, accorgersi della mancanza di senso di questi pensieri.

Io, intanto, esco a cena. So già che tornerò dal box a controllare di aver preso tutto quello che ho annotato sul post-it appeso alla porta.

Alessandra Gilardini, biologo, Ph.D. in Neuroscienze
BrainFactor

Referenze

1. Subsonica-Nuova ossessione http://www.youtube.com/watch?v=WEOGrMVRDXk
2. Graybiel AM, et al. Toward a Neurobiology Review of Obsessive-Compulsive Disorder. Neuron 2000; 28: 343–347.
3. International OCD Foundation. How Many People Have OCD? Available at: http://www.ocfoundation.org/prevalence.aspx
4. Hinds AL, et al. When Too Much Is Not Enough: Obsessive-Compulsive Disorder as a Pathology of Stopping, Rather than Starting. PLoS ONE 2012;  7(1): e30586. doi:10.1371/journal.pone.0030586
5. Reed GF. Obsessional cognition: performance on two numerical tasks. British Journal of Psychiatry 1977; 130: 184–185.
6. Reed GF. Obsessional Experience and Compulsive Behaviour: A Cognitive-Structural Approach. 1985 Orlando, Florida: Academic Press, Inc. 246 p.
7. Schwartz J, Beyette B. “Brain Lock: Free Yourself from Obsessive-Compulsive Behavior. Regan Books, 1996. 219 p.

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